Ricostruite dopo il terremoto, tre chiese chiudono: «Son finiti i soldi»

Erano state ricostruite dopo il terremoto del '76, ora queste tre chiese rischiano di chiudere

di Paola Treppo

TARCENTO (Udine) - Rischiano di chiudere le chiese di Ciseriis, Zomeais e Stella che erano state ricostruite con sacrifici immensi dopo il terremoto del 1976. Il sacerdote e il consiglio pastorale hanno fatto il possibile per questa Parrocchia di fatto montana, che ricade nel comune di Tarcento: sono stati accesi mutui e chiesti prestiti; la popolazione delle tre frazioni ha dato tante offerte negli anni ma il bilancio piange.
 
 


Siamo arrivati al limite: se non ci saranno nuove donazioni, le messe e le attività che fino a oggi sono state celebrate e si svolte nelle tre chiese, tra l’altro storiche e simbolo dei tre paesi di montagna, sempre più spopolati, cesseranno. Questo significherà abbandono non solo dei fedeli, molti dei quali sono anziani, ma soprattutto abbandono di tre borgate. Tutto farà capo, poi, per ogni necessità, alla parrocchia di Tarcento, che dista diversi chilometri.

Lo scrive nero su bianco il parroco, amareggiato, in una lettera aperta inviata in questi giorni nelle case di tutte le famiglie di Ciseriis, Zomeais e Stella: «La parrocchia non riceve aiuti finanziari da alcun ente pubblico e si affida unicamente alla generosità dei fedeli. Per questo vi invitiamo a fare un’offerta, libera, anche se piccola, ognuno secondo la propria possibilità. Non vogliano veder morire una istituzione importante della nostra storia, del nostro paese. Tutto quello che darà donato sarà rendicontato alla fine delle feste di Natale che terminano il 7 gennaio a Zomeais il 7 gennaio alle 11 con la messa e la benedizione dell’acqua santa».

La chiesa di Stella, distrutta dal terremoto del 1976, è stata ricostruita grazie a grandi sacrifici. Con il suo campanile che di notte illumina le Valli del Torre, è stata scelta come punto di partenza per una Via Crucis artistica, che ha richiamato pittori, scultori e incisori da ogni parte dell’Italia. Adesso anche questo progetto rischia di morire. Pure le chiese di Ciseriis e Zomeais sono state ricostruite con fatica dopo il disastroso sisma del ’76. Adesso, a farle morire, potrebbe essere un altro tipo di terremoto: la crisi economica e lo spopolamento montano.
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Giovedì 14 Dicembre 2017, 10:31






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5 di 9 commenti presenti
2017-12-16 18:18:38
....se il bilancio piange,di solito,....il prete ride....!
2017-12-14 11:49:43
Non avviene soltanto lassu'.Nel mio paese: in centro una Chiesa ( con relativo centro cultural-sportivo e canonica) ed un Santuario, poi 4 frazioni CIASCUNA con chiesa, canonica, e centro coperto per riunioni e catechismo e campo di calcio, immancabile stand in muratura piu'tendoni e griglia in scala mega coperta ,con camino doppio.Poi il piatto piange..
2017-12-14 11:39:09
......mentre le"sale delregno" si moltiplicano e prosperano......signori parroci...riferitelo ai vostri "superiori" affinche' la voce arrivi al Capo....sperando che si renda conto e cambi rotta...o magari venga cambiato lui.....
2017-12-14 13:16:38
La Chiesa non deve inseguire le mode del momento, il suo riferimento deve essere la parola di Dio. Casomai se qualcosa deve cambiare è un maggio coraggio nel rifiutare tutto ciò che non appartiene al volere di Dio, perché è in questo che attualmente la Chiesa manifesta la sua fragilità.
2017-12-14 10:43:41
E sarebbe anche ora di smetterla di mantenere le filiali di una religione che ha disintegrato la nostra società. Considerato poi di che pasta si è dimostrata la Chiesa, direi che possono tranquillamente chiudere 1000 delle comunque troppe chiese/fortini della loro guerra alla pace.