Cento anni fa lo scoppio che rase al suolo il quartiere: oggi la mostra

PER APPROFONDIRE: esplosione, polveriera, sant'osvaldo, udine
Cento anni fa lo scoppio che rase al suolo il quartiere: oggi la mostra

di Paola Treppo

UDINE - Sono passati cento anni dallo scoppio della polveriera che distrusse il tranquillo e operoso quartiere di Sant'Osvaldo nella periferia sud-est di Udine. Era il Il 27 agosto 1917. Un evento di cui si è parlato poco e di cui ancora non si conoscono le cause. Nelle cronache dell'epoca apparve solo un trafiletto su La Patria del Friuli e solo qualche anno più tardi vennero pubblicati articoli, a ricordo dell'esplosione. Oggi una mostra foto-documentaria, allestita in occasione del centenario, racconta il tragico evento: fotografie, testimonianze, documenti storici ricostruiscono la cronaca del terribile giorno che cambiò la storia del quartiere.

Udine, capitale della guerra, sede del Comando Supremo, pochi giorni prima della disfatta di Caporetto e dell’occupazione tedesca, subì i gravissimi danni dovuti allo scoppio della polveriera. Sant’Osvaldo si trova a circa due chilometri dal centro di Udine; all’inizio del Novecento il quartiere era abitato da agricoltori che coltivavano il fertile terreno della zona e da operai che lavoravano nelle fiorenti industrie locali: una fabbrica di concimi, un pastificio, una fabbrica di bottoni, un’industria tessile meccanica e la cartiera.

Sulla strada di Pozzuolo sorgeva il manicomio provinciale, adibito, durante la prima guerra mondiale, a ospedale militare. Sant’Osvaldo vantava, oltre all'antica chiesetta votiva della Pietà, una bella chiesa, quasi nuova, e due edifici scolastici del Comune, di cui uno, comodo e di moderna architettura, era stato costruito di recente. Alle 11 del 27 agosto, preceduto da un sordo tambureggiamento, il fragore di un primo scoppio ha diffuso il terrore tra la popolazione. Il luogo dell’esplosione è stato subito individuato, dai vari punti della città, grazie all’altissima e densa colonna di fumo nero, come descriveva Domenico Pecile su “Udine nella guerra di redenzione”. 

Cent’anni fa i depositi di munizioni e le polveriere di Sant’Osvaldo esplosero a più riprese nell’arco di una giornata causando morte e distruzione. Il denso fumo era visibile da chilometri di distanza e vennero riscontrati danni anche fuori dal quartiere. I caduti civili furono venticinque e diversi furono i caduti militari. Distrutte la chiesa, la scuola, le fabbriche e le abitazioni. Del quartiere rimasero ruderi, macerie e polvere (nelle foto). I nomi dei caduti sono elencati su due lapidi realizzate negli anni Venti e collocate all’interno della scuola dell’infanzia. Lo scoppio causò la profuganza degli abitanti del quartiere che si trasferirono, per ricostruirsi una vita, non solo in altre zone di Udine ma in diverse città italiane. In mostra è presentata l’interessante ricerca condotta attraverso i registri scolastici per capire lo spostamento della popolazione.
 
La mostra, curata da Elisa Bertoli, Ilaria Bertoli, Silvia Bianco e Massimo Turco, è promossa dalla Parrocchia di Sant'Osvaldo, realizzata col contributo della Fondazione Friuli e di numerosi sponsor; è stata ideata e allestita grazie alla collaborazione di diverse persone residenti nel quartiere. La ricerca storica e archivistica è stata condotta da Gaetano Vinciguerra. L'esposizione sarà visitabile nella cappella della Chiesa di Sant'Osvaldo dal 27 agosto al 24 settembre, il sabato dalle 16 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 13.
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Giovedì 24 Agosto 2017, 10:38






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4 di 4 commenti presenti
2018-01-14 00:27:32
...Friuli....sempre fortunato....!
2017-08-24 16:23:30
credo che con soli 25 morti, mentre al fronte ne morivano migliaia ogni ora, non sia valsa nemmeno la pena di fare una indagine. più che altro sarà stato per il materiale bellico perso ma anche in quel caso ogni giorno probabilmente ne consumavano molti di più. in un paese qui vicino in comune di riese pio x proprio subito dopo quei mesi c'è stato anche un bombardamento aereo austriaco con una quindicina di morti anche civili. addirittura sono tutti spariti dai registri civili ed a loro non hanno dedicato nemmeno una lapide.
2017-08-24 19:37:15
Una delle possibili cause e' il sabotaggio.
2017-08-24 10:57:25
Molto interessante. Peccato che nulla si sappia sull'inchiesta di allora, circa le possibili cause dell'evento.