Fronte compatto dei sindaci: «Torni subito pediatria h24 e area nascita»

I primi cittadini di Carlino, Lignano Sabbiadoro, Marano Lagunare, Muzzana del Turgnano, Palazzolo dello Stella, Pocenia, Porpetto, Precenicco, Ronchis, San Giorgio di Nogaro e Latisana davanti all'ingresso dell'ospedale di Latisana

di Paola Treppo

LATISANA (Udine) - Fronte compatto di 11 sindaci, tutti quelli dell'Uti Riviera Bassa Friulana, per difendere l'ospedale di Latisana. I primi cittadini di Carlino, Lignano Sabbiadoro, Marano Lagunare, Muzzana del Turgnano, Palazzolo dello Stella, Pocenia, Porpetto, Precenicco, Ronchis, San Giorgio di Nogaro e Latisana si sono riuniti oggi, sabato 11 febbraio, all’ospedale di Latisana per fare il punto sulla situazione del tavolo tecnico-politico intrapreso con la Regione Friuli Venezia Giulia.

«La sintesi politica della serie di incontri che propone addirittura, da parte della Regione, la chiusura definitiva del punto nascita e del reparto di ostetricia e ginecologia, senza per altro garantire alcuna presenza nelle 24h, non può che essere respinta con fermezza e profonda indignazione da parte dei sindaci». I primi cittadini dell’Uti Riviera Bassa Friulana ritengono a questo punto di formalizzare alla Regione una richiesta precisa e inderogabile di riapertura immediata dell’attività h24 del reparto pediatrico, ostetrico ginecologico e del punto nascita, dell’Orl e della terapia del dolore senza ulteriori rinvii. Chiedono, inoltre, l'immediata sostituzione del direttore generale dell’Aas2, e la revisione dell’Aas2 in modo da accorpare la Bassa Friulana Occidentale al suo ospedale di riferimento, costituito dall’ospedale ad alta specializzazione di Udine.

Gli incontri precedenti 
Numerosi sono stati gli incontri tra una delegazione dell’Uti, formata dai sindaci di Lignano, Latisana e Precenicco, e l’assessore regionale alla salute, Maria Sandra Telesca, per cercare di rappresentare le esigenze di un territorio di confine, quello cui appartiene un ospedale che storicamente fa parte della rete regionale dell’emergenza; ospedale che, a partire dagli anni ’90, è stato qualificato con lo sviluppo dell’area dell’emergenza presso il Pronto Soccorso, con l’attivazione h24 della presenza del pediatra e del ginecologo, accanto alle figure tradizionali.

Un'eccellenza anche per Bibione 
Per i sindaci, questi i servizi «Hanno costituito l’eccellenza di riferimento di un vasto territorio transregionale che ha sorretto anche lo sviluppo delle città turistiche di Lignano Sabbiadoro e Bibione e che sono stati erosi progressivamente, attraverso le mancate sostituzioni dei medici, in particolare dei pediatri che sono stati dislocati all’ospedale di Palmanova, la cui pediatria era stata chiusa nel 1994». 

La chiusura del reparto di otorinolaringoiatria
«Con la recente riforma sanitaria regionale, che ha visto forzatamente messi assieme due territori come quello della Bassa Friulana, con ospedale di riferimento Udine, con una storica gestione ottimale di servizi e risorse, e dell’Isontino, con ospedale di riferimento Trieste, con problematiche croniche di disavanzo della spesa dovuti a processi incompiuti di riforma, si è istituzionalizzato l’ospedale unico Latisana-Palmanova che ha immediatamente provocato la chiusura del reparto di otorinolaringoiatria, storico punto di riferimento regionale per la Bassa Friulana, e fatte venir meno le dotazioni dei pediatri della pediatria di Latisana a favore della sede di Palmanova». 

Il nodo del punto nascita 
Per gli 11 primi cittadini, «Sulla base di scelte poco avvedute di distribuzione delle risorse umane e professionali, la direzione dell’azienda sanitaria, incurante di bisogni di servizi sanitari di un’intera popolazione e delle istanze del territorio, ha sospeso l’attività di ricovero pediatrico e la guardia attiva sulle 24 ore, facendo venire meno le condizioni per tenere aperto il punto nascita che, nel 2016, sulla base dell’andamento parti dei primi mesi dell’anno, avrebbe di gran lunga superato il numero di 500 parti previsti dalle linee guida nazionali; pur essendo chiaro che, con l’istituzione dei reparti unici su due sedi, avrebbero potuto operare gli stessi professionisti in entrambe le strutture, di fatto promuovendo l’integrazione vera, con la prospettiva di superare il numero di parti complessivo di ben oltre le 1000 unità all'anno». 
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Sabato 11 Febbraio 2017, 13:13






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