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Allarme West Nile, c'è un nuovo caso: i ricoveri salgono a sei. Ecco la mappa dei comuni coinvolti

Venerdì 5 Agosto 2022 di Mauro Favaro
Nuovo ricovero di un paziente affetto da West Nile

TREVISO - Undici contagi, nove comuni coinvolti, sei ricoveri in ospedale, l'ultimo ieri, e due decessi. Il tutto in meno di tre settimane. Si allarga la minaccia del West Nile, il virus diffuso dalle zanzare comuni. Il gran caldo e i fiumi ormai a secco, con i conseguenti ristagni d'acqua, non solo fanno moltiplicare le zanzare ma le fanno anche avvicinare ancora di più alle case. E di conseguenza aumentano i rischi di contagio. Nel trevigiano è stata confermata la presenza di zanzare infette a Ponte di Piave e Codognè. Ma il virus della febbre del Nilo ha già contagiato delle persone anche a Salgareda (2), San Biagio (2), Conegliano, Merlengo di Ponzano, Cessalto e Chiarano. Più un caso sospetto a Meduna. Tutte zone subito finite sotto la lente d'ingrandimento dell'Usl della Marca.

LE SEGNALAZIONI
Ad oggi si sono contate 11 segnalazioni di persone contagiate dal West Nile, considerando solo quelle con sintomi importanti, di età compresa tra i 62 e i 92 anni. Quattro sono state confermate ufficialmente dai laboratori di Padova. Tra queste, anche i due decessi per encefalite di metà luglio: un uomo di 73 anni di Merlengo e una signora di 87 anni di Salgareda. Per il resto ufficialmente si parla ancora di casi probabili di febbre del Nilo. Ma i dubbi sono davvero pochi. L'ultimo è di ieri: un paziente di 74 anni di Chiarano, già costretto a convivere con altre patologie, è stato precauzionalmente ricoverato in ospedale. Non è semplice arrivare a una diagnosi certa nel giro di poco tempo. Nei casi visti fino ad ora i medici hanno anche dovuto eseguire punture lombari per analizzare il liquor cerebrospinale ed escludere l'ipotesi meningite. Uno dei più importanti indizi arriva nel momento in cui l'esame sierologico conferma la presenza di anticorpi legati al West Nile. Dopodiché non manca che la conferma definitiva in laboratorio. «I numeri riscontrati in questo periodo sono superiori agli anni precedenti spiega Davide Gentili, medico igienista del servizio Igiene e sanità pubblica, referente dell'Usl per le arbovirosi la situazione ambientale e climatica di questa estate sta determinando un contesto favorevole alla circolazione di West Nile Virus». «In particolar modo aggiunge per la riduzione quantitativa dei corpi idrici e della loro portata con formazione di ristagni, per le condizioni climatiche favorevoli a un inizio precoce in primavera del ciclo riproduttivo delle zanzare e per l'avvicinamento delle stesse alle zone antropizzate alla luce della riduzione dei corpi idrici naturali».

IL PRIMO CASO
Il primo caso di West Nile è stato registrato in Veneto nel 2008. Poi la febbre del Nilo è diventata sostanzialmente endemica in estate. I serbatoi del virus sono gli uccelli selvatici e le zanzare di tipo Culex, che attraverso le loro punture rappresentano il principale mezzo di trasmissione all'uomo. Il virus non si trasmette da persona a persona. Nella maggior parte dei casi chi viene contagiato supera l'infezione senza sintomi. In altri casi si può sviluppare febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati e sfoghi cutanei. Generalmente si recupera nel giro di una settimana. Negli anziani, così come nelle persone debilitate, invece, il quadro clinico può essere più grave. «Ma non bisogna farsi prendere da allarmismi ha sottolineato Francesco Benazzi, direttore generale dell'Usl della Marca oltre l'85% delle persone punte da zanzare infette non sviluppano alcun sintomo e il 10% solo dei sintomi lievi. Nell'1% dei casi, poi, soggetti con difese immunitarie particolarmente basse a causa di altre patologie possono arrivare anche al decesso. Ma sono situazioni limite. E auspichiamo che restino isolate».

    
 

Ultimo aggiornamento: 16:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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