«Tormentato dai bulli in classe, mio figlio autistico voleva suicidarsi»

Martedì 18 Dicembre 2018 di Camilla De Mori
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UDINE - Torna alla carica la mamma del ragazzino autistico bullizzato da un gruppetto di studenti. Perché, sostiene, dopo la sua segnalazione alla Polizia e dopo le lettere di scuse dei compagni di suo figlio, gli atti di bullismo nei confronti del quindicenne sarebbero ripresi. Ma l'istituto superiore friulano frequentato dal ragazzino autistico verbale assicura di essere intervenuto. E la preside annuncia: «Parleremo con la mamma e anche i genitori». Il suo ragazzo è fragile, più degli altri. All'auditorium Zanon, a ottobre, la madre del 15enne aveva denunciato pubblicamente che un gruppetto di ragazzini aveva preso di mira suo figlio. A farla uscire allo scoperto,  aveva raccontato, il fatto che «al quarto giorno una compagna gli ha chiesto su Whatsapp se voleva fumare una canna». Ma, nelle chat fra ragazzini ci sarebbe stato anche altro, come aveva raccontato alla Polizia. «Avevo alzato il cartellino giallo - dice la mamma del ragazzino autistico - e i genitori di quei ragazzi erano stati chiamati in Questura. Poi, abbiamo ricevuto tre lettere di scuse dai compagnI. Ma dopo una decina di giorni le cose sono ricominciate», sostiene la madre del ragazzino. A metterla in allarme, in particolare, un episodio, che, dice, le è stato segnalato da «un'educatrice. Un giorno due compagni di classe di mio figlio stavano discutendo e uno ha puntato sul collo di un altro un taglierino, che non aveva la lama aperta. L'educatrice gli ha detto di smetterla». Uno dei due ragazzi, poi, racconta la mamma, l'avrebbe contattata su Instagram, sostenendo che era solo «uno scherzo» e invitandola a non «mettersi in mezzo». Ma quello che ha spaventato la mamma è che «mio figlio due giorni dopo quel fatto a casa si è puntato sul collo la matita e ha detto Io voglio morire. Ha anche tentato due volte di buttarsi giù dalla finestra - sostiene la madre -. È in crisi, dice che vuole suicidarsi». A scuola, racconta la madre, sarebbero ricominciate anche le provocazioni a sfondo sessuale: «Lo invitano a masturbarsi quando il professore fa l'appello».Lei ha deciso di non mandarlo più a scuola «per proteggerlo», tenendolo a casa cinque giorni prima della fine delle lezioni. «Ha avuto una forte crisi. Si è buttato per terra e ha iniziato a leccare il pavimento. Ha spaccato metà porta della camera... Ho già contattato due scuole, per trasferirlo, ma hanno le classi già chiuse. Adesso proverò con una statale. Nel frattempo studierà a casa. Appena ho il nulla osta per spostarlo, procederemo per vie legali», sostiene. «Mio figlio dovrà iniziare un percorso di neuropsichiatria. È molto aggressivo».

LE REAZIONI
Ma il vicepreside e coordinatore dell'indirizzo frequentato dal ragazzino tiene a precisare che «la scuola è intervenuta. Conosco la situazione. È cominciata tre giorni dopo l'inizio della scuola, in una prima, dove i ragazzi che arrivano non si conoscono. Il caso è stato segnalato dalla famiglia alla Polizia, i ragazzi coinvolti sono stati sentiti dalla Questura e hanno chiesto pubblicamente scusa. Io personalmente sono intervenuto: sono andato in classe e ho parlato con gli studenti della situazione, poi ho parlato con la mamma. Anche l'insegnante di sostegno è intervenuta. Abbiamo fatto delle lezioni ad hoc sul bullismo». Il vicepreside sottolinea che «nel nostro istituto abbiamo circa 80 ragazzi certificati, in gran parte per la 104: siamo l'eccellenza dell'inclusione, abbiamo docenti di sostegno formati e preparati. Ci sarà un motivo per cui da tutta la provincia vengono da noi?». L'episodio del taglierino? «Non ne sono a conoscenza». La soluzione? «Se la famiglia crede nell'integrazione e nel dialogo con l'istituto in cui ha suo figlio, cammina assieme e si fida». La Questura ricorda che era stata attivata la procedura per l'ammonimento, prevista in caso di cyberbyullismo, che poi le famiglie dei tre ragazzi coinvolti erano state informate e che i minorenni «hanno scritto una lettera di scuse. I genitori l'hanno letta e hanno annullato la loro richiesta e il procedimento è stato archiviato». Ma, fa sapere la Polizia «abbiamo già invitato la mamma del ragazzino, nel caso ci siano dei fatti nuovi, a tornare in Questura: nulla osta a riaprire il procedimento, sempre che ci siano gli estremi e che ci siano fatti riconducibili al cyberbullismo. Se poi si trattasse di un fatto più grave, si può fare anche denuncia». © RIPRODUZIONE RISERVATA