Coltan, minerale radioattivo nel Porto: «Base per creazione industria di microchip»

Venerdì 5 Aprile 2019
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TRIESTE - «L'arrivo del primo carico di coltan a Trieste era la base per l'insediamento di un'industria per la produzione di microchip nella nuova area del porto franco di Trieste adiacente alla Wartsila». Lo ha detto il noto avvocato triestino Federico Pastor intervenendo all'emittente privata triestina Telequattro confermando di essere il referente del carico di coltan spedito dal Venezuela, oggetto anche di una inchiesta della Procura di Trieste.

«Tutto nasce da un imprenditore venezuelano che ora vive a Trieste e mi ha interessato della vicenda circa un anno fa - ha proseguito Pastor - perciò mi sono attivato perché questa attività imprenditoriale fosse svolta proprio a Trieste. Ho a cuore le sorti della mia città, dunque ne ho parlato con il sindaco Dipiazza che ha capito subito l'importante valenza dell'operazione. Dopo un anno il prodotto è arrivato ed ora ci troviamo di fronte a questa indagine della Procura sulla quale io non ho niente da dire e spero che tutto si risolverà».

L'idea imprenditoriale avrebbe previsto la creazione di una base operativa nell'area di FreeEste (il retroporto di Trieste) per sfruttare i vantaggi competitivi del punto franco (dove non è prevista tassazione per operazioni estero su estero), e costruire un insediamento produttivo. «Il progetto era molto più ambizioso della rivendita del materiale ma si basava sulla creazione di un'azienda votata alla produzione di microchip con l'utilizzo di questo materiale strategico - ha aggiunto ancora Pastor - e quindi l'utilizzo di manodopera con la creazione di nuovi posti di lavoro. Questa industria avrebbe poi portato il pagamento delle tasse e magari investito pure nello sport triestino che io ho da sempre nel mio cuore. Ora l'imprenditore è chiaramente tramortito da questa indagine ma spero che il progetto continui».

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