Crisi Wartsila, l'azienda tira dritto. I sindacati: «Piano irricevibile». Senza accordo licenziamenti fra 30 giorni

Lunedì 12 Settembre 2022
Crisi Wartsila, l'azienda tira dritto. I sindacati: «Piano irricevibile». Senza accordo licenziamenti fra 30 giorni

TRIESTE  - Nessuna sospensione della procedura ma il Gruppo sostiene di essere disponibile ad avviare un discorso per raggiungere un accordo sul piano nei prossimi trenta giorni. Poi, ci sarà un anno di tempo per implementare il piano stesso. Al termine della scadenza dei trenta giorni, in assenza di una intesa potrebbero partire i licenziamenti di 451 dipendenti. È il "piano di mitigazione" che Wartsila ha presentato oggi, 12 settembre, ai sindacati, ai ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, all'Anpal, alla Regione Fvg e a Confindustria Alto Adriatico. In pratica, nessun passo indietro anche se trapela l'ipotesi di ricorsi a cig e ricollocazione. Secca la risposta dei sindacati: «irricevibile». Per il sito produttivo di San Dorligo della Valle il gruppo prosegue nella sua strada: la chiusura e l'uscita di 451 dipendenti (e altrettanti nell'indotto), a differenza degli altri comparti che dovrebbero restare attivi.

Mentre la multinazionale finlandese insiste sulla volontà di trovare un accordo, sottolineando che sono previsti incentivi all'esodo, il sindacato non si mostra sorpreso: «È esattamente quello che ci aspettavamo: un piano di dismissione che non prendiamo neanche in considerazione», afferma Marco Relli della Fiom-Cgil. Si tratta di un piano «funzionale a gestire una chiusura», insiste Antonio Rodà della Uilm. «Hanno mandato un piano asettico, privo di contenuti e vago, che è quello che ci aspettavamo da un'azienda che non ha voluto sedersi a un tavolo seriamente e aprire un confronto», aggiunge Alessandro Gavagnin della Fim-Cisl Gli strumenti cui Wartsila intenderebbe far ricorso sono i normali ammortizzatori sociali: un anno di cigs a rotazione e ricollocazione in altri impianti del Gruppo sparsi in vari Paesi. Hakan Agnevall, CEO di Wartsila rimarca la disponibilità «ad avviare immediatamente una discussione, nell'ambito della procedura, con i sindacati e le istituzioni per trovare un accordo che supporti le persone impattate e le loro famiglie, salvaguardando al contempo il futuro a lungo termine delle attività di ricerca e sviluppo, vendita, project management, sourcing, assistenza e formazione. Tutte queste attività impiegano più di 500 persone a Trieste». Il piano di mitigazione è suddiviso in tre sezioni: possibili percorsi di reindustrializzazione, misure sociali e tempistica. «Non si può pensare in un anno di cigs - entra nel dettaglio Rodà - di poter mitigare il problema occupazionale che si determinerà, né tanto meno si può pensare che si possano sviluppare i presupposti per una seria reindustrializzazione del sito una volta che questo verrà chiuso. È del tutto insufficiente». Per i sindacati poi la cassa integrazione per «451 dipendenti a rotazione», significa che i lavoratori saranno impiegati per portare a termine le commesse e «coadiuvare nella chiusura del sito». In conclusione, «è un piano che per Trieste non ha nessuna prospettiva». 

Ultimo aggiornamento: 22:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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