Poliziotti uccisi a Trieste, l'addio della fidanzata di Demenego: «Dovevamo sposarci»

L'addio della fidanzata di Demenego: «Dovevamo sposarci»
«Promettimi che ti prenderai cura di me, dei nostri gatti, della tua famiglia e di tutte le persone che ti amano». Così Valentina Sorriso Saponaro saluta il suo compagno, Matteo Demenego, poliziotto ucciso venerdì scorso nella sparatoria in Questura a Trieste assieme al suo collega Pierluigi Rotta dal ventinovenne dominicano Alejandro Stephan Meran

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Ancora, lo scorso 5 ottobre, un giorno dopo il tragico accaduto, la Saponaro scriveva su Facebook: «La vita ti ha portato via da me troppo, troppo presto. Avevamo così tanti progetti in serbo per noi, una casa, un figlio e il matrimonio. Lo so, non leggerai mai queste parole, ma so che ci sei e so anche che in questo momento starai ridendo di me che piango per ogni cosa». 



Il dolore della Saponaro, che arriva a breve distanza da quello condiviso sui social anche dal padre di Demenego, si unisce a quello delle due città di origine dei poliziotti, Velletri (Demenego) e Pozzuoli (Rotta). Proprio nella cittadina flegrea oggi sei pattuglie della municipale hanno sostato davanti alla sede del commissariato di Polizia di Pozzuoli, tenendo le sirene spiegate per un minuto, in onore di Rotta. Negli scorsi giorni si era vociferato di una possibile data per i funerali solenni. Si era parlato di martedì 8 ottobre, ma per ora, in attesa dell'autopsia, non è arrivata alcuna conferma.



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«La novità della camera ardente si realizzerà nel momento in cui ci vengono restituiti i corpi. Prima bisognerà fare l'autopsia e poi possiamo parlare di date, di scadenze e di formalità». Così ha detto il Questore di Trieste, Giuseppe Petronzi, rispondendo in merito alla tempistica dei prossimi giorni. Quanto al conferimento dell'incarico per l'autopsia, il Questore ha ribadito che «ciò dipende dall'autorità giudiziaria». Quel che si sa è che i funerali dovrebbero tenersi «nei luoghi di residenza» dei due ragazzi. Prima, però, ha aggiunto Petronzi, ci sarà anche «un momento per consentire alla città di Trieste che così calorosamente si è stretta attorno ai ragazzi, per la benedizione dei feretri. Per ora, siamo nel campo delle ipotesi».

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Poche le parole dei genitori di Rotta. «Non è possibile che mio figlio debba morire in una Questura. Mi diceva sempre che quella era la sua seconda casa», ha detto ieri in lacrime la madre. «Noi siamo uomini dello Stato e a noi vengono chiesti anche questi sacrifici, ma morire così no», ha detto invece il padre, «Sono orgoglioso di mio figlio che qualche giorno fa aveva salvato dal suicidio un ragazzino».
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Lunedì 7 Ottobre 2019, 18:42






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