Fedriga ospite a "Un giorno da pecora": dalla ricandidatura per le regionali allo sbarco su Tik Tok

Frizzante botta e risposta cominciato in collegamento telefonico dal traffico congestionato di Roma, prima che il presidente facesse il suo ingresso negli studi radiofonici.

Giovedì 17 Novembre 2022 di Giulia Soligon
Fedriga ospite a Un giorno da pecora
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Di solito è puntualissimo, ma la Conferenza delle Regioni l'ha trattenuto più del previsto. Oggi - 17 novembre - ospite alla trasmissione "Un giorno da pecora" su Rai Radio 1 è stato il governatore del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga. Un frizzante botta e risposta cominciato in collegamento telefonico dal traffico congestionato di Roma, prima che il presidente facesse il suo ingresso negli studi radiofonici. «È tipico di persone intelligenti come noi arrivare in ritardo» scherza Geppi Cucciari al fianco di Giorgio Lauro.

Lauro lo provoca, Fedriga: «Voglio vedere cosa tira fuori adesso»

Nessun dubbio sulla sua ricandidatura per le regionali del 2023. «Farò il bis se la gente mi voterà. Nel centrodestra mi hanno già dichiarato tutti l'appoggio, anche Berlusconi» spiega Fedriga (Lega), nonostante alcune voci - come precisa Lauro - avessero fatto pensare il contrario, ovvero, che il Cav preferisse uno dei suoi. Pettegolezzi a quanto si apprende, «l'hanno dichiarato pubblicamente tutte le forze politiche» afferma Fedriga, scongiurando qualsiasi dubbio.

All'entrata in studio, non passa inosservato l'abito che indossa, un "grigio-chiaro-allegro" chiosa Lauro, che lo invita subito a fare il punto su quanto emerso dall'incontro di giornata, che ha visto al centro del tavolo la bozza di lavoro sulla norma di attuazione dell'autonomia differenziata. Presenti quasi tutti i governatori, tranne Vincenzo De Luca, sostituito dal vicegovernatore Bonavitacola. «De Luca ieri diceva che volete spaccare l'Italia in due, forse la bozza presentata non gli è particolarmente piaciuta» provoca Lauro, ma Fedriga rassicura che l'unitarietà non è, tantomeno sarà, messa in discussione. Dal ministro per gli affari regionali Calderoli «un atteggiamento di piena collaborazione istituzionale» ha commentato Fedriga, che ha precisato come ora tutte le regioni siano al lavoro per fare delle proposte, correzioni o eventuali ampliamenti, dal momento che la bozza è solo uno spunto da cui partire.

Norma sull'autonomia differenziata approvata entro il 2023

Fatto salvo che le regioni abbiano sensibilità diverse, il presidente della Conferenza esclude che qualcuno non voglia l'autonomia o i Lep (Livelli essenziali di prestazione). «L'autonomia deve servire perché le risorse migliorino i servizi ai cittadini. Infatti su determinate materie alcune funzioni possono essere esercitate meglio a un livello di territorio più vicino al cittadino. L'autonomia non può essere una lotta di potere tra stato centrale e regioni, la domanda che dobbiamo porci è: "Come possiamo erogare questo servizio al cittadino spendendo meglio le risorse?"» continua il governatore. Quindi nessuno scompenso tra Nord e Sud, ma una visione unita e unitaria sostenuta anche dal fatto di non voler credere, prende parola Fedriga: «che le regioni capaci siano solo quelle del nord. Penso che il Sud abbia diritto, potenzialità e capacità per chiedere l'autonomia». «La norma» sull'autonomia differenziata «potrebbe esser approvata dal Parlamento entro il 2023. Dopo l'incontro di oggi sono ottimista» conclude sull'argomento.

Dal destino delle regioni si passa al futuro della Lega. «Si dice sempre che lei sia l'erede di Salvini» indaga Lauro, ma Fedriga smentisce «sarebbe un complimento ma non lo sono». Indubbio ormai anche per lui il calo registrato alle ultime elezioni, ma lo commenta in maniera morbida ed elegante: «La coalizione ha vinto, poi è chiaro ci sia stata una contrazione importante del voto». Decisamente un profilo comunicativo differente quello del governatore, che non passa inosservato nemmeno a Lauro: «Ma certo, 3 milioni di voti persi. Una contrazione si...». Secondo il governatore le ragioni del flop sarebbero da ricercarsi nell'esperienza con il governo Draghi, che, nonostante Fedriga affermi di aver condiviso, «non stava nel dna della Lega. Ma ho visto periodi anche peggiori per il Partito. Quando sono stato eletto nel 2013 la Lega sfiorava il 4%. Non bisogna demordere. Ormai il consenso politico ha un andamento sinusoidale».

Massimiliano Fedriga dal rapporto con i social a quello con la musica

Sbarcato in sordina su Tik Tok da meno di un mese, anche Fedriga comincia ad abbracciare un nuovo stile comunicativo, pur sempre "da governatore", come ci tiene a sottolineare. «Non faccio le dirette» afferma, quindi esclusa la possibilità di incappare in uscite quali "la pacchia è finita", come qualcun altro ha detto. Ma non sarebbe comunque nello stile di Fedriga. Tra siparietti e battute, la curiosità di quel che può succedere in studio sale anche per il governatore che sorridendo se ne esce con: «Voglio vedere cosa tira fuori adesso» buttando l'occhio sul foglio di Lauro. «Abbiamo un passato controverso in aula» provoca scherzosamente Geppi, ricordando quando l'allora onorevole Fedriga se la prese con il presidente del consiglio Matteo Renzi. "Lei non è il presentatore del consiglio dei ministri, non è la spalla di Maria De Filippi, ma il Presidente del Consiglio dei ministri" furono le parole di Fedriga, che al tempo gli costarono una sospensione di quindici giorni, perché «nonostante i richiami non uscii dall'aula. Eravamo nel bel mezzo di un dibattito acceso e dissi a Renzi quelle parole perché poco tempo prima era in tv dalla De Filippi con un giubettino in pelle».

Da Briciola ai concerti di Vasco fino ai Pinguini

Ma è presto un tuffo nei ricordi per Massimiliano Fedriga, per gli amici Max, in famiglia Massi e per il papà Briciola. «Era imbarazzante quando veniva a prendermi all'aeroporto e lo sentivo urlare "Briciola". Ora papà non c'è più e magari mi chiamasse ancora Briciola». Della mamma invece è un altro appellativo, "Nano" «perché quando ero piccolo non riuscivo a dire il mio nome, un po' complesso da pronunciare per un bambino. Allora accorciavo in "Nano". Sempre all'infanzia è legato un altro aneddoto: «Quando mi chiedevano dove ero nato, rispondevo "sono nato a Verona, ma concepito a Trieste"» racconta senza trattenere il riso e richiamando alla memoria le ragioni che portarono alla scelta del suo nome, legate al Castello di Miramare.

Ad accendere il grigio-chiaro-allegro del vestito arriva anche la cravatta tricolore gentilmente offerta da Lauro e parzialmente nascosta sotto il gilet, di modo che spicchi solo il verde. Da Briciola ai concerti di Vasco, ora nella playlist del governatore ci sono i Pinguini Tattici Nucleari. «Magari li invitiamo a fare il concerto la prossima stagione in Friuli Venezia Giulia» è stata la proposta del governatore.

Ultimo aggiornamento: 18 Novembre, 13:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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