Flussi di migranti, decine di nuovi rintracci: la Regione chiede regole

Domenica 12 Luglio 2020 di Antonella Lanfrit

UDINE - L'auspicio è che «lo storico incontro di lunedì a Trieste tra i presidenti  italiano e sloveno serva anche a discutere del controllo dei confini. Se devono esserci buoni rapporti tra i due Paesi confinanti, e noi vogliamo ci siano, devono essere buoni per entrambi».

Alla vigilia della giornata che vedrà insieme il presidente Sergio Mattarella e l'omologo sloveno Borut Pahor in alcuni luoghi simbolo della martoriata storia del '900 in regione, l'assessore regionale alla Sicurezza e alla Politica dell'immigrazione, Pierpaolo Roberti, pone così la questione che sta facendo alzare i toni della cronaca: il confine con la Slovenia torna a essere a maglie larghe tanto che decine e decine di migranti dalla rotta balcanica sono arrivato a Udine e ora saranno ospitati nella struttura di Tricesimo per l'isolamento fiduciario di 14 giorni. Già sabato scorso, dopo la scoperta di soggetti positivi che avevano avuto a che fare con i Balcani, il presidente della Regione Massimiliano Fedriga ha chiesto a Roma di rivedere le regole per gli ingressi. Il recente rintraccio di decine e decine di giovani bengalesi, pakistani e afgani alle porte di Udine ha aumentato il grado di allerta nel Governo regionale.

«Non è possibile che durante il lockdown ci si sia trovati improvvisamente con i confini sbarrati verso la Slovenia, la Croazia, e anche la Bosnia, perché a loro conveniva così, mentre ora sia possibile per un gruppo di 70-80 giovani uomini attraversare impunemente il territorio sloveno ragiona ancora Roberti -. Sia chiaro, non ne faccio una colpa alla Slovenia, che fa i suoi interessi. Anche noi, però, dobbiamo tutelare i nostri». Al punto in cui sta il problema, Roberti non ne fa più una mera questione di numeri riguardo alle Forze di polizia schierate. «Il numero di poliziotti non è indifferente argomenta -, ma più determinante è ciò che debbono fare su quel confine: non ci serve che facciano un servizio di accoglienza dei migranti da portare in Prefettura. A noi servono regole e strumenti per rimandare queste persone in Slovenia».

BALCANI
Intanto tutti i vertici del servizio sanitario regionale ieri si sono trovati con il vicepresidente della Regione e assessore alla Salute, Riccardo Riccardi, per gli aggiornamenti legati alla prevenzione del Covid-19. Su 135 tamponi effettuati a Monfalcone nella comunità bengalese, è stato riscontrato un caso positivo. Oggi i test sono proseguiti. Complessivamente in regione le persone positive sono 113 in aumento di due unità. Tra i 13 Paesi da cui non è possibile entrare in Italia, dopo le disposizioni di questa settimana del ministro della Salute, ci sono anche Bosnia-Erzegovina e Macedonia del Nord. Provvedimento sufficiente per sigillare il virus sulla rotta balcanica, prima che entri in Fvg? «Per il Friuli Venezia Giulia ha risposto ieri Riccardi sarebbe necessario che vi fosse la stessa nostra sorveglianza in tutti i Paesi». Per un efficace screening sul territorio regionale è comunque «fondamentale il ruolo dei Comuni e dei datori di lavoro», ha aggiunto al termine del summit. «L'organizzazione territoriale ha detto parte dalla Direzione socio sanitaria e coinvolge la prevenzione per il modello organizzativo, ma poi anche i servizi sanitari dei Comuni, i distretti e i dipartimenti di medicina generale in questa fase, oltre al ruolo dei Comuni, sarà importante proseguire i contatti già avviati con l'Inps per la ricerca di condivisione di dati». La Regione sta lavorando anche per il governo degli eventuali casi di isolamento. Oltre alla struttura di Tricesimo, ha concluso Riccardi, «siamo riusciti a riattivare quella di Muggia e, in caso di necessità, stiamo valutando la possibilità di attivare altre soluzioni».

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