Luca Zaia in diretta oggi: «Veneto giallo? Siamo appesi al filo». «Vaccini, raddoppiato il numero di prime dosi. Media regionale all'86%»

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Beatrice Mani
Luca Zaia in diretta oggi
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Luca Zaia torna in diretta oggi, venerdì 3 dicembre 2021, per aggiornare con le ultime notizie sull'andamento della pandemia da Covid in Veneto. Sono tanti i temi caldi della giornata, uno su tutti il rischio di cambio di colore che corre la nostra regione (due parametri sono già stati superati, ha annunciato oggi Zaia, manca solo quello dei ricoveri in Area medica - «Ma siamo appesi a un filo» - ha commentato il governatore).

Occhi puntati anche sulla situazione in tutto il Nordest (qui gli ultimi dati Gimbe), la variante Omicron, la prosecuzione della campagna vaccinale e delle terze dosi: la nota positiva di oggi è che sono più che raddoppiate le prime dosi di vaccino inoculate e che la media regionale di chi ha dicevuto una prima o seconda dose è salita all'86%. «Io ho l'obbligo di dire la verità ai cittadini - ha ribadito Zaia -. Io non ce l'ho con i no vax ma vaccinarsi è la soluzione». La battaglia, quella vera, si sta consumando negli ospedali per il presidente del Veneto, che si è anche detto pronto ad aprire i 7 ospedali chiusi per far fronte a qualsiasi emergenza. 

 

 

Zaia in diretta oggi

 

Il bollettino di oggi


Sono 3.116 i nuovi contagi Covid registrati in Veneto nelle ultime 24 ore. Questi positivi sono stati intercettati con oltre 98mila tamponi (19milioni e 012mila tamponi fatti da inizio pandemia). L'incidenza è di 3,18 . Il dato porta il totale degli infetti a 525.803 dall'inizio della pandemia. Le vittime, sempre nelle ultime 24 ore, sono state 9. La situazione negli ospedali: sono 664 i ricoverati negli ospedali del Veneto. Di questi, 549 sono ospitati nei reparti dell'area medica), mentre sono 115 in terapie intensiva. Continua a salire il numero dei soggetti attualmente positivi, 35.705 in isolameto fiduciario. (Il bollettino integrale lo trovate QUI)

Covid in Veneto: le ultime notizie

«Le vaccinazioni stanno progredendo molto bene - ha affermato Zaia - ieri avevamo 47mila inoculazioni, oggi 42mila, siamo la regione in rapporto agli abitanti che sta inoculando di più. Di queste 42mila di oggi quasi 3mila hanno fatto la prima dose, e come terza dose siamo oltre 36mila. 593mila sono le terze dosi inoculate in totale. 7milioni 864mila i vaccini inoculati in totale. Più che raddoppiato il numero di prime dosi, abbiamo superato la situazione di stallo, la media regionale è arrivata all'86% di veneti vaccinati con una o due dosi. Il bacino del Nordest è penalizzato dal punto di vista epidemiologico - ha sottolineato il governatore -, nessuno sa spiegarsi il perché. Di certo la componente dei non vaccinati è importante: su 115 ricoverati l'80% è di non vaccinati. Questo fa capire quanto questo conti».

Veneto cambia colore?

Incidenza 317,1. Rt 1,39, Ricoveri: Terapie intensive al 10%, Area non critica 8%. Cosa succede adesso?« I tre parametri, incidenza e terapie intensive sono superati, per l'area non critica dobbiamo arrivare al 15%, quando ci arriveremo passeremo in zona gialla: siamo appesi al filo dell'occupazione in area medica. Se dovessimo proiettare la media degli ultimi 15 giorni, pian piano arriveremmo anche all'arancione e al rosso, ma non è prevedibile il comportamento del virus -ha sintentizzato Zaia -. Per questo investiamo molto sulla dose buster o terza dose, perché ci garantisce di essere abbastanza tranquilli sul rischio di ricoveri, dentro l'ospedale si sta consumando una battaglia che ha già cominciato a togliere posti letto a pazienti che ne avevano bisogno per altre patologie. I pazienti Covid sono come "radioattivi", chi interagisce con loro, ad esempio, deve mettere in atto procedure che paralizzano reparti interi. Per non parlare della divisione dei pazienti covid e non Covid nei reparti. La sfida è negli ospedali». 

Non vaccinati

«Gli infettati non vaccinati sono moltissimi e i non vaccinati ricoverati sono altrettanti - ha spiegato Zaia mostrando alcuni grafici. Nel rispetto della libera scelta di ognuno, è innegabile che il vaccino stia funzionando. Abbiamo ancora 656mila persone over 12 non vaccinate in Veneto, se il virus entra in quella fascia di popolazione circola più velocemente. La vera sfida è convincere i cittadini di valutare l'opportunità di vaccinarsi. Non posso continuare ad accettare che si continui a dire che basta curarsi a casa: i dati parlano chiaro. A parità di contagi oggi abbiamo un quarto di pazienti in ospedale, non è che siamo diventati più bravi: i vaccini funzionano».

Vaccini ai bambini

«Tra poco entrerà in pista il Pfizer pediatrico, stiamo pensando di riuscire a tenere il canale aperto con i pediatri: siamo convinti che se riuscissimo a far sì che il bambino fosse vaccinato dal pediatra, sarebbe una conquista», ha spiegato Zaia. «Chiaramente i nostri centri vaccinali ci sono». Ieri, intanto, c'è stato l'incontro con i pediatri per la vaccinazione ai bambini, dopo la decisione di Aifa. Sono 302mila i bambini in Veneto che potranno vaccinarsi dai 5 agli 11 anni di età. «Crediamo che sia molto importante che il medico conosca il bambino e sia in contatto con la famiglia, in Veneto sono 525 i pediatri di libera scelta, e quindi che la vaccinazione avvenga negli ambulatori, o negli hub vaccinali in aree dedicate, o con la vaccinazione a domicilio - ha spiegato l'assessore regionale Manuela Lanzarin -. Vedremo quale sarà la risposta e l'adesione. Il vaccino Pfizer arriverà già con le dosi previste per ogni fialetta, potrebbe arrivare già in monodose e questo ci faciliterebbe maggiormente». Occorrerà prenotare? «Ogni singola azienda, in base alla modalità scelta per fare i vaccini, deciderà: con la modalità dell'hub, ad esempio, occorre prenotare, nel caso di vaccinazione dal pediatra, sarà il pediatra stesso a chiamare».

 

 

Tamponi

«Sul fronte tamponi siamo fortemente sotto pressione - ha dichiarato Zaia -. Benvenga l'idea di Figliuolo di mandare nelle regioni squadre per fare tamponi. Abbiamo già avuto i primi contatti ma non sono ancora arrivati in Veneto. In Veneto siamo riusciti a fare 140mila tamponi in un giorno, fra molecolari e antigenici». 

«Maggior numero di positivi rispetto alla popolazione? Non ho risposte. Il virus è indescrivibile». Lo ha affermato il presidente del Veneto Luca Zaia, rispindendo ai giornalisti. «Abbiamo avuto dei periodi, come lo scorso anno, - ha proseguito Zaia - in cui il virus colpiva di più da noi e non le altre regioni contermini, poi in primavera la situazione si è rovesciata, e per esempio l'Emilia-Romagna ha chiesto ospitalità per alcuni pazienti. Il bacino del Nordest è il più sacrificato, ma c'è per esempio la comunità dell'Alto Adige poco numerosa con una situazione epidemiologica più grave, come il Friuli Venezia Giulia, e come la Slovenia; l'Austria addirittura ha chiuso tutto. Nessuno sa spiegarsi - ha concluso - perché le otto regioni più colpite sono sempre le stesse». 

Carenza di personale negli ospedali

Sulla carenza di medici «paghiamo lo scotto di una mancata programmazione, che peraltro non ci compete. Per anni abbiamo detto che si doveva riprogrammare il numero dei medici». Lo ha sottolineato il presidente del Veneto, Luca Zaia. «Nel 2018 - ha ricordato - abbiamo assunto 300 medici laureati ma non specializzati, scatenando un putiferio. Oggi è normale, ma c'è voluto il Covid di mezzo, così come è normale chiedere di lavorare a un medico oltre i 70 anni. Senza pensare a chi preferisce lavorare nel pubblico o privato. In un mondo in cui la sanità è universalistica, ed è giusto che così sia, i professionisti lasciano un lavoro massacrante dove vengono pagati poco e vanno in spazi dove si lavora meglio», ha concluso. 

«Abbiamo scelto di declinare a seconda di ricoverati e terapie intensive i servizi offerti dagli ospedali, lo spiegherà meglio l'assessore Lanzarin», ha annunciato Zaia. «Tutte le Ulss sono in fase 2, tranne l'Euganea che è in Fase 3 - ha spiegato Lanzarin - . Le attività non urgenti sono state sospese dove necessario, per la specialistica c'è la sospensione delle attività non urgenti». I Covid Hospital non sono stati riaperti, al momento, siamo pronti, se servisse, ad aprire i 7 ospedali chiusi che abbiamo tenuto manutentati, in ordine, per qualsiasi esigenza (sono utilizzati per i pazienti post cura e riabilitazione, sono 700 posti letto. Noale, Valdobbiadene sono stati utilizzati in passato). In questo momento non serve. Sui covid Hospital affrontiamo l'idea ma solo in relazione alla crescita delle terapie intensive, ma dobbiamo vedere l'evoluzione. Abbiamo già il nostro piano, sempre legato alle diverse Fasi.

Contact tracing

«Alle Regioni sono stati forniti dall'istituto di sanita alcuni indicatori per capire come stia evolvendo l'andamento dell'epidemia. Serve per classificare le regioni da rischio elevato a basso rischio - ha spiegato la dottoressa Francesca Russo -. La presa in carico del soggetto è fra questi indicatori, occorre contattare almeno il 60% dei soggetti. Al momento noi abbiamo su questo indicatore oltre l'80% e tendiamo ad essere sempre sopra a questa percentuale e andare verso il 90%, quando una Ulss tende ad andare sotto l'80% noi ci attiviamo scrivendo alle Ulss. E' normale che qualcuno non venga contattato. Sul Contact tracing - chiamare la persona e faccio l'indagine sui contatti -, una parte incontra una certa riluttanza da parte della persona contagiata a dire con chi sia stato in contatto, poiché i contatti finiscono automaticamente in quarantena. Noi abbiamo puntato sul contact tracing spinto, contattando tutti, anche i contatti dei contatti, epr allargare la rete, questo ci porta ad individuare più positivi. La soglia è del 90%, la settimana scorsa eravamo all'89.3%, questa settimana abbiamo già recuperato». 

 

 

Niente tamponi nelle Ulss ai no vax

Zaia ha anche commentato la decisione di non effettuare i tamponi a pagamento per i non vaccinati nelle Ulss venete: «Ci sono le priorità e in questa fase con un'alta circolazione del virus siamo arrivati quasi al collasso dei tamponi per uso diagnostico». «Non possiamo continuare a diffondere l'alibi che questo virus si cura a casa. Basta. Il 93% si cura già a casa, ma senza pneumologie e terapie intensive molti sarebbero morti». Lo ha detto il governatore del Veneto, Luca Zaia, a Radio Anch'io, su Rai1, parlando della decisione delle Usl venete di non effettuare tamponi a pagamento per i non vaccinati. .«Abbiamo una macchina dei tamponi micidiale - ha aggiunto Zaia a Radio Anch'io - ma siamo anche impegnati sul fronte delle vaccinazioni, siamo la regione che vaccina di più in Italia. Abbiamo tanto fronti aperti, 700 pazienti in ospedale Covid. Finiamola con le menate, a parità di contagiati oggi abbiamo un quarto dei ricoverati rispetto all'anno scorso. L'83% di questi sono non sono vaccinati».

Mascherine all'aperto

E sul ritorno delle mascherine nelle città italiane, il governatore ha osservato il governatore, sempre nell'intervista a Radio Anch'io:«la mascherina all'aperto diventa obbligatoria in zona gialla, noi probabilmente passeremo in zona gialla nel giro di qualche settimana visto l'incremento dei contagi. Io la mascherina la porto sempre quando mi trovo in un assembramento, serve buon senso».

Vaccino obbligatorio?

Infine, sull'ipotesi di rendere il vaccino obbligatorio: «io sono contrario all'obbligo vaccinale - ha risposto Zaia a Radio Anch'io - perché sono pratico. Cosa vuol dire rendere obbligatorio il vaccino? Non c'è un modello vaccinale nel mondo che abbia raggiunto il 100%. La vaccinazione obbligatoria prevedrebbe il Tso, ed è fattibile in un paese in cui non possiamo nemmeno chiedere la carta d'identità ad un cittadino? Per favore siamo seri!».

Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre, 10:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA