Future mamme e bebè a rischio assistenza: «Il sistema è al collasso»

Domenica 22 Maggio 2022 di Camilla De Mori
Una futura mamma
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UDINE - Un «sistema al collasso», con operatori sanitari ormai «allo stremo», turni spesso da 12 ore e una nuova sede che ancora non vede la luce. Al dipartimento Materno-infantile di Udine, la Uil Fpl denuncia «gravi criticità» che, a detta del segretario Stefano Bressan, finirebbero per riverberarsi «sulla qualità dell'assistenza» che riguarda pazienti particolarmente delicate, come le donne incinte, le neomamme e i loro bebè. Il nodo principe è la carenza di organico. «Mancano operatori in numero adeguato sia per fornire l'assistenza infermieristica e ginecologica alle donne in gravidanza, come anche alle puerpere. Anche in una realtà come il nido, luogo di accoglienza dei neonati con appena qualche ora di vita, non c'è il personale adeguato», dice Bressan, che parla di «dipartimento dimenticato». L'Azienda, aggiunge, «non riesce nemmeno a rispettare le tabelle di marcia in merito all'apertura del nuovo polo materno-infantile ampiamente sbandierato». Ma il direttore generale di AsuFc Denis Caporale rassicura sull'apertura del nuovo complesso e spiega che anche i problemi di carenza di personale sono in fase di risoluzione.

IL PERSONALE
Il segretario UIl Fpl mette in fila i numeri: «Al dipartimento materno infantile di Udine mancano circa 35 infermieri che salgono a una cinquantina se si considerano anche i poli della provincia». Al Santa Maria, nello stesso settore poi «mancano 20 oss e almeno 15 ostetriche». Se si aggiungono anche gli altri presidi della provincia «servirebbero almeno altre 10 ostetriche in più e altre 15 oss». A Udine in difficoltà soprattutto la parte legata agli interventi. «Se si parla delle sole sale operatorie, il numero degli infermieri per essere congruo dovrebbe essere almeno raddoppiato: dovrebbero essere almeno 14», dice Bressan. La Uil pensa poi anche alle pazienti oncologiche. «Nel dipartimento Materno-infantile afferiscono non solo donne incinte e bambini, ma una parte fondamentale è composta anche dall'attività chirurgica di sala operatoria di ginecologia ordinaria e, soprattutto oncologica. Ci chiediamo come possa essere possibile che una Struttura che, per competenza e professionalità chirurgica si pone ai primi posti nel panorama italiano, sia impossibilitata a rispondere al bisogno di salute di pazienti oncologiche che, sistematicamente» a quanto sostiene Bressan, vedrebbero «sforati i tempi di attesa degli interventi chirurgici proposti», nonostante «il continuo sacrificio» e «lo spirito di abnegazione» del personale delle sale operatorie. «Il sistema si trova al collasso». Secondo Bressan anche il pronto soccorso pediatrico farebbe i conti con un sotto-organico non indifferente perché «i numeri sono critici per oss e infermieri»: «I pazienti afferenti al pronto soccorso pediatrico patiscono, nonostante i sacrifici incolmabili degli operatori, un calo qualitativo dell'assistenza, così come le donne partorienti, assistite da un numero troppo esiguo di ostetriche». La Uil preme per nuove assunzioni: «Considerata la carenza di infermieri nel dipartimento Materno-infantile una strada percorribile per sanare in parte la grave situazione potrebbe essere l'assunzione di personale ostetrico per l'assistenza in ambito ginecologico neonatale e per la preparazione e l'assistenza agli interventi chirurgico-ginecologici». Insomma, visto che infermieri sul mercato non si trovano, almeno si rinforzino i ranghi delle ostetriche, che invece sono disponibili e «pronte all'assunzione».

LA DIREZIONE
Il direttore Caporale ammette che sul fronte del personale, «abbiamo avuto varie sospensioni di personale non vaccinato. In particolare i problemi si riscontrano su San Daniele e Tolmezzo. Comunque ci siamo riorganizzati». Per la nuova struttura «ci sono delle procedure amministrative di cui è meglio che il sindacato non si preoccupi. I lavori stanno terminando».
A preoccuparsi per il destino dell'ospedale e per le criticità, dal «pronto soccorso a far le veci del territorio» all'aria emergenza «dissanguata dagli anestesisti in fuga», è anche Salvatore Spitaleri (Pd) secondo cui «se cede l'ospedale di Udine salta definitivamente tutta la sanità friulana: di fronte a questo rischio si stende il silenzio del sindaco Fontanini e del centrodestra cittadino».
 

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