Veneto Banca, domani prescrizione per il reato di aggiotaggio. L'amaro sfogo del pm De Bortoli: «Carenza di personale. Questo è un fallimento dello Stato»

Il processo a Treviso. Si tratta di uno dei capi di imputazione contestati all'ex amministratore delegato Vincenzo Consoli

Lunedì 25 Ottobre 2021
Veneto Banca, domani prescrizione per il reato di aggiotaggio
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TREVISO - Veneto Banca, domani il reato di aggiotaggio, uno dei capi di imputazione contestati all'ex amministratore delegato Vincenzo Consoli, andrà in prescrizione e il pubblico ministero di Treviso Massimo De Bortoli parla a chiare lettere di un «fallimento dello Stato». Veneto Banca, va ricordato, è andata in liquidazione coatta amministrativa dal 25 giugno 2017.

Veneto Banca, in prescrizione il reato di aggiotaggio

Il pubblico ministero De Bortoli ha rilasciato la dichiarazione oggi, nel corso di una pausa dell'udienza del processo, che vede il top manager della ex banca popolare di Montebelluna, accusato anche di ostacolo agli organi di vigilanza e falso in prospetto. «Se avessimo avuto più risorse - prosegue De Bortoli - e se non avessi dovuto svolgere per più di un anno il ruolo di facente funzione del Procuratore della Repubblica (Michele Dalla Cosa è in pensione dall'autunno del 2020, ndr), si sarebbe potuto fare tutto». Il pm ha anche ricordato che a Treviso «ci sono 10 sostituti procuratore su un organico che dovrebbe essere di 13, manca ancora il capo della Procura, ci sono carenze di personale amministrativo e di polizia giudiziaria enormi, ci sono udienze rinviate al 2023, non c'è un procuratore aggiunto mentre a Venezia ce ne sono tre. Lo scorso febbraio - ha concluso De Bortoli - avevo chiesto due sostituti e non ho avuto nemmeno risposta».

Veneto Banca, una storia di azioni

Una storia di azioni di una società comperate senza esborso di denaro ma concambiate con la cessione di titoli di un’altra, Veneto Banca, che però erano sopravvalutati e, in barba alle promesse e agli accordi, furono riacquistati solo in parte. Il processo che si celebra a Treviso vede sul banco degli imputati per il reato di truffa l’ex Ad di Veneto Banca, Vincenzo Consoli. A denunciare Consoli e far scattare le indagini della Procura era stato Pietro D’Aguì, parte offesa insieme a Claudio Giovannone, legale rappresentate della Mavass di Torino.

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L’ex amministratore delegato della Banca Intermobiliare, società quotata in borsa, aveva ripercorso le tappe che a partire dal giugno 2008 hanno portato alla fusione della banca d’affari con Veneto Banca, operazione che l’istituto trevigiano pagò con azioni proprie. Tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 Bim, si legge nella denuncia, cercò di uscire per strategie non più condivise e decise la messa all’incasso delle azioni di Veneto Banca. Ma la Popolare, secondo la querela, non ottemperò a tale richiesta. Tutta l’operazione immaginata da Consoli consisteva nella cessione delle quote di Co.Fi.To a Veneto Banca. In cambio un prezzo pattuito di 169 milioni di euro, che però i soci di Co.Fi.To si impegnavano a utilizzare (e poi ricevere indietro) per l’acquisto di azioni di Veneto Banca (88,9 milioni di euro), obbligazioni subordinate dello stesso istituto di credito (per un valore di circa 20 milioni) e partecipazioni alla Banca Italo-Romena, di proprietà dell’allora ex popolare montebellunese, pari a 60 milioni.



L’obiettivo era però la Bim, di cui Co.Fi.To deteneva il 52,38%; una volta inglobata la finanziaria dentro a Veneto Banca Holding rimaneva da lanciare un’Opa sulle azioni delle Banca Intermobiliare detenuti da altri soggetti, con la promessa a D’Aguì che sarebbe stato l’amministratore delegato di Bim per altri dieci anni. Secondo D’Aguì però l’acquisizione di Bim, avvenuta appunto con contropartita di azioni Veneto Banca, fu “organizzata e compiuta anche per concambiare azioni “sopravvalutate” che da un giorno all’altro avrebbero potuto perdere parte del loro valore”. In sostanza, stando alla ricostruzione dell’ex ad di Bim, ci fu la sostituzione di azioni Veneto Banca con beni di sicura consistenza. Consoli avrebbe poi omesso di ottemperare all’impegno di acquistare tutte le azioni di Veneto Banca, lasciando a D’Aguì un buco da 30 milioni.

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Ultimo aggiornamento: 19:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA