Incidenti in montagna, già dieci morti: vittime raddoppiate in un anno

Lunedì 17 Maggio 2021 di Lisa Zancaner
Un intervento del soccorso alpino con l'impiego dell'elisoccorso: una scena frequente in montagna

UDINE - «La montagna è un ambiente meraviglioso che, però, ha dei pericoli oggettivi. Non è il parco giochi». A dirlo è presidente del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del Fvg, Sergio Buricelli. Non un monito, ma un consiglio da chi la montagna la conosce bene ed è un consiglio prezioso se si guardano i numeri delle missioni svolte dall’inizio dell’anno ad oggi. 
IL CONTO
Dieci morti, 120 persone soccorse per un totale di 131 missioni. È dunque già pesante il bilancio in meno di cinque mesi, soprattutto considerando le numerose settimane in zona rossa e arancione che, almeno sulla carta, non permettevano spostamenti fuori comune. Ma, leggendo questi dati, pare che la montagna non sia rimasta orfana di visitatori. Un desiderio di libertà che ha impegnato gli uomini del soccorso alpino, soprattutto da parte degli escursionisti. Troppo spesso incauti. Anche se il Soccorso Alpino è nato per portare aiuto soprattutto agli alpinisti in parete o in luoghi difficili da raggiungere, solo una piccola percentuale di persone soccorse rientra in questa categoria. Delle 131 missioni, solamente una quindicina ha riguardato lo sgombero dei tetti dalla neve. Il grosso degli interventi ha riguardato il soccorso. «Nonostante le restrizioni, la gente ha continuato a muoversi – afferma Buricelli – C’è stata una riscoperta degli spazi aperti». Che la montagna sia stata presa d’assalto lo mostrano proprio questi dati, soprattutto se raffrontati con quelle dei primi mesi del 2019. Allora il bilancio era stato di sei morti, 58 persone soccorse in 54 missioni. Quest’anno le cifre sono raddoppiate. Dei 10 decessi, tre sono avvenuti a causa di valanghe, ma le cause principali (40%) sono da ricondurre a cadute o scivolate, il 25% a perdita dell’orientamento, l’8% a sopraggiunte difficoltà, altrettanto per malori. «Un altro dato interessante – prosegue Buricelli - è che le persone soccorse sono ovviamente per la quasi totalità italiane (91%) e, nonostante la pressoché totale assenza di stranieri, i numeri sono alti e in aumento rispetto agli anni scorsi». Delle 120 persone soccorse, il 42% sono escursionisti, spesso inesperti, il 18% sci alpinisti, qualche caso di rampicata sportiva, di caduta in mountain bike (7,5%) e 2-3 casi di volo libero, tutte attività praticate per lo più da persone esperte. È l’inesperienza, insomma, il rischio principale. A sottovalutare i rischi sono soprattutto i più giovani. Il 25% delle persone soccorse, infatti, rientra nella fascia d’età tra 30 e 40 anni, mentre tra gli over 60 si scende all’8%. A conoscere bene i monti sono probabilmente gli anziani che li vivono, abituati a frequentare sentieri e boschi, tanto che solo il 2% degli over 70 e 80 ha dovuto ricorrere all’intervento. 
L’ESPERTO 
Il suggerimento per ridurre i rischi è quello di non sottovalutare mai neppure il più semplice itinerario e di studiare con attenzione un percorso, chiedendo sempre consiglio ai più esperti e ascoltando con attenzione le previsioni del tempo. «L’esperienza viene avvicinandosi alla montagna per gradi – spiega Buricelli – a volte, ad esempio, la causa degli interventi è legata ai ritardi degli escursionisti per un imprevisto. Per ridurre questo rischio è sempre bene pianificare le escursioni e avere un minimo di attrezzatura anche per attendere i soccorsi». Se sono già 120 le persone soccorse nei primi mesi dell’anno, il picco deve ancora arrivare, con l’auspicio che chi si avventura sui monti lo faccia con un minimo di conoscenza.

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