Traffico di clandestini, 36 stipati su un furgone: sgominata la banda

Lunedì 12 Novembre 2018 di E.B.
Traffico di clandestini, 36 stipati su un furgone: sgominata la banda
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TRIESTE -  La Polizia ha concluso, con l’esecuzione delle misure cautelari e le perquisizioni disposte dall'Antimafia, una complessa operazione che ha visto il capoluogo giuliano come crocevia di migrazioni irregolari provenienti dal Pakistan. L'operazione denominata “Barcola”, nome derivante dal luogo in cui è avvenuto il rintraccio dei migranti irregolari, ha stroncato un sodalizio criminale che favoriva l'immigrazione clandestina di cittadini pakistani verso l’Italia attraverso la cosidetta "rotta balcanica". Gli agenti della Polizia di Frontiera hanno eseguito (con l’ausilio di personale della Squadra Mobile di Venezia) nel veneziano due ordinanze di custodia cautelare in carcere per il reato di favoreggiamento pluriaggravato dell’immigrazione clandestina nei confronti di due pakistani (I.H. e M.A. - queste le loro iniziali), rispettivamente di 32 e 39 anni, con regolare permesso di soggiorno in Italia, residenti in Veneto, dove svolgono l’attività di venditori ambulanti.

L’indagine trae origine da un episodio avvenuto sul lungomare di Barcola lo scorso 24 giugno, evento che ha portato all’arresto di un passeur pakistano di 37 anni (M.A. le sue iniziali), anche lui regolare in Italia.

Il passeur pakistano, dopo aver superato il confine italo-sloveno, aveva introdotto in Italia 36 migranti di nazionalità pakistana, trasportandoli all’interno del vano merci di un piccolo furgone. Arrivato sulla Strada Costiera, all’altezza dell’Area di Ricerca Sissa, aveva fermato il veicolo facendo scendere i migranti per poi allontanarsi repentinamente; di lì a poco, però, il passeur è stato intercettato dalle pattuglie della Polizia di Stato che lo hanno  arrestato per il reato di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Massimo De Bortoli, hanno avuto una svolta decisiva negli ultimi giorni: è emerso infatti che i due pakistanti arrestati nel veneziano avevano commissionato al loro connazionale il trasporto irregolare del corposo gruppo di migranti, dietro il compenso di 2000 euro; inoltre, il giorno prima del rintraccio i due avevano condotto il passeur per un sopralluogo in un bosco a ridosso del confine, al fine di portare dei generi di conforto ai migranti lì nascosti, in attesa di varcare il confine italiano. Alle prime ore del giorno del rintraccio, gli organizzatori hanno consegnato all’autista il veicolo da utilizzare per il trasporto ed una scheda telefonica “pulita” di un gestore di telefonia mobile bosniaco, con la quale intrattenere le conversazioni circa l’andamento del viaggio.

Da qui la decisione degli organi inquirenti di richiedere al Gip del Tribunale di Trieste l’emissione di un provvedimento restrittivo nei confronti dei due pakistani per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con l’aggravante di aver introdotto in Italia più di 5 persone in condizione di clandestinità, sottoponendo le stesse ad un trattamento inumano e degradante (stipati in 36, in piedi, all’interno del vano merci di un furgone di piccole dimensioni), il tutto al fine di trarne profitto.
 

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