Il presidente del Fvg: «Welfare e case Ater, prima i residenti e freno agli stranieri»

Lunedì 13 Agosto 2018 di Maurizio Bait
Massimiliano Fedriga

«Ora portiamo da due a cinque gli anni minimi di residenza in Friuli Venezia Giulia per accedere a tutte le misure di welfare, dai bonus affitti all'edilizia agevolata agli alloggi delle Ater, ma sulle abitazioni popolari mettiamo in campo un'autentica rivoluzione a favore dei nostri concittadini». Parola di Massimiliano Fedriga, il giovane presidente leghista del Friuli Venezia Giulia, già capogruppo alla Camera, che gli elettori hanno votato a furor di popolo il 29 aprile scorso. Con il Gazzettino traccia un primo bilancio dopo poco più di cento giorni e anticipa le prossime mosse. 
Presidente, cosa intende fare sugli alloggi Ater? 
«Semplice: intanto il passaggio da due a cinque anni di residenza è frutto di una scelta precisa, visto che un requisito di tale livello ha passato più volte indenne il vaglio di legittimità della Corte costituzionale. Ma soprattutto addio all'autocertificazione per gli stranieri».
Ci spieghi. 
«Finora uno straniero otteneva l'alloggio dichiarando di non possedere altre abitazioni né qui né nel suo Paese d'origine. Ma capita che tali autocertificazioni siano false e per giunta il più delle volte inverificabili».
E allora? 
«Attiveremo l'obbligo di documentare l'assenza di altre proprietà immobiliari con attestazione rilasciata dall'ambasciata del Paese dal quale proviene lo straniero. Vedrete come cambieranno le cose nelle assegnazioni».
Allarghiamo il discorso ai richiedenti asilo: avete già tagliato un milione di euro dai fondi per l'accoglienza diffusa. Ma se arriva un presunto profugo, ha diritto a restare libero fino al chiarimento della sua posizione.
«Il tema è proprio questo: non lasciare libere di andare dove vogliono persone che non sappiamo nemmeno chi siano. Noi faremo un Centro per il rimpatrio a Gradisca, il prima possibile, ma la Regione è disponibile ad aprirne altri sul nostro territorio».
Tuttavia finora la legge lascia liberi i nuovi arrivati.
«Ma ancora per poco: il Governo cambierà presto le norme».
Cosa farà Matteo Salvini?
«Per prima cosa, già a settembre, un decreto del Viminale. Da un anno abbiamo in Friuli Venezia Giulia una Commissione Dublino, ossia un organismo che vaglia le istanze d'asilo di stranieri già respinti da altri Paesi dell'Unione europea. Il nodo è che lo straniero fa ricorso e finora a decidere, con tempi spesso troppo lunghi, è stato il Tar del Lazio sia in sede di sospensione che di esame nel merito del provvedimento».
Quindi ci faccia capire: occorre spostare la competenza al Tar di Trieste. 
«È precisamente ciò che farà Salvini. E a Trieste lo sappiamo bene i tempi delle decisioni sono assai più rapidi».
A quel punto lo straniero con la domanda respinta finisce al Cpr e tanti saluti all'Italia, ammesso che si riesca a rimpatriarlo. Ma se invece la domanda viene accolta?
«Allora significa che siamo di fronte a un profugo vero, che scappa dalle tragedie. Lo accogliamo fornendogli tutti i sostegni necessari. Ci mancherebbe».
Ma un primo passo sarebbe già impedire gli arrivi dalla nuova rotta balcanica.
«Questo è l'altro fronte della medesima emergenza. Ma lo spiegamento sui confini delle forze dell'ordine ha sortito in poche settimane risultati lusinghieri. Non solo sono state individuate centinaia di migranti, soprattutto a Trieste ma anche nel Goriziano. Sono stati per giunta scoperti ingenti traffici internazionali di stupefacenti».
Con il Decreto dignità piovono già i primi rinnovi mancati di contratti di lavoro a termine. Pensi all'Automotive di Tolmezzo, anche se è soltanto un esempio.
«In Italia è stato creato il lavoratore instabile, mentre queste norme tendono a farne un lavoratore stabile, che rilanci l'intero sistema economico. Le criticità vere c'erano, sì, ma in Parlamento soprattutto i leghisti hanno posti i dovuti rimedi: penso alle deroghe per turismo e agricoltura, al non obbligo di motivazione per rinnovare i contratti delle agenzie interinali».
Però non è infondata la prospettiva di perdite occupazionali.
«Una legge non può né creare né distruggere posti di lavoro. Ad assumere sono le imprese ed è per questo che con la prossima legge di bilancio dello Stato s'interverrà proprio sul costo del lavoro».
Parliamo di questa grana dei fondi statali per le periferie urbane congelati dal Governo e dal Parlamento per due anni. Soltanto in Fvg erano in ballo 80 milioni per cantieri pronti a partire già a settembre a Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia. E la beffa è che dappertutto a governarle c'è il Centrodestra. 
«Ho chiesto un incontro con il Ministero dell'Economia per trovare rapidamente una soluzione, tuttavia credo che una strada buona da percorrere sia quella dell'anticipo dei fondi da parte della Cassa depositi e prestiti, con restituzione fra due anni. Così i lavori possono essere avviati subito».
Il Pd vi ha accusato di aver premiato i capoluoghi.
«I Dem dimenticano che questi fondi sono stati bloccati, in parte, da una sentenza di luglio della Corte costituzionale: erano stati attinti da un capitolo indisponibile per tali finalità».
E i Comuni più piccoli? 
«Siamo stati noi, con i primi provvedimenti, a erogare nuovi finanziamenti a tutte le Amministrazioni locali. Il Pd dovrebbe fare due cose: sospendere le levate di scudi e chiedere scusa ai cittadini».
La priorità delle priorità è riformare il Servizio sanitario regionale. Qual è la filosofia e quali i tempi? 
«La legge sarà pronta entro fine ottobre o al massimo nella prima parte di novembre. La finalità di fondo è restituire agli ospedali la dignità che la riforma Serracchiani aveva cancellato. Penso a un impiego più intensivo delle sale operatorie e a realizzarne di nuove, ma anche a più ore al giorno da dedicare alle visite specialistiche e agli esami».
Serve personale per fare tutto questo. Assumerete?
«Intanto facciamo con le risorse che abbiamo già a disposizione: bisogna ottimizzarle mettendole dove servono di più. Oggi non sempre è così».

Ultimo aggiornamento: 18:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA