Vittorio e Stephane uniti dalla passione per il mare e quel gozzo acquistato a primavera: «Traditi dalla bora»

Vittorio Verongalli era un ex imprenditore del ramo tessile, Stephane invece lavora in banca a Orsago

Martedì 9 Novembre 2021
La darsena dell'Orologio a Caorle da dove sono salpati
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CONEGLIANO - Padre e figlio accomunati dalla passione per il mare e per la nautica. Non solo le imbarcazioni a motore: Stéphane, in particolare, aveva conseguito anche la patente di vela. Ed era proprio quello il suo sogno, nonostante i problemi motori che lo tormentavano dopo un terribile incidente d'auto: solcare i mari al timone di una barca a vela. Ma assieme al padre Vittorio, aveva virato per il gozzo da pesca, con il quale, con cadenza costante, usciva al largo di Caorle già dallo scorso marzo, quando la famiglia aveva acquistato Gaia, l'imbarcazione inabissatasi nella tarda mattinata di ieri al largo di Duino, nel golfo di Trieste. «È meno impegnativa di una barca a vela» gli aveva detto il genitore. Il 51enne lavorava alla filiale di Orsago della Banca della Marca. Ma ogni fine settimana la passione marinaresca portava lui e l'anziano padre sul litorale veneziano, dove durante l'estate avevano preso confidenza con la nuova imbarcazione.

 
LA PASSIONE

Il mare era un'occasione per stare assieme, dopo tanti anni di lavoro e sacrifici: Vittorio Verongalli era stato un imprenditore di successo, nel ramo tessile, e viveva con la moglie e con lo stesso Stéphane a Monticella, in uno dei quartieri più belli della città. Ma ieri mattina quella passione ha tradito entrambi. Anche se il naufragio potrebbe essere stato causato da un'avaria, di certo le condizioni meteo non consigliavano di uscire in mare, né tanto meno di affrontare un trasferimento non certo complicato con mare e vento favorevoli ma sicuramente insidiose viste le raffiche di vento dei giorni scorsi, in cui tra l'altro erano state annullate, causa bora, delle regate previste nel golfo di Trieste, proprio tra Monfalcone e Sistiana, dove si sarebbe inabissata l'imbarcazione. 


TRADITI DAL GOLFO

Forse padre e figlio non si erano resi conto di quanto fosse proibitivo il tentativo di raggiungere i cantieri di Monfalcone prima di aver superato Bibione. Prima di quel punto, rimanendo sotto costa, avrebbero evitato mare e bora coperti dalla terraferma. Ma passato il Tagliamento si sono trovati come in mare aperto, con le raffiche che da Nordest soffiavano a quasi cento chilometri all'ora. «Quest'anno la bora è arrivata prima - spiegavano ieri i lupi di mare di Trieste e Monfalcone -. Di solito arriva così forte a dicembre, ma è già qualche settimana che si sta facendo sentire». Fra i cantieri di Monfalcone, ieri, era subito circolata la notizia della barca naufragata a poche miglia dalla costa. E tutti si sono chiesti se i due diportisti avessero fatto conto dei rischi che correvano in una simile giornata. «Il mare non perdona» sottolineavano i più navigati mentre assistevano alle ricerche proseguite per tutto il pomeriggio di ieri lungo la costa. Quando è scattato l'allarme, dopo il mayday ricevuto dal cantiere di Monfalcone, la Capitaneria di Porto di Trieste ha messo in campo tutti i mezzi possibili per soccorrere Vittorio e Stephane Verongalli. Si è subito alzato in volo un elicottero mentre su un'imbarcazione dei vigili del fuoco si è mosso il nucleo sommozzatori. Con loro anche una motovedetta della Guardia di Finanza. Dopo due ore il corpo dell'ottantenne è stato visto galleggiare a un paio di miglia ad Ovest di Sistiana, non lontano da Duino. I soccorritori hanno recuperato di Vittorio ormai privo di vita, per poi proseguire nelle ricerche del natante e di Stephane, ma di entrambi non si è trovata traccia almeno fino a ieri sera inoltrata, quando le ricerche sono state sospese, fatta eccezione per l'elicottero notturno che ha continuato a sorvolare la zona fino al mattino.

 

Ultimo aggiornamento: 09:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA