Licenziato Stefano Puzzer, leader della protesta no Green pass. I portuali: «Illegittimo, una rappresaglia» Video

Sabato 16 Aprile 2022 di Redazione Web
Stefano Puzzer
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TRIESTE - Il portuale triestino Stefano Puzzer, leader delle proteste no Green pass di ottobre partite dal Porto di Trieste, è stato licenziato per giusta causa dall’Agenzia per il lavoro portuale.  L’ex sindacalista del Clpt ha ricevuto ieri - 15 aprile - la raccomandata con cui la società che gestisce il lavoro a chiamata nello scalo gli ha notificato la decisione. Da febbraio la stessa Agenzia (Alpt) ha inviato una serie di lettere di contestazione al proprio dipendente, invitandolo a rientrare al lavoro, dal momento che il portuale è regolarmente in possesso del Green pass, in quanto guarito dal Covid, ma non lavora da ormai più di 5 mesi. Il Clpt, Coordinamento Lavoratori Portuali Trieste, in un comunicato parla di «rappresaglia e di licenziamento illegittimo».

In una lunga diretta sulla propria pagina Facebook, il portuale racconta: «La prima preoccupazione è stato come comunicarlo alla mia famiglia. Sapevo che il licenziamento era una cosa a cui sarei andato incontro. Sono orgoglioso di quello che ho fatto io, i miei colleghi, i cittadini di Trieste nelle varie aziende. Questa è una conseguenza del fatto che siamo puri, che crediamo nei nostri diritti e che non ci piegheremo mai a questo sistema marcio. Non siamo ricattabili in nessuna maniera. A Trieste sono sei anni che lottiamo contro il sistema - prosegue Puzzer - abbiamo creato un sindacato autonomo che vogliono distruggere assieme a me. Un messaggio ai delatori e a chi fa parte del sistema: sono sei anni che provate a piegare me e i miei colleghi. Non ce l’avete fatta mettendomi un gps sotto l’auto, manomettendomi la stessa macchina, quando avete inquinato le mie urine con la cocaina, fatto per cui c’è stato un processo che ha ammesso l’inquinamento (il fatto si riferisce a  vicende denunciate da Puzzer negli anni scorsi, ndr).

L'Agenzia: «Licenziato non per vicende politiche»

«Il licenziamento del lavoratore nulla ha a che vedere con vicende politiche sulle quali il lavoratore fa leva. Personalmente per il lavoratore provo affetto. E quando mi ha chiesto aiuto personale, economico, mi ha trovato disponibile». Così il presidente di Alpt, Agenzia dei lavoratori del Porto di Trieste, Franco Mariani, il datore di Stefano Puzzer, commenta in una nota la decisione di licenziare il leader della protesta No Green pass. «La vicenda è legata strettamente al rapporto del lavoratore con la sua Agenzia, che deve essere improntato alla lealtà e al rispetto delle normative sanitarie e contrattuali, senza creare nocumento agli altri lavoratori portuali in termini di immagine e di concreta partecipazione alla attività lavorativa», scrive Mariani nella nota. «In qualità di presidente di Alpt - distingue - devo però guardare a tutti i lavoratori, al loro salario, alle loro famiglie. Ambizioni politiche, personali del tutto legittime di qualcuno non possono colpire, indebolire i lavoratori art.17 (quelli a chiamata) del porto e il porto di Trieste». 

I portuali: «Licenziamento illegittimo»

«Nel Porto di Trieste è in atto una campagna di rappresaglie e vendette contro i lavoratori da parte di aziende e autorità anche in sistematica violazione di diritti, leggi, regolamenti. Nel silenzio più totale (quando non con la complicità) di sindacati, autorità e organizzazioni politiche. Avevamo preannunciato anche che era in atto il tentativo di licenziare Stefano Puzzer (e con il concreto rischio che tentino di licenziare anche altri lavoratori). Ora quel tentativo si è realizzato e Stefano è stato licenziato in maniera del tutto illegittima e illegale». Lo sostiene il Clpt, Coordinamento Lavoratori Portuali Trieste in un comunicato. Per il Clpt, «Stefano ha fatto solo quello che è previsto nella normativa sul Green pass per lavorare» mentre il «motivo reale per cui è nel mirino dei padroni è il fatto che è sempre stato dalla parte dei lavoratori». Il Coordinamento ripete le accuse già lanciate da Puzzer esprimendo a «Stefano e alla sua famiglia tutta la nostra solidarietà e vicinanza» e affermando che il «provvedimento di licenziamento deve essere ritirato immediatamente!». Infine, il Clpt chiede «a tutti i lavoratori, a tutti i cittadini che tengono al rispetto della loro dignità e dei loro diritti di esprimere solidarietà a Stefano e di prendere chiaramente posizione contro l'ennesimo e più grave provvedimento che vuole imporre l'arbitrio assoluto nei confronti dei lavoratori». 

E io sono fiero – continua Puzzer – di essere stato coerente, di non essermi piegato e di aver detto il 15 ottobre che non sarei andato a lavorare fino a che gli altri colleghi non avrebbero potuto fare. Non mi elevo a capo popolo e non giudico chi è tornato a lavorare». «Mi batterò con tutte le mie forze contro la decisione dell’azienda. Non possono permettersi di portarmi via la casa. Sono un lavoratore portuale e prima o poi tornerò a fare il lavoratore portuale. Sono fiero di appartenere al mondo portuale. Noi abbiamo fatto le cose sempre a fin di bene, prima con il sindacato, ora con il Comitato (La gente come noi). Noi abbiamo fatto sempre tutto a fin di bene. Voi mi avete dato questo uovo di Pasqua e io vi darò la sorpresa. La gente come noi non molla mai, ne vedremo delle belle. Voglio bene anche a voi che mi avete licenziato».

Ultimo aggiornamento: 22:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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