Coronavirus, l'esperto friulano: «Il picco entro il 10 aprile»

Venerdì 27 Marzo 2020 di R.U.
Coronavirus, l'esperto Maurizio Ruscio a destra con l'assessore Riccardo Riccardi
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Maurizio Ruscio, gemonese, ha vissuto il 1976 tra i pezzi delle case sgretolate dalla grande scossa. Gente dal concetto facile, quella del terremoto. Di quelli che senza dati non parlano, che senza certezze si concentrano nel cercarle. Ecco perché la notizia che dà alla fine dell’intervista risulta essere la più importante di tutte: bastano poche parole per spiegarla, ma sono quelle sufficienti per comprenderne la portata.
La firma in calce alla dichiarazione è del professor Maurizio Ruscio, Patologo, Ematologo e Igienista, direttore del laboratorio di analisi dell’Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina di Trieste. Dalle sue mani - e da quelle dei suoi collaboratori - passano i tamponi che una volta analizzati dicono se un paziente è positivo o no al Coronavirus. Ma nel centro che dirige si sta studiando anche un modo per aggredirlo, il nemico invisibile: «Tra un mese - rivela - saremo pronti con i test sierologici (si tratta di esami più rapidi per l’individuazione delle malattie, ndr) che possono misurare gli anticorpi neutralizzanti del virus. Si tratta di elementi che lo bloccano e che potrebbero essere anche utilizzati come terapie».
Ci sta lavorando il suo team e per ora è l’unica notizia che filtra. Abbastanza per accendere una speranza. In pratica si tratta di trasfusioni di plasma da pazienti guariti, con relativi anticorpi sviluppati. Un metodo che si potrà testare presto nei più avanzati laboratori della regione.
Professor Ruscio, oggi quanti tamponi si riescono ad analizzare in Fvg?
«Venerdì scorso abbiamo smaltito tutti gli arretrati. Avevamo solamente un laboratorio, mentre ora solo a Trieste ce ne sono due e a Monfalcone un terzo. Quindi la situazione è migliorata e si è evoluta. Da ormai una settimana non ci sono più residui da smaltire e riusciamo ad esaminare circa mille tamponi al giorno, con una refutazione entro la giornata che raggiunge la totalità dei casi.»
A che punto è lo studio delle caratteristiche del Coronavirus?
«Aver isolato la sequenza genomica del virus è stato un traguardo importante. Ma dovranno passare diversi mesi affinché si possa capire con esattezza il percorso che il virus compie all’interno di un corpo umano e per quanto rimane vivo nello stesso. Di certo siamo sorpresi dall’estrema capacità di diffusione che ha mostrato il Coronavirus.»
C’è chi addirittura la chiama “guerra”. Concorda con questa interpretazione del momento?
«Ho vissuto il terremoto del 1976 e l’allarme seguito al disastro nucleare di Chernobyl. In entrambi i casi sapevamo quale fosse il nemico e come ci saremmo dovuti comportare. Oggi è diverso, è tutto invisibile, si tratta di una sfida completamente nuova che siamo chiamati a fronteggiare.»
Domanda chiave: quanto siamo vicini alla famosa luce in fondo al tunnel?
«Vi posso solo dire che il picco non è lontano. Non siamo ancora in grado di inquadrarla bene, quella famosa luce, ma il massimo epidemiologico dovrebbe essere dietro l’angolo e nella prima decade di aprile mi aspetto una netta discesa. Le misure di contenimento sono fondamentali e daranno i loro frutti.»
I tamponi a tappeto a tutti gli operatori sanitari sono utili?
«Ci sono due problemi: il primo riguarda il numero degli operatori da sottoporre al test, che solo qui sarebbero circa 12mila. Ai soggetti più esposti, poi, si dovrebbe fare il tampone ogni giorno, perché il loro rischio è pressoché continuo nel tempo. L’Oms sostiene di volerne fare il più possibile, ma non è così semplice.»
Altra domanda ricorrente: quando potremo sperare in un vaccino?
«Speriamo innanzitutto di non doverlo attendere per risolvere l’emergenza, speriamo di farcela nettamente prima. In ogni caso credo che sia necessario attendere oltre l’autunno, perché ci sono dei metodi scientifici per definire la validità e l’assenza di rischi di un vaccino sicuro. Lo stesso vale, anche se con tempi si spera più brevi, per quanto riguarda gli approcci terapeutici nei confronti dei sintomi della malattia. Abbiamo riscontrato da parte delle case produttrici private un atteggiamento sensato ed etico. Sono pochissime quelle che hanno alzato i prezzi. Credo che la concorrenza farà bene all’intero sistema, perché porterà più in fretta a un risultato tangibile dal punto di vista della ricerca. Il nostro lavoro è totalmente cambiato: ci stiamo concentrati sulla diagnostica molecolare e sui nuovi sistemi per analizzare il comportamento del virus. Si tratta di un lavoro che richiederà tempo, ma che ci porterà certamente a dei risultati.»

Ultimo aggiornamento: 09:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA