Confine con l'Austria chiuso: «Pensino a chi ha affetti dall'altra parte»

Martedì 19 Maggio 2020 di Tiziano Gualtieri
Il confine non si può oltrepassare
TARVISIO Mentre l’Italia riparte, c’è una fetta di italiani che resta ferma al palo. Sono coloro che hanno gli affetti oltreconfine e che, chissà per quanto tempo ancora, non vedranno ristabilita una normalità fatta di abbracci e carezze. “Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce” e proprio il cuore ha spinto domenica un’ottantina di persone a riunirsi al valico italo-austriaco di Coccau per chiedere la riapertura del confine. Una separazione che, da un giorno all’altro, ha spezzato i legami tra le famiglie. «Le istituzioni - commenta Alan Laurenti, organizzatore del flash-mob insieme a Rossana Salzano - non hanno pensato a chi ha figli, genitori, nipoti e nonni dall’altra parte». Ad aumentare lo sconcerto, il fatto che, ad esempio, si siano risolte le questioni sulla cura dei campi e del bestiame ma nulla si sia mosso sul fronte degli affetti.

Prima l’Austria si è chiusa a riccio, poi Roma non ha tolto l’obbligo di quarantena per chi, autorizzato dal ministero della Salute viennese, varcava il confine per “Besuch des Lebenspartner” (visita del compagno di vita). Ora, dopo l’annuncio italiano di riaprire i confini dal 3 giugno, è nuovamente l’Austria a essere sul “chi va là”. Una situazione incomprensibile se si pensa che tra Svizzera, Germania e Austria i ricongiungimenti e le relazioni “transfrontaliere” sono state già “sdoganate”. Tra Italia e Austria, invece, gli incontri restano ridotti agli sguardi attraverso le reti che, quattro anni fa, erano state messe per arginare gli ingressi degli irregolari e non certo per limitare i movimenti intra Ue. «Valcanale e il distretto di Villach sono da settimane Covid-free - ribadisce Laurenti - chiediamo un “lasciapassare” che possa riunire almeno le famiglie». Una richiesta condivisa dal sindaco di Tarvisio Renzo Zanette, dal vicepresidente del Consiglio regionale Stefano Mazzolini e dai primi cittadini di Arnoldstein e Hohenturn Erich Kessler e Florian Tschinderle. «Un confine non può separare gli affetti - ha aggiunto un commosso Zanette che da due mesi non vede la sorella residente a Klagenfurt -. Questa è una terra “Senza Confini” sulla quale abbiamo costruito rapporti che vanno oltre la politica».

Secondo Mazzolini «tutto dipende da un Governo lontano che da Roma non capisce l’importanza della riapertura». Anche Kessler si è detto molto turbato: «Già 8 settimane fa sostenevo che solo la solidarietà europea avrebbe potuto risolvere la situazione. Dopo due mesi, non solo non è cambiato nulla, ma gli interessi nazionali continuano a non tener conto delle esigenze delle piccole realtà. L’Austria non deve aprirsi solo con alcuni Paesi europei, deve farlo con tutti». «La pandemia non deve dividere ciò che in decenni è stato costruito. Spero che questa brutta situazione faccia presto parte del passato. È in tempi difficili che la solidarietà e la coesione tra le regioni vicine dimostrano di essere importanti». Confini chiusi anche in Slovenia finchè i rispettivi governi non avranno raggiunto accordi specifici. © RIPRODUZIONE RISERVATA