Rifugio Marinelli, Legambiente e Saf dicono no alla strada: «Solo un autogrill per motociclisti»

Martedì 20 Aprile 2021
Rifugio Marinelli

UDINE - «Fra gli interventi finanziati in seguito ai danni causati dalla tempesta Vaia, il nuovo collegamento stradale da Timau (Paluzza) al Rifugio Marinelli, che sorgerebbe al posto del sentiero CAI 148, non è solo inutile ma anche dannoso e rischia di trasformare uno dei presidi montani storici della Carnia e della regione tutta, patrimonio della Società Alpina Friulana (prima sezione del Club Alpino Italiano del Friuli Venezia Giulia sia per anzianità sia per numero di soci, oltre 2500) in un “autogrill” per motociclisti, che vi avrebbero agevolmente accesso, inquinando e deturpando il prezioso ambiente circostante. Chiediamo alla Regione di rinunciare a realizzare la strada». E' quanto chiedono in una lettera inviata alla Regione Friuli i rappresentanti di Legambiente Friuli e Saf.

I motivi della contrarietà alla strada

«L’opera è situata a una altitudine superiore ai 2000 metri, in un ambito nel quale non solo non si sono registrati danni a causa della tempesta Vaia, ma non ci sono alberi affatto - si legge nella lettera - Ci troviamo, infatti, ben al di sopra del limite della vegetazione arborea che contraddistingue questo versante orientale delle Alpi. Inoltre l’intervento non è stato richiesto né è stato tanto meno condiviso dall'ente locale direttamente interessato – l'amministrazione comunale di Paluzza – che, al contrario, nella propria normativa urbanistica esclude per quell'area la realizzazione di nuova viabilità forestale».

«Infine, il rifugio è già agevolmente raggiungibile dall’altro versante (da Collina di Forni Avoltri), lungo una viabilità più breve, comoda e sicura, recentemente migliorata. Il decreto n. 2032 del 31/08/2010, redatto dal Direttore del Servizio valutazione impatto ambientale, ben spiega la situazione. In esso si afferma che “…la creazione di un nuovo passaggio transitabile da parte di automezzi tenderebbe a incentivare il traffico anche non autorizzato, con conseguente disturbo delle presenze faunistiche della zona. Tale nuovo tracciato - conclude la lettera di Legambiente e Saf - non è legato a esigenze gestionali degli habitat presenti nella zona e le generiche motivazioni presentate dal proponente non giustificano tale ulteriore pressione antropica sul contesto territoriale e faunistico anche alla luce del fatto che le diverse casere e rifugi sono già attualmente raggiungibili»

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