Studente morto nel crollo a L'Aquila, il preside Bearzi condannato a risarcire 190mila euro

Lunedì 7 Giugno 2021 di Redazione Web
Studente morto nel crollo a L'Aquila, il preside Bearzi condannato a risarcire 190mila euro

CIVIDALE - Il dirigente scolastico Livio Bearzi, oggi preside del Paolino d'Aquileia di Cividale, è stato condannato a risarcire 190mila euro per la morte di Luigi Cellini, lo studente quindicenne ucciso dal crollo del Convitto nazionale dell'Aquila provocato dal sisma il 6 aprile del 2009. Così ha stabilito il Tribunale civile dell'Aquila.
Bearzi era stato condannato a 4 anni per omicidio colposo, sentenza passata in giudicato. Era stato anche arrestato per non aver evacuato l'immobile durante lo sciame sismico, culminato con la devastante scossa delle 3.32. Attorno a lui si era creata una grande solidarietà, culminata con la riabilitazione ottenuta dalla Grazia concessa dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
La vicenda era ancora aperta sul piano civilistico. Il giudice del Tribunale civile dell'Aquila, Monica Croci, ha accolto le istanze degli avvocati della parte offesa, Antonio Milo e Stefano Rossi, condannando (rappresentato dall'avvocato Paolo Guidobaldi) in solido con il ministero dell'Istruzione e Convitto Nazionale a risarcire la mamma del minore, Lucia Catarinacci con una somma pari a 110mila euro e la sorella del giovane studente, Lucia Cellini, con 88mila euro.
Nelle motivazioni del giudice Croci si legge che «il decesso di un figlio, oltre a produrre un devastante sgomento che il decorso del tempo di rado riesce a ridimensionare apprezzabilmente, è sempre strutturalmente prematuro - invertendo in sé l'ordine naturale delle cose - e si traduce altresì, per l'individuo-genitore, nella distruzione di ciò che costituisce una delle più significative e qualificanti realizzazioni della sua esistenza, sfigurandone il profilo».
Proprio sulla precarietà dell'edificio sempre il giudice Croci ha rimarcato come «tale omissione dell'ente tenuto ad occuparsi della sicurezza dello stabile ha certamente contribuito a fuorviare il giudizio nel Bearzi in ordine alla necessità dell'evacuazione; se non può dubitarsi che l'omesso ordine di sgombero dopo le scosse delle 22.40 e delle 00.39 del 6 aprile 2009 stante la precarietà dell'edificio nota anche a quest'ultimo, il ripetersi delle scosse che certo creava quantomeno un rischio di aggravamento e considerato che l'abbandono dell'immobile costituisce una delle più elementari cautele in caso di sisma, rappresenta una scelta palesemente incauta e quindi colposa, al contempo, essa fu verosimilmente frutto anche dell'inerzia informativa dell'ente preposto alla sicurezza; si vuol dire che l'imprudente scelta del Bearzi fu con ogni probabilità alimentata anche dal fatto, che, pur a seguito dell'ispezione del 30 marzo, nessuna specifica segnalazione di maggiori pericoli rispetto al già noto status del palazzo era a costui pervenuta».
Sul crollo dell'edificio nel centro storico dell'Aquila (uno dei simboli dell'immane tragedia del terremoto aquilano insieme alla Casa dello Studente, in cui morirono otto studenti universitari) era stato condannato in sede penale anche il dirigente della Provincia dell'Aquila, Vincenzo Mazzotta (con sentenza passata in giudicato a 2 anni e mezzo di reclusione), con l'accusa di non aver dato seguito alle opere di ristrutturazione dell'immobile nonostante studi avessero evidenziato delle criticità.
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