Un tesoro nascosto: restituito alla città il propileo di San Giusto

Giovedì 25 Giugno 2020 di E.B.

TRIESTE - Quello del propileo (in greco propylon) di San Giusto è un caso unico a Nord di Roma per l’eccezionale livello di conservazione “in alzato”, con basamento, colonne e attico che si presentano tuttora in situ. Si tratta di un edificio romano, databile intorno al 50 d.C., la cui funzione era quella di ingresso monumentale, costituito da colonnati e scale. Descritto alla fine del Seicento da Ireneo della Croce come arco trionfale, venne interpretato in seguito da Pietro Nobile e Pietro Kandler come tempio Capitolino della Tergeste romana. Gli scavi e le indagini degli anni Venti e Trenta del Novecento permisero poi una corretta ricostruzione della sua storia bimillenaria. Un monumento dall’eccezionale valore storico e dalle potenzialità turistiche notevolissime, ma pressoché sconosciuto al pubblico non specializzato per motivi apparentemente banali, come il fatto che buona parte dei suoi elementi compositivi in pietra bianca si presentavano “oscurati” dalla patina del tempo. Un tesoro nascosto, ma a portata di mano. Mancava solo qualcuno che se ne prendesse cura, investendo importanti risorse e professionalità nel suo recupero.

Lo ha fatto il Rotary Club Trieste, che ha progettato e finanziato – con la collaborazione della Fondazione benefica Kathleen Foreman Casali – un’articolata opera di restauro alla quale si è affiancata anche la realizzazione di un nuovo percorso di visita all’interno della torre campanaria della cattedrale di San Giusto. In circa 3 mesi, il Rotary Club Trieste ha così riportato il propileo all’antico splendore, per regalare alla città un nuovo tassello di quel patrimonio storico-culturale che ne sta facendo una meta turistica emergente anche per gli amanti dell’arte e della storia. L’idea di concentrarsi su questo restauro ha iniziato a concretizzarsi a fine 2019. In tempi rapidissimi il Rotary ha presentato alla Soprintendenza regionale il progetto. I lavori sono partiti a gennaio 2020 e neppure la pandemia è riuscita ad arrestarli.

I risultati ottenuti sono eccezionali: è  stata infatti rimossa una porzione della struttura lignea di un solaio per mettere in luce l’articolato palinsesto archeologico-architettonico della torre, è stato installato un nuovo sistema di illuminazione per valorizzare i profili architettonici, i fregi e le sequenze/sovrapposizioni strutturali del monumento e – particolare non trascurabile che rivela l’attenzione alle ricadute positive in termini di fruibilità – è stato organizzato un percorso di visita che, partendo dall’originario accesso monumentale, raggiunge l’attico del propileo per concludersi alla cella campanaria. È stato anche creato un passaggio “sospeso” su superficie vetrata che consente di “leggere” la struttura architettonica e che evidenzia la presenza del campanile più antico inglobato in quello trecentesco.

 

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