Michele, disoccupato, si toglie la vita, lascia scritto: «Resistito finché ho potuto»

Michele, disoccupato, suicida a 30 anni: «Resistito finché ho potuto»
UDINE- Una lettera-denuncia molto forte, durissima, che scuote le coscienze. Scritta per accompagnare il gesto più doloroso. Michele, 30enne disoccupato, si è tolto la vita, ma ha scelto di non farlo in silenzio e ha affidato la sua denuncia a un lungo scritto nel quale spiega il suo gesto: il lavoro che non c'è, l'incubo quotidiano di non avere prospettive e punti di riferimento.

«Ho resistito finchè ho potuto», con queste parole Michele ha chiuso il suo straziante manifesto di denuncia nei confronti della società. Si è tolto la vita perchè non vedeva una via di uscita alla sua situazione di precarietà occupazionale ed economica: «un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive» facendo sarcasticamente i «complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi str...».


Un gesto che ha provocato uno squarcio nel silenzio. Tra i primi a intervenire proprio il ministro Giuliano Poletti che nel corso di una trasmissione televisiva ha sottolineato come: «Quando accadono situazioni di questo genere nel mondo creano un enorme sofferenza. Tutti noi dobbiamo sforzarci affinché scelte di questo genere non vengano mai più prese da nessuno e perché chi si trova in situazioni come quella di Michele abbia sempre qualcuno vicino che lo possa aiutare». «E' un manifesto della sfiducia di tanti giovani italiani nei confronti delle istituzioni e di tutta la classe dirigente del nostro paese. È un atto di accusa durissimo che oltre a farci riflettere sul dramma di questo giovane deve spronarci ad assumere il tema del lavoro dei giovani come la vera emergenza nazionale. È una sconfitta per tutti», scrive sulla pagina Facebook della Cisl il segretario generale Annamaria Furlan.
 «La lettera che ha lasciato - ha affermato Susanna Camusso, segretaria Cgil -  dà un quadro devastante del rapporto che c'è fra i giovani e le loro prospettive, al netto delle singole individualità, e propone una responsabilità collettiva. Come ti puoi immaginare un Paese, se pensi che quel Paese possa non avere una prospettiva per i giovani? In realtà è molto più dura la lettura di una lettera così, rispetto a quello che magari possono rappresentare dei numeri». 
 
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Mercoledì 8 Febbraio 2017, 15:46






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5 di 30 commenti presenti
2017-02-10 11:37:37
Quello che ho imparato fino ad ora, è che nella vita bisogna arrangiarsi. Non trovi lavoro come perito informatico? Benissimo, ci sono un sacco di terre che aspettano di essere lavorate. Ci sono un sacco di laureati che lavorano nei -mcDonalds. Purtroppo la fortuna non è di tutti, si lavora per sopravvivere, quando si lavora. Il guaio è che pretendiamo troppo dalla vita. Io personalmente è dal 2012 che non ho un lavoro stabile, sono sposato, ho una figlia e non gli faccio mancare nulla per quel poco che posso dare. Se vorrei una vita migliore? Certo, e chi non la vorrebbe! Ragazzi, non ci si suicida per il lavoro. Diciamoci le cose come stanno: se ti ammazi, è una tua scelta, la colpa è solo tua Non dello stato. Saluti da un giovane disoccupato che tira a campare
2017-02-09 18:03:01
Michele....PERDONAMI..PERDONACI !! non abbiamo capito, ancora, per l' ennesima, infinita "altra volta", ma SOLO chi lo prova in prima persona...puo' capire !! gli "altri", sono troppo egoisti, troppo presi dai loro interessi "primari", di te..di me....di tizio....gliene frega NULLA o quasi !! troppo concentrati sull' ultimo SMARTPHONE, l' ultima auto fiammante, l' ultimo vestito o accessorio alla moda. quanto ai nostri politicanti....stendiamo un velo pietoso ! una tristezza enorme ci accompagna, NON siamo riusciti a "trattenerti" e questo, per alcuni di noi, e' un rimpianto devastante ! Spero almeno che ora trovi la pace eterna e da lassu' veglia sui tuoi cari e su chi ti ha voluto bene, ne hanno sicuramente bisogno !
2017-02-09 14:25:21
....e le delocalizzazioni selvagge compiute dal neoliberismo in nome del globalità...??...quanto ad abdul , stante la nostra poco invidiabile situazione economica , non ne sentivamo certo la mancanza o la necessità
2017-02-09 13:22:14
Essere presenti fisicamente mentre un individuo si sta suicidando è ben diverso dal non esserlo. Non sono d'accordo sul paragone col ragazzo di Venezia. Michele lo ha fatto in solitudine, senza spettatori, senza nessuno che avesse la possibilità di intervenire in quel preciso istante.... Pateh Sabally invece ha avuto spettatori insensibili, inutili, anzi alcuni hanno sbuffato perchè faceva perdere tempo o addirittura applaudito.... No, non è la stessa cosa.... Poi ci possono essere delle motivazioni in comune, la disperazione, la solitudine, la delusione, la frustrazione, la vendetta verso un certo tipo di società.... resta il fatto che i due episodi sono nel loro contesto, molto diversi.... P.S. Molta gente di Udine, che frequento per lavoro e che lo conosceva, non è stata molto comprensiva con il gesto di Michele ed è stato criticato piuttosto pesantemente... bisognerebbe andare più in profondità che di un articolo di giornale che emotivamente è sbilanciato tutto in un unico senso.
2017-02-09 09:38:01
Chi ha avuto la pazienza di leggere i miei post sul ragazzo suicidatosi a Venezia sa che attaccai anche pesantemente i presenti e mi schifai di chi godeva di quel gesto. Oggi non è da meno,anche per questo ragazzo ci sono stati spettatori! E sono pagati da tutti noi!!! Voglio che il Gazzettino lanci lo stesso sondaggio " poteva essere salvato?" "Lasciato morire?" Dite la vostra! Perchè non lo fa il Gazzettino? Chieda ai cittadini cosa ne pensiamo noi dei mandanti di questo suicidio!