Portuali, lo sciopero dei No Green pass si allarga. Trieste: «Sarà venerdì nero, stop anche in altre città»

Fedriga: «Il mio auspicio è che con il buon senso si possa arrivare a un equilibrio altrimenti «rischiamo di fare un danno enorme»

Mercoledì 13 Ottobre 2021
Portuali, lo sciopero dei No Green pass si allarga. Trieste: «Sarà venerdì nero, stop anche in altre città»
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Si preannuncia un venerdì da incubo per i porti in Italia: la protesta dei lavoratori nasce dopo l'entrata in vigore dell'obbligo di Green pass dal 15 ottobre. «L'unica apertura che possono avere nei nostri confronti è togliere il certificato - ha detto il portavoce dei portuali di Trieste Stefano Puzzer all'Huffington Post -. Il blocco di venerdì è confermato, oggi ci saranno sorprese perché non si fermerà solo il porto di Trieste. Anche quello di Genova? Non mi fermerei a quello di Genova, quasi tutti i porti si fermeranno. Stasera ne avremo conferma». 

Secondo Puzzer non rischia dunque di fermarsi solo il porto di Trieste, ma molti altri porti italiani. «Il danno economico che verrebbe causato dal blocco del porto di Trieste? Il 14 ottobre il Green pass verrà tolto. Il danno economico, se ci sarà, sarà causato dalla testardaggine del solo Governo italiano a mantenere questa misura criminale. Speriamo che in giro per l'Europa vengano tutti a tirare le orecchie al Governo italiano affinché tolga questo decreto».

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I lavoratori del porto hanno annunciato ieri il blocco totale delle operazioni a partire da venerdì 15, quando scatterà l'obbligo del Green pass. Senza margine di trattativa. La circolare del ministero dell'Interno, che invitava le imprese del settore a valutare l'opzione dei tamponi gratis per i dipendenti, è stata infatti respinta dal Coordinamento lavoratori portuali Trieste (Clpt). Il Clpt è la forza sindacale protagonista lunedì scorso della manifestazione contro la certificazione verde che aveva visto la partecipazione di 15 mila cittadini.

Fedriga: «Rischiamo un danno enorme»

Il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Fedriga si dice preoccupato: «Il mio auspicio è che con il buon senso si possa arrivare a un equilibrio» altrimenti «rischiamo di fare un danno enorme, non soltanto all'economia della città ma anche a tutti quei lavoratori che con l'indotto del porto lavorano, e non solo nel porto». Fedriga ha nuovamente proposto dal 15 ottobre «tamponi nasali meno fastidiosi e fai-da-te da effettuare con la supervisione responsabile d'ufficio».

Questa potrebbe essere «una soluzione alternativa al Green pass», anche per andare incontro a chi «in età lavorativa non ha ancora effettuato il vaccino». Fedriga ha spiegato che la risposta dal governo deve ancora arrivare: «Stanno valutando a partire dalla capacità di tamponi che il sistema delle farmacie è in grado di fare. Rimarrebbe coerente questo disegno con la tutela della salute e di tenere aperto tutto. Se ripartisse la pandemia le prime a rimetterci sarebbero le attività economiche. E poi questi tamponi agevolerebbero dal punto di vista organizzativo chi il tampone deve farlo e anche tutti gli operatori; numeri troppo grandi sarebbero ingestibili».

«Pochi margini di trattativa»

Intanto il presidente dell'Autorità di sistema portuale dell'adriatico Orientale Zeno D'Agostino minaccia le dimissioni: «Non è possibile - aggiunge - un blocco a oltranza di un'infrastruttura strategica come il porto anche perché il ritiro dell'obbligo di Green pass non dipende nemmeno da me». Ieri il Viminale ha peraltro chiesto alle imprese portuali di mettere a disposizione tamponi gratuiti derogando alla normativa nazionale per scongiurare il blocco dei porti. Misura giudicata insufficiente dal comitato dei lavoratori del porto. Allo scalo di Trieste secondo alcuni dati la percentuale di lavoratori non vaccinati sarebbe vicina al 40%.

Genova, aziende del porto pagheranno i tamponi

Alcuni terminalisti del porto di Genova pagheranno i tamponi ai dipendenti che non hanno il Green pass. Lo ha fatto sapere Beppe Costa, presidente dell'associazione dei terminalisti genovesi di Confindustria al termine di una riunione in prefettura convocata per discutere dell'applicazione del certificato verde in porto. Tra queste ci sono il terminal Psa di Prà e il Porto Petroli. «La decisione è singola di ogni azienda, alcune hanno dato la disponibilità altre sono libere di scegliere. Come Confindustria ribadiamo che le norme dicono che il tampone lo paghi il lavoratore». È stimato che il 20% dei portuali genovesi non ha vaccino.

I porti della Puglia

Diversa la situazione in Puglia: nei cinque porti di Manfredonia, Barletta, Bari, Monopoli e Brindisi «non temiamo particolari situazioni di criticità, scioperi o blocchi» legati all'entrata in vigore dell'obbligo del Green pass. Lo assicura il segretario generale dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, Tito Vespasiani, precisando che «nei nostri cinque porti il tasso di vaccinazione tocca in alcuni settori il 100%». Vespasiani spiega che «da subito, quando abbiamo visto come si stava evolvendo la situazione a Trieste, abbiamo avviato una indagine esplorativa, dalla quale è emerso che tra i dipendenti delle nostre imprese portuali», quelle che si occupano di logistica e servizi all'interno dei porti, «il tasso di vaccinazione è altissimo, arrivando in alcuni casi alla totalità del personale vaccinato».

Vespasiani precisa, ancora, che a contribuire a questa capillare diffusione dei vaccini tra il personale portuale «è stato il punto vaccinale organizzato dall'Autorità portuale negli scali, con almeno 4mila dosi somministrate e che ha coinvolto non soltanto i nostri dipendenti ma anche diverse categorie di operatori portuali e molti marittimi imbarcati per esempio sulle navi da crociera, per i quali sarebbe stato impossibile vaccinarsi in altro modo».

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A Napoli e Salerno non sono previsti problemi

Nei porti di Napoli, Castellammare di Stabia e Salerno è bassissimo, se non del tutto assente, il rischio che l'introduzione del Green pass obbligatorio possa causare un blocco delle attività da venerdì 15 ottobre. Il numero dei lavoratori portuali non vaccinati nei tre porti afferenti l'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale è stimato tra il 10 e il 20%, numeri che non preoccupano a differenza di quanto avviene in altre realtà italiane.

«Stiamo lavorando perché l'eventuale momento di protesta sia ridotto il più possibile», spiega all'Adnkronos il presidente dell'Adsp Mar Tirreno Centrale Andrea Annunziata. «Su questo - sottolinea - c'è collaborazione a tutti i livelli, con un ottimo coordinamento della Prefettura di Napoli così come a Salerno. Stiamo lavorando da giorni su questa tematica e non ci sono segnali particolarmente negativi. Apprezzo tanto questo atteggiamento di grande responsabilità che Napoli, Salerno e Castellammare stanno dimostrando in questi momenti particolarmente difficili. Lavoriamo per trovare il sistema migliore per tutelare le libertà di tutti e anche la salute di tutti». 

Non si conosce il numero esatto di lavoratori portuali sprovvisti di green pass, ma la percentuale «è nella media nazionale e regionale - aggiunge Annunziata - e ricordiamo che in Campania l'80% della popolazione sopra i 12 anni è vaccinato con la doppia dose. Stiamo monitorando, ma non sono emerse allo stato particolari preoccupazioni e questa per noi è una nota positiva». Impressione confermata anche dal Culp Napoli (Compagnia unica lavoratori portuali), dove la percentuale di portuali senza green pass viene stimata addirittura al 10%, «molto lontani dalle percentuali di altre realtà. Al momento - fanno sapere - non sono previsti problemi dal punto di vista dell'operatività».

 

Palermo: non vaccinato solo il 7%

I portuali di Palermo che non posseggono il Green pass sarebbero soltanto una trentina su un totale di 450 lavoratori in organico nelle due società che operano all'interno del Porto di Palermo: Portitalia e Osp. Una percentuale stimata attorno al 7 per cento, «che non desta preoccupazione per l'operatività», sottolinea Giuseppe Todaro, presidente di Portitailia e Osp. «È solo una stima statistica che ci ha portato a ritenere che la quasi totalità della nostra forza lavoro è in possesso di green pass - conclude Todaro - Abbiamo inviato una comunicazione ai dipendenti che, su base volontaria, potranno dirci se posseggono il certificato verde. Attendiamo il risultato. Faremo i controlli in ingresso sui luoghi di lavoro e, come prevede la legge, non conserveremo nessun dato sensibile».

 

Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre, 08:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA