"Arbeit macht frei": è bufera
sul "mi piace" del pugile Tuiach

Sabato 21 Maggio 2016 di E.B.
Lo screenshot del post Facebook
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TRIESTE - «Ecco le idee condivise dal pugile Fabio, uno dei candidati di punta a sostegno di Roberto Dipiazza. Inaccettabile e vergognoso.Non ci sono altre parole, e mi dispiace che ci siano alcuni tra i miei amici che pensavano ad un centrodestra moderato a Trieste». A sollevare il caso, condividendo il post dal titolo "Foto storica di una Trieste che non c'è più" accompagnato dall'immagine dell'ingresso della casa delle culture di Ponziana con sopra la scritta "Arbeit macht frei" (il lavoro rende liberi) ossia il motto posto all'ingresso di numerosi campi di concentramento nazisti, è il consigliere comunale del Pd Giovanni Barbo. A scatenare la polemica è stato il "mi piace", cliccato tra gli altri, anche dal pugile triestino Fabio Tuiach, candidato al Consiglio comunale per la Lega Nord (che sostiene il candidato sindaco del centrodestra Roberto Dipiazza).

L'immagine incriminata risulta ora rimossa anche se la sua pubblicazione sul social ha scatenato innumerevoli commenti di sdegno e disappunto. Il Pd auspica che gli esponenti locali del Carroccio prendano provvedimenti e che ad occuparsene sia la Procura della Repubblica ma soprattutto, commenta Giulio Lauri (Sel): «Dipiazza cacci Tuiach e la Lega dalla sua coalizione: se davvero vuole fare il Candidato a Sindaco, perché ‪#‎Trieste‬ città della Risiera e Medaglia d'oro della Resistenza non può essere governata da un Sindaco che ha nella sua maggioranza uno così». «Ieri mi hanno taggato un una stupida e infame vignetta - replica il pugile triestino - e io ho messo il like come faccio sempre senza pensarci. Il like rappresenta un ho visto! Il PD sta strumentalizzando la cosa come sempre anche se ho subito condannato quella vignetta. Tra un po alla presentazione del mio libro spiegherò proprio l'importanza di difendere la democrazia». Proprio questa mattina, infatti, Tuiach presenterà il suo libro "Fabio Tuiach, nella vita come sul ring" di Novantico Editrice nella sala conferenze di via Fabio Severo 14/b.

«Si è scusato pochi minuti dopo, come ha ammesso lui stesso ha messo il like, sbagliando, con troppa superficialità su un post schifoso di cui non condividiamo e non condivide nulla. Per quanto ci riguarda - commenta il leghista Pierpaolo Roberti - la questione è chiusa. Mi sorprende però tutto questo trambusto generato da chi, invece, non mette un like ma governa la città con chi sfila con le bandiere degli infoibatori titini».




  Ultimo aggiornamento: 22 Maggio, 08:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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