Gemelline di 4 anni scomparse da casa: trovate nei boschi col cane

Mercoledì 25 Aprile 2018 di Paola Treppo
Una delle gemelline nel momento del ritrovamento
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TARCENTO (Udine) - Notte di angoscia nel borgo montano di Stella, a Tarcento, per la scomparsa improvvisa di due gemelline di 4 anni. Mentre la mamma stava preparando la cena, intorno alle 18.30 di ieri, martedì 24 aprile, le bimbe sono uscite in giardino a giocare.

L'area è recintata e le gemelline erano con i cani di famiglia, un pitbull e un pincher. Non si sa che modo sono riuscite ad aprire il cancello che era serrato e si sono addentrate nei boschi. La mamma si è accorta quasi subito della loro assenza e, dopo averle chiamate e cercate da sola per qualche minuto, senza ottenere risposta, ha dato l'allarme. 



​Sul posto, intorno alle 20.30, erano giunti i vigili del fuoco, il soccorso alpino del Sagf, del Cnsas, i carabinieri della Compagnia di Cividale, la protezione civile, tantissimo abitanti del paese e volontari da altri comuni. A Stella, per un sorvolo notturno anche un elicottero militare decollato da Casarsa della Delizia che ha attivato una telecamera termica.

Si è tenuto il peggio ma, intorno alle 2 e mezza, un gruppo di tre volontari ha trovato le gemelline vicino a un torrente; uno di loro si è sentito male per lo sforzo, per un calo di zuccheri. Le bimbe stavano bene, dormivano una vicino all'altra, e a sorvegliarle c'erano il loro pitbull, Margot. Avevano percorso più di 3 chilometri a piedi nel bosco, in area impervia. Per loro non è stato necessario il ricovero in ospedale. Sono state visitate sul posto dall'equipaggio di una ambulanza: stanno bene e non sono spaventate. A Stella anche il magistrato di turno, Andrea Gondolo, che ha sentito i genitori. 



Il racconto dei soccorritori 
Il racconto del ritrovamento delle bimbe dal post di Fb di Alexei Coianiz

«Cari tarcentini e non, ho il piacere di raccontarvi di come io, Francesco Michelizza e Silvio, abbiamo trovato sane e salve le due gemelline e il loro pitbull Margot. Tornato da Udine intorno alle 23, io abito a Zomeais, vengo a sapere del triste accaduto e subito parto per Stella in macchina sperando di poter dare una mano, ahimè si era già creato un ingorgo e chi saliva era invitato a scendere». 

«Una volta sceso, il mio amico Francesco mi chiama e dice di volersi unire a me per dare una mano. Quasi a mezzanotte passo a prenderlo a casa sua a Tarcento e decidiamo di fare il giro per Borgo Cretto così da evitare l’ingorgo creatosi a Stella; durante il tragitto in macchina teniamo gli occhi aperti sperando di avvistare qualcosa.
Poco dopo aver superato Flaipano incontriamo Silvio che ci dice di essere di Gemona di conoscere la zona e che in quanto padre ha sentito il dovere di aiutare, e da solo è partito alla ricerca».

Lungo il sentiero
«Decidiamo di scendere dalla macchina, unirci a lui e imboccare una strada sterrata che cominciava vicino a dove ci eravamo incrociati. Camminiamo a lungo chiamando ripetutamente le due bambine, ma niente. Il bosco è molto fitto e le nostre torce sono quasi inutili. Dopo circa 45 minuti di camminata giungiamo a un piccolo edificio diroccato, ci avviciniamo sperando di trovarle dentro ma è vuoto. Da dietro questo edificio partiva un altro sentiero ancora più piccolo e meno battuto; decidiamo di seguirlo». 

Le prime urla
«Proseguiamo per altri 15 minuti circa e, di colpo, alle nostre urla sentiamo delle risposte. Ci fermiamo, sentiamo voci di bambine e voci di altri soccorritori in lontananza, cominciamo pensare che le abbiano trovate, ma lo stesso continuiamo giù per il sentiero. Arrivati alla fine del sentiero urliamo di nuovo e riceviamo di nuovo risposta, cominciamo a pensare che le bambine siano nel versante opposto al nostro, con questo in mente per poco non decidiamo di tornare indietro». 

«Siamo qui! Abbiamo fame! Venite!»
«Ma per sicurezza propongo a Silvio e Francesco di proseguire un po’ fuori sentiero dicendo “Piuttosto rischiamo di perderci, ma ci mettiamo l’anima in pace di non averle lasciate sotto naso”. Indovinate? Continuando a urlare i loro nomi e a ricevere in risposta “Siamo qui! Abbiamo fame! Venite!” avevamo ormai capito di averle trovate, scendiamo ancora un po’ e le nostre torce illuminano loro e Margot, che felicissima ci corre incontro per leccarci». 

Il soccorso
«Le raggiungiamo, io copro una bimba con la mia felpa e la mia cuffia mentre Silvio da la sua giacca all'altra gemellina. Mi prendo in braccio la piccola mentre Francesco si prende cura dell'altra e del cane. Comincio a parlare ad entrambe: sono vigili e quasi vivaci; una è più frastornata e sta più sulle sue. Si lamentano di alcune schegge nelle mani e nei piedi ma stanno bene, infreddolite certo, perché in maniche corte e ciabattine ma subito cominciano a riscaldarsi»

Il rientro 
«Con la bimba in braccio provo a risalire, con insuccesso: il terreno è troppo ripido e fangoso. Urliamo “Le abbiamo trovate! Stanno bene! Siamo qui!”, riceviamo urla di risposta ma tutti gli altri soccorritori e volontari erano troppo lontani per capire la nostra posizione.Silvio contatta i soccorsi via cellulare e decide di risalire il percorso fatto per farsi trovare più facilmente. Io e Francesco rimaniamo con le gemelline e il cane che non ne vuole sapere di muoversi: deve proteggere le sue bambine». 

«Mentre Silvio è via, continuo a parlare con le sorelline, che mi raccontano di aver seguito il cane dentro il bosco, per dopo incontrarne un altro che le ha seguite per un po’ per poi staccarsi; in seguito hanno continuato a camminare fino a che non si è fatto buio e si son fermate, dove le abbiamo trovate. Continuo a tenerle impegnate, parliamo dei loro gatti, della mamma e di cosa andremo a bere e mangiare appena arrivati a casa». Dopo 45 minuti di attesa arrivano i primi uomini del soccorso alpino, con cibo e viveri per le piccole. 

Con calma ci prepariamo per tornare indietro. Le bambine con i soccorsi ripartono spediti verso i primi mezzi, io e Francesco ci fermiamo quasi subito perché Silvio poco più in su si è sentito male: un calo di zuccheri. Dopo esserci accertati che stesse abbastanza bene, risaliamo e torniamo alla nostra macchina. Che dire, una storia da raccontare ai propri figli, nipoti e pronipoti». E un appello a Silvio: «PS: Silvio, se ti arriva questo post contattaci che così ci andiamo a bere un taglio». 

Ultimo aggiornamento: 26 Aprile, 14:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA