Fermato con la droga, fa un video contro la polizia: «Mi hanno picchiato». La questura: «Diffamati»

Lunedì 14 Novembre 2022 di Maria Elena Pattaro
«Mi hanno arrestato perché sono di colore. Picchiato da 5 poliziotti, calci in faccia, pugni e insulti»: ventenne denunciato
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TREVISO - «Mi hanno appena arrestato perché sono di colore. Picchiato da 5 poliziotti, calci in faccia, pugni e insulti gratuiti». Inizia così il video di un 20enne di origini marocchine fermato venerdì notte dalle volanti in via Alzaia, all’altezza del ponte della Gobba. In quei 52 secondi che hanno fatto il giro del web, gli agenti vengono accusati di violenza e razzismo. E sbeffeggiati da un ragazzo che al momento del controllo era ubriaco, aveva con sé dell’hashish e che - come si vede chiaramente dal suo stesso video - non presenta nessun segno dei calci in faccia che dice di aver ricevuto. Accuse false e vigliacche, secondo questura e sindacati, che non intendono lasciare impunito chi getta fango sulla divisa. Mentre sono in corso accertamenti sull’episodio, la questura è pronta a denunciare per diffamazione l’autore del video. Il ragazzo non si è fatto scrupoli a mettere alla berlina chi lo aveva appena sanzionato per ubriachezza e possesso di droga e denunciato per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale.

Probabilmente voleva ritagliarsi uno spazio di visibilità sui social, partecipando alla challenge che vede i ragazzi (soprattutto discendenti di famiglie immigrate) sfidare la autorità. Un fenomeno importato da oltre confine, attraverso video e musica rap: dagli Stati Uniti dove le tensioni razziali sono ancora molto forti e dalle banlieue francesi. 


L’INTERVENTO
Il controllo è scattato attorno all’una di notte, in via Alzaia, all’incrocio con via Tasso. Alla centrale della polizia era arrivata la segnalazione di un’auto contromano, così due volanti si sono precipitate sul posto. Al loro arrivo non c’era nessuna macchina, ma un gruppo di circa 15 ragazzi, chiassosi e qualcuno su di giri. Scatta l’identificazione, come succede spesso soprattutto nei fine settimana, in una città in cui l’allerta sulle baby gang rimane alta alla luce delle risse mordi-e-fuggi convocate via social. Tra tutti spicca G. C., che abita nel Vicentino: è visibilmente ubriaco e in tasca ha qualche dose di hashish. Non vuole essere controllato e quando vede che gli agenti insistono con gli accertamenti, li sfida a viso aperto mentre la sua ragazza filma la scena col telefonino. «Stai buono e sali in macchina» gli dicono, sfilandogli il borsello che porta a tracolla. «Tutti testimoni, salgo in macchina ma trattalo bene che sono duemila euro» raccomanda agli agenti mentre gli sfilano il borsello. Stessa reazione strafottente anche da parte della sua fidanzata, a cui un poliziotto aveva detto di non «interrompere un’attività di polizia giudiziaria». «Non me ne frega un c...» replica lei. Scene date in pasto ai social qualche ora dopo, in un video in cui il protagonista racconta la sua versione della serata esordendo con «Mi hanno appena arrestato perché sono di colore». «Anche se non hai nulla gli sbirri ti fanno andare in centrale perché sei “un marocchino di m....”». Invece in questura il 20enne, inizialmente multato per manifesta ubriachezza e per quei pochi grammi di hashish, ci finisce per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale. Stesso destino anche per la sua fidanzata, a cui viene contestato anche l’oltraggio a pubblico ufficiale. Nessun arresto, solo il passaggio in questura per gli adempimenti del caso, precisano dalla questura. «Vi giuro ragazzi, storie che mi raccontavano ma a cui non credevo, oggi vi posso assicurare che è tutto vero» - continua il 20enne. «Ho pure un video in cui alzano le mani» scrive, con il chiaro intento di provocare le autorità: «Questo messaggio va al pelato con la divisa, alla sua gang del bosco e a tutte le forze dell’ordine italiane. Il marocchino di m... a cui hai strappato i vestiti e tirato pugni in faccia ti aspetta in tribunale con il suo avvocato». Il volto dell’agente viene mostrato in primo piano, con tanto di sfottò e musica da circo. Prima di mostrare le immagini della perquisizione, il ragazzo rassicura i suoi follower, una volta uscito dalla questura. «Libero, sano e salvo - dice lisciandosi le guance su cui non ci sono segni di botte - Non è successo nulla, passato già tutto, però queste cose non si dimenticano». I leoni da tastiera si sono scatenati anche contro gli agenti della polizia stradale, dopo il giro di vite sulle strade, con 20 patenti ritirate venerdì notte, in gran parte ad automobilisti ubriachi, in una provincia maglia nera per numero di incidenti e vittime della strada. «Terroristi con la divisa, prova a chiamare i m.. perché hai un ladro in casa, sono impegnati a rovinare la gente per strada» è uno dei commenti al vetriolo. Dura e immediata la reazione della Polstrada: «Denunceremo».

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Ultimo aggiornamento: 17:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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