Virus respiratorio fra i neonati, epidemia in provincia di Treviso: già 25 ricoverati. Scatta l'allarme: «Più pericoloso del Covid»

Giovedì 28 Ottobre 2021 di Mauro Favaro
Epidemia di bronchiti tra i neonati
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TREVISO - Un'epidemia di virus respiratori sta colpendo i neonati. I reparti di Pediatria della Marca si stanno riempiendo di bambini di pochi mesi che hanno bisogno dell'ossigeno. Le unità si sono già attrezzate aumentando il numero di ventilatori. Stavolta non si tratta del Covid. Il responsabile è il virus respiratorio sinciziale, che può causare complesse bronchioliti. Negli ospedali trevigiani sono ricoverati 25 bambini che faticano a respirare. Un terzo dei posti della Pediatria di Treviso è occupato da piccoli pazienti in queste condizioni. Qui ce ne sono 10, compresi due in via di dimissione. Altri cinque sono ricoverati nell'ospedale di Conegliano. E il resto tra Montebelluna e Oderzo. «Sei bambini sono sottoposti ad ossigeno ad alti flussi - spiega Stefano Martelossi, primario della Pediatria di Treviso - siamo davanti a una vera e propria epidemia di bronchioliti che nei prossimi mesi, almeno fino a dicembre, potrebbe dare non pochi problemi». Per fortuna al momento nessun neonato è stato trasferito in Terapia intensiva.

ASSALTO AI PRONTO SOCCORSO
Le difficoltà derivano dal rischio che i posti letto della Pediatria non bastino per tutti. La nuova emergenza appare evidente anche dall'assalto al pronto soccorso pediatrico del Ca' Foncello, e non solo. «Generalmente arrivavano 10 bambini al giorno. Adesso siamo anche a 30 o 40 - dice il primario - gli accessi sono più che triplicati». Tanto che si è reso necessario rinforzare l'area dell'emergenza-urgenza prevedendo l'inserimento di altri infermieri. E i tempi di attesa si allungano. «Se il bambino è piccolo è opportuno che venga visto direttamente in pronto soccorso - sottolinea Martelossi - per quelli più grandi, invece, è utile una visita dal proprio pediatria di libera scelta per valutare come procedere». Come si spiega questa epidemia tra i neonati? «Nell'ultimo anno e mezzo il lockdown e le misure di prevenzione contro il Covid hanno portato a una scarsissima circolazione del virus respiratorio sinciziale, che causa tra il 60 e il 70% delle bronchioliti - fa il punto Martelossi - adesso si sta diffondendo in modo aggressivo. Anche attraverso i fratelli maggiori, che possono sviluppare un semplice raffreddore ma allo stesso tempo contagiare i più piccoli. La malattia non è più pesante. I bambini colpiti, però, sono molti di più».

I SINTOMI
L'infezione all'inizio emerge come un raffreddore. Poi possono aggiungersi stanchezza, respiro velocizzato, piccole apnee e così via. Il picco viene raggiunto nel giro di quattro o cinque giorni. La malattia è nota. Ma nei casi più complessi c'è bisogno dell'ossigeno. «Nei bambini più piccoli l'infiammazione di bronchioli e alveoli arriva a provocare una piccola ostruzione - specifica il primario - e gli esiti possono essere anche gravi. Molto più dell'infezione da Coronavirus, che nei bambini a livello generale dà raramente quadri respiratori complicati». I consigli sono quelli già sentiti contro il Covid: «Evitare luoghi troppo affollati, indossare le mascherine, pulire le superfici e lavare le mani. Per quanto possibile, poi, in questo periodo sarebbe opportuno contenere i contatti con fratelli che magari hanno il raffreddore. E anche venire in ospedale può rappresentare un fattore di rischio». La buona notizia è che oggi non c'è nessun bambino ricoverato per il Covid. Le quarantene nelle scuole sono in calo: attualmente ci sono 17 classi in isolamento a casa (-2) e 29 sotto monitoraggio (-4).

CAMPAGNA ANTINFLUENZALE
Dal 2 novembre, poi, partirà la nuova campagna vaccinale contro l'influenza stagionale. Anche questa è praticamente sparita nel corso dell'epidemia da Coronavirus. Si teme che ora possa ripresentarsi con un alto numero di contagi, proprio come sta accadendo con i virus respiratori tra i più piccoli. L'Usl della Marca ha già ordinato oltre 290mila vaccini antinfluenzali. Per un investimento di quasi 3 milioni di euro. I medici di famiglia sono pronti a vaccinare direttamente tutti i trevigiani con più di 60 anni e quelli più giovani con patologie a rischio. E agli over 80 a domicilio verrà proposta anche la terza dose contro il Covid. L'azienda sanitaria ha fatto il punto dell'organizzazione ieri sera in un incontro con gli stessi dottori di base. «È davvero importante vaccinarsi contro l'influenza - tira le fila Martelossi - ora sarebbe un disastro riuscire a contenere il coronavirus e andare in difficoltà a causa dell'influenza stagionale».


 

Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre, 10:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA