Vino annacquato e senza alcol, l'Ue vuole sdoganare la legge, il Veneto insorge: «Follia»

Venerdì 7 Maggio 2021 di Angela Pederiva
L'Ue vuole sdoganare anche il vino con l'acqua e senza l'alcol (Foto di Jill Wellington da Pixabay)
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Non bastava con lo zucchero e senza l'uva: ora l'Ue vuole sdoganare anche il vino con l'acqua e senza l'alcol. La proposta del Consiglio dell'Unione europea prevede di autorizzare, nell'ambito delle pratiche enologiche, la dealcolazione parziale o totale e il sostanziale annacquamento anche dei marchi Docg, Doc e Igt, che sono 53 solo in Veneto, regione non a caso ai vertici nazionali per produzione (10 milioni di ettolitri) ed esportazione (2,2 miliardi di euro). «Ad un'idea del genere c'è solo da dire di no», tuona Coldiretti, guidata da Daniele Salvagno, a cui si associa Innocente Nardi, presidente del Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene: «Verrebbe da pensare che a Bruxelles abbiano bevuto qualcosa di forte, per immaginare una simile aberrazione».

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IL DOCUMENTO
Per fregiarsi della denominazione di origine, un vino deve rispettare il titolo alcolometrico minimo, fissato dal disciplinare di produzione: per esempio, 11 gradi per il Prosecco e il Merlot, 12 per il Recioto di Soave, 14 per l'Amarone. Il working paper (documento di lavoro) del Segretariato generale del Consiglio dei ministri Ue, che abbiamo letto nella versione originale in inglese datata 16 aprile, propone però di ridurre la gradazione alcolica e di aggiungere piuttosto l'acqua, andando così a modificare cinque regolamenti in materia di prodotti agricoli, su cui l'istituzione ha la competenza legislativa insieme al Parlamento europeo. Il testo precisa che un accordo in tal senso è stato raggiunto il 26 marzo dal super-trilogo sulla politica agricola europea, formato dai negoziatori del Consiglio, del Parlamento e della Commissione Ue. Si legge che proprio quest'ultima «ha fatto riferimento alle recenti discussioni all'Oiv», cioè all'interno dell'Organizzazione internazionale del vino, e «ha spiegato che, al fine di riequilibrare i vini dealcolizzati e garantire un gusto gradevole, potrebbe essere necessario aggiungere alcune pratiche enologiche non consentite al momento». Ad esempio «la restituzione dell'acqua ai prodotti vitivinicoli che hanno subìto un processo di dealcolizzazione», che presuppone una gradazione massima di 0,5. La tesi della Commissione è stata condivisa dal Parlamento. «Da parte del Consiglio, in uno spirito di compromesso, la Presidenza ha riconsiderato la sua posizione e preferenza per il testo iniziale», avviando su queste ipotesi di modifica la consultazione del Comitato speciale agricoltura, composto dagli alti funzionari degli Stati membri.

LA CATEGORIA
Dunque al momento il confronto è sul piano tecnico. Coldiretti Veneto auspica però una retromarcia politica: «Meglio sarebbe che l'Unione Europea lavorasse per un programma di ulteriore qualificazione del vino, che riaffermi l'Italia come il territorio che esprime la migliore espressione qualitativa, con una biodiversità che va difesa e non annacquata». L'associazione di categoria a livello nazionale, con il presidente Ettore Prandini, vede in questa iniziativa «un pericolo» in linea con il proposito di inserire nelle etichette delle bottiglie un allarme per la salute simile a quello stampigliato sulle scatole delle sigarette (nuoce gravemente alla salute), contenuto nel Piano d'azione per la lotta al cancro. Al riguardo osserva Nardi, dalle colline Unesco di Conegliano e Valdobbiadene: «L'educazione al bere in maniera consapevole e responsabile non ha niente a che vedere con questo evidente tentativo di portare avanti gli interessi economici di qualcuno. Il vino, tanto più se a denominazione di origine, è un prodotto dal valore culturale ed è un simbolo della nostra storia. Trasformarlo in qualcosa di diverso significherebbe andare contro la civiltà umana. Un disciplinare di produzione è il riconoscimento di una qualità naturale: gli 11 gradi del Prosecco sono stati stabiliti in quanto le migliori produzioni si attestano spontaneamente a quel livello alcolico. Riducendo i gradi o aggiungendo l'acqua, scardineremmo natura, cultura, storia».

REAZIONI
«L'idea di annacquare il vino per abbassarne il tasso alcolico è una solenne idiozia che, dietro il paravento della tutela della salute, pare rispondere ad altre logiche che vanno comunque a penalizzare un'eccellenza italiana. Delle due l'una: chi l'ha pensata e proposta o non ha idea di cosa sia il vino e non lo apprezzi, oppure ne sappia e lo apprezzi sin troppo. E non annacquato». Così il deputato di FI Roberto Novelli commenta la proposta europea di allungare il vino con l'acqua per diminuirne il tasso alcolico.
«Il Friuli Venezia Giulia vanta una tradizione di altissima qualità. Tradizione maturata nei decenni e che grazie alle caratteristiche naturali della nostra regione e alla competenza e alla passione degli operatori della filiera ha conquistato crescenti fette di mercato nazionale e internazionale, con una produzione di oltre un milione di ettolitri, di cui il 43% DOP. La pandemia, qui come altrove ha colpito in particolar modo le produzioni di fascia alta, e i segnali di una ripresa in corso potrebbero arrestarsi se dovesse andare in porto questa strampalata proposta. Una proposta - conclude Novelli - contro cui Forza Italia si batterà ad ogni livello, come ha già annunciato, anche su mia sollecitazione, il vicecapogruppo e responsabile del dipartimento Agricoltura di Forza Italia Raffaele Nevi».

«La discussione che si sta tenendo in Europa sulla possibilità di autorizzare nelle pratiche enologiche l'eliminazione totale o parziale dell'alcol con la possibilità di aggiungere acqua nei vini, anche quelli a denominazione di origine, contiene proposte che il nostro Paese non intende assecondare». Così il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Stefano Patuanelli commenta l'ipotesi di dealcolazione parziale e totale come nuova pratica enologica, concludendo: «Porterò in Europa la voce compatta del Governo».

Ultimo aggiornamento: 8 Maggio, 09:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA