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Video porno con la figlia di due anni: «Ero succube della Rete»

Venerdì 6 Marzo 2020 di Nicola Munaro
Video porno con la figlia di due anni: «Ero succube della Rete»

Ha ammesso che sì, l'ha fatto: ha venduto online le foto che riprendevano gli abusi sessuali da lui fatti sulla figlia di due anni, immagini finite poi su siti pedopornografici australiani. Ma ha anche detto di averlo fatto perché schiacciato dalle pressioni della rete, delle chat che gli dicevano che non sarebbe successo nulla e di schiacciare senza tanto pensarci il tasto invio. Indotto, quindi. Forse addirittura plagiato

L'UDIENZA
Così ieri mattina si è difeso di fronte al giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Venezia, Barbara Lancieri, il quarantaseienne della pedemontana trevigiana arrestato a settembre con le accuse di violenza sessuale aggravata e commercio di materiale pedopornografico. Protagonista degli abusi e dei video, la figlia di soli due anni e mezzo. L'orco? Lui. Al giudice la difesa ha chiesto anche la concessione di due perizie: una sulla capacità di volere dell'uomo (con l'obiettivo di dimostrare la sua fragilità nel prendere decisioni), l'altra sul computer -già analizzato in fase d'indagine- alla ricerca di quelle chat citate nell'udienza di ieri a Venezia, competente in quanto tribunale distrettuale. 

IL CASO
La storia del trevigiano, ora in carcere, era venuta a galla a settembre quando un video finito al centro di un'indagine della polizia postale australiana, che stava indagando su un sito di pedopornografia, aveva svelato l'orrore. L'uomo aveva violentato sua figlia di due anni e mezzo, aveva ripreso le performance e l'aveva poi venduta a un circuito di pedofili dall'altra parte del mondo, in Australia, pensando di farla franca e che quel terribile segreto restasse sempre con lui. Nell'anonimato. Ma alcuni fotogrammi di quei filmati pedopornografici amatoriali, l'avevano incastrato e fatto finire al centro di un'inchiesta dei sostituti procuratori lagunari Giorgio Gava e Roberto Terzo. 

SMASCHERATO
L'indagine che l'ha smascherato ha preso il via un anno fa in Australia dove la polizia postale stava lavorando a un'inchiesta sulla pedofilia in rete. È sequestrando e osservando centinaia e centinaia di filmati ad alto tasso erotico e con protagonisti minorenni -in alcuni casi bambini- che i poliziotti australiani sono stati attirati dai particolari di un video che sullo schermo rimandava un atto sessuale tra un uomo e una bambina di poco meno di tre anni. Nel suo video l'adulto parlava in italiano e in alcuni istanti si era anche fatto vedere in viso. In un altro frame, poi, aveva ripreso anche la targa italiana di un'automobile. Particolari sufficienti per informare i colleghi della polizia postale italiana che, mettendo insieme l'accento veneto, il volto dell'uomo e incrociando i dati della targa dell'automobile, sono risaliti al paese della Marca in cui l'uomo viveva con la figlia piccola, senza la madre. 

LONTANO DA OCCHI INDISCRETI
Le informazioni fornite dalla polizia australiana sono servite agli investigatori della Postale del Veneto e della Squadra Mobile di Venezia per tracciare un quadro preciso delle accuse al 46enne. Che per diversi anni, da quando la sua figlia aveva soltanto due anni e mezzo, aveva dato il via alla sua follia. Installava una telecamera e si riprendeva mentre abusava di lei lontano da occhi indiscreti. Quei video, poi, li metteva in vendita nelle chat internet di ritrovo per pedofili. Stando ai risultati dell'inchiesta, la piazza migliore del trevigiano risultava essere proprio l'Australia, dove uno dei suoi video era stato cliccato e visto decine di volte, tanto da finire nella rete aperta dall'indagine della polizia postale del quinto continente. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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