Coronavirus, le previsioni sui ricoveri in ospedale fanno avvicinare la zona arancione in Fvg

Lunedì 10 Gennaio 2022 di Marco Agrusti
L'immunologo Fabio Barbone

UDINE - Da una parte ci sono i dati inglesi, che arrivano anche sulla scrivania degli studiosi che provano a “governare” la pandemia in Friuli Venezia Giulia. Dall’altra la necessità di adattarli al contesto locale, con variabili che possono “sporcare” il paragone e deviare il risultato del confronto. Sullo sfondo il tentativo di fare una previsione da fornire poi a chi le decisioni le deve prendere e con i cittadini deve comunicare. La variante Omicron è invece il soggetto da indagare, per capire se davvero i ricoveri si fermeranno o se invece la regione dovrà attendersi una crescita che a un certo punto finirà per mettere sotto pressione il sistema sanitario. E il risultato in questo momento è in bilico. Una cosa ormai sembra certa: il Friuli Venezia Giulia rischierà la zona arancione. E il fatto di “centrarla” o meno dipenderà anche dal ritmo che si riuscirà a tenere con le somministrazioni delle terze dosi, elementi chiave per abbassare il rischio di riempire gli ospedali.


LE PROIEZIONI
I modelli elaborati dalla task force regionale - operativa ormai da quasi due anni e coordinata dall’epidemiologo Fabio Barbone - prevedono ad esempio la possibilità che gli ospedali del Friuli Venezia Giulia possano arrivare, a causa della progressione della variante Omicron, ad accogliere circa 390 pazienti in Area medica. Si tratterebbe quindi di malati non gravi, ma comunque di cittadini positivi costretti al ricovero. In Terapia intensiva, invece, lo stesso studio (risalente a più di una settimana fa) parlava di 35-37 pazienti in gravi condizioni. Una cifra, questa, che è già stata raggiunta. La vera allerta però è sulle Aree mediche, perché è in quei reparti che è prevista la crescita più elevata.


SOGLIA D’ALLERTA
Va ricordato poi che la seconda soglia d’allerta (quella legata alla zona arancione) è già stata superata, dal momento che l’occupazione dei letti in Rianimazione supera già il 20 per cento della disponibilità totale, pari a 175 posti attivabili in tutta la regione. Per far scattare l’arancione si dovrebbe invece superare anche la soglia del 30 per cento nelle Medicine, cioè arrivare a quota 391 ricoveri di pazienti non in gravi condizioni. Esattamente un malato in più rispetto a quelli previsti dalla proiezione in mano alla task force. Sarà una questione di “centimetri” quindi. «L’aumento dei malati in Area medica - ha spiegato a Pordenone il vicepresidente regionale Riccardo Riccardi - è un dato atteso. Anche se Omicron sembra più lieve, abbiamo ancora una quota rilevante di cittadini non vaccinati in grado di esercitare una pressione sul sistema sanitario».


I VACCINI
«Oggi lo scenario è cambiato - ha insistito sempre Riccardi - e proprio il vaccino permette di rompere il rapporto stretto tra contagi e ricoveri. Per questo motivo siamo preoccupati quando constatiamo che 270mila persone non prenotano ancora la terza dose che avrebbero a disposizione». E l’utilità del booster vaccinale è dimostrata anche dai recenti focolai emersi in alcune case di riposo, sia in provincia di Udine che nel Pordenonese. Gli anziani con il triplo vaccino in dei casi si sono comunque infettati. Ma nelle residenze non ci sono stati decessi direttamente causati dal Covid (in passato si contavano anche a decine in una sola struttura) e il 98 per cento degli ospiti contagiati non ha sviluppato in generale alcun sintomo della malattia. I dati sono stati forniti dall’Azienda sanitaria di Pordenone ma la stessa conferma arriva anche dalla Regione, che monitora tutti i focolai nelle residenze per anziani.

Ultimo aggiornamento: 17:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA