Recupero del Peep Est, l'ennesima beffa

Domenica 12 Agosto 2018 di Alessia Pilotto
UDINE - Correva l'anno 2000, quando un gruppo di persone pensò che era il momento di vivacizzare il quartiere e di farlo conoscere per ciò che era, non per ciò che poteva sembrare. È nato così Robis di une volte, la fiera mercato dell'usato, dell'hobby e del collezionismo che ogni seconda domenica del mese attira espositori e frequentatori anche da fuori i confini cittadini. Organizzata dall'Associazione sportiva dilettantistica- culturale ricreativa Selena di Udine, la fiera si svolge nell'area esterna del centro polifunzionale di Viale Forze Armate (nel Quartiere di via Di Giusto) e in tanti anni è riuscita a crescere e a farsi conoscere: in alcuni mesi ospita fino a 190 bancarelle (tutte di privati, cui è riservata) provenienti anche da Veneto, Carinzia e Slovenia.
 
Il successo è talmente elevato che ormai il mercatino non si ferma nemmeno ad agosto «perché la gente si è abituata e sa che la facciamo ogni seconda domenica spiega Antonio Salmè, presidente della Selena -. Apre alle 8 del mattino, ma le persone arrivano già alle 7. Si può trovare di tutto, dai vestiti vintage, ai dischi in vinile, dai libri antichi, alle bambole della nonna. C'è anche un settore arabo, perché ci vengono i marocchini e gli algerini».
Un viaggio nel passato, ma anche un modo per stimolare il riciclo. «È un'iniziativa nata soprattutto perché volevamo portare la gente da fuori quartiere per far capire che il posto non era come la gente si immaginava continua Salmè -: adesso diciamo che è nel Quartiere Di Giusto, senza problemi, anche perché i residenti ci tengono. La vita qui è tranquilla, la gente è contenta, il bar rimane aperto anche d'estate e così le persone possono stare in compagnia».
Le associazioni sono attive: il quartiere ha le squadre di volley (tra cui quelle della Selena), il rugby e forse presto avrà di nuovo una società di calcio, dopo quella dei Fortissimi.
Ma come si vive qui, la notizia che il Governo ha fatto slittare il progetto Experimental city, che doveva dare un volto nuovo al Peep Est? Certo, con dispiacere per la città, ma anche con la convinzione che quel piano non avrebbe modificato il quartiere: «Il progetto non riguardava il Peep Est commenta infatti Salmè, che è anche portavoce del Comitato Quartiere Di Giusto -, non lo intaccava: era incentrato sul recupero dell'ex Caserma Osoppo. È un bel progetto perché avrebbe recuperato aree dismesse, creato alloggi sociali, luoghi di aggregazione e per grandi eventi, ma non ci riguardava. L'unica critica che ho fatto quando la precedente amministrazione è venuta a illustrarlo riguardava la pista ciclabile: a doppia corsia da piazzale Oberdan al passaggio a livello e da lì alla stazione di San Gottardo a corsia singola, con l'abbattimento di magnolie e il restringimento della strada. Siamo dispiaciuti che sia stato rimandato, perché comunque era un piano importante per la città, ma il Peep Est purtroppo è ancora separato dalla linea ferroviaria: noi non beneficeremo di niente. Qui è diverso, l'unico progetto importante che riguardava questa zona era di recuperare il parco e la Cascina Mauroner, ma adesso sta crollando e da anni non viene fatta manutenzione».
Racconta, Salmè, i tanti piani di riqualificazione che erano stati predisposti per quel luogo: da quello nato quando il sindaco era Candolini, a quello con Zanfagnini a Palazzo D'Aronco, quando la sistemazione della Mauroner avrebbe dovuto portare alla realizzazione di una biblioteca, un centro di aggregazione giovanile, una copertura trasparente tra i due edifici esistenti, con gli spazi per negozi. «La Regione al tempo aveva stanziato 2 miliardi di lire spiega -, ma non si è riusciti a farlo. Si potrebbe avere una città con due bellissime aree verdi: a ovest il Parco Moretti, qui il parco Mauroner. Poi si parlava di usare alcuni terreni verso via Bariglaria per un maneggio con i percorsi fino al Parco del Torre. Ma le idee sono slegate: ci vorrebbe un bando per professionisti, che sappiano proporre un progetto con una visione ampia. Nel quartiere - continua -, non ci sono locali per fare riunioni, manca un luogo dove far arrivare le persone. Ci piacerebbe avere un piccolo auditorium, alcuni campi da attrezzare per avere un centro polisportivo vicino alla Bellavitis, magari illuminato. Vorremmo che le persone venissero qui e se ne innamorassero.
Poi ci sono le questioni più immediate: la messa in sicurezza dell'area Mauroner, certo, ma anche quella di alcune case private cadenti, «ricettacoli di sbandati, tossici e immigrati».
Intanto, un piccolo successo il Comitato lo ha ottenuto: «Dopo cinque anni, a breve riaprirà un supermercato qui spiega Salmè -; abbiamo scritto a tutte le grandi aziende per avvertire che c'era un locale libero e finalmente ci siamo riusciti». © RIPRODUZIONE RISERVATA