Lavoratrice morta di Covid, era contraria ai vaccini: «Nina non si sentiva bene ma diceva: non è niente»

Lunedì 4 Ottobre 2021 di Maria Elena Pattaro
Lavoratrice morta di Covid, era contraria ai vaccini: «Nina non si sentiva bene ma diceva: non è niente»
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VALDOBBIADENE (TREVISO) «Nina, sei stanca?». «No no, sto bene», aveva detto giovedì sera, dopo una giornata passata a staccare i grappoli destinati a diventare le bollicine che tutto il mondo ci invidia. «Ventiquattr'ore dopo l'abbiamo trovata morta. Nessuno sospettava che avesse il Covid e lei era contraria al vaccino. Venerdì mattina, quando ci ha detto che non si sentiva bene abbiamo insistito per portarla in ospedale, ma lei non voleva saperne. Siamo distrutti». Bernardino Marsura, titolare dell'azienda vinicola Marsura Natale, che da anni la ingaggiava per la vendemmia, fatica ancora a crederci. La 48enne rumena è stata trovata morta venerdì pomeriggio, nella casa messa a disposizione dell'azienda. Inutile ogni tentativo di rianimarla. Si pensava che il cuore l'avesse tradita. Ma l'esito positivo del tampone post mortem ha rivelato un altro scenario: un focolaio Covid a Guia, piccola frazione di Valdobbiadene incastonata nel cuore delle colline del Prosecco. È un cluster da 20 persone, quello scoperto dall'Ulss 2 Marca Trevigiana, che ha immediatamente disposto lo screening sui 15 stagionali e sulle 5 persone dell'azienda. Finora sono 5 i casi conclamati: la 48enne deceduta, la 45enne compagna di stanza ricoverata in terapia intensiva e altri tre - due rumeni e un italiano - tutti in isolamento con sintomi lievi e bassa carica virale. Non è chiaro se la 48enne sia morta solo di Covid ma il virus potrebbe averne aggravato il quadro clinico. Lei e altri 14 stagionali sono arrivati nell'azienda vinicola il 17 settembre, in pullman. 

IL MALESSERE

«Fino a giovedì sera è andato tutto bene: Nina ha vendemmiato con noi», spiega il titolare nel cortile dell'azienda. Il suo tampone è negativo e non avendo avuto contatti al chiuso con la 48enne può spostarsi. In mano ha alcune lattine di Coca Cola e sul sedile il pranzo da portare a uno degli stagionali in quarantena. «Se nei giorni prima aveva sintomi non ce lo ha detto. Venerdì mattina è rimasta a casa insieme a un'altra donna perché non si sentiva bene. Ho chiesto a suo cognato, che è un nostro dipendente, di portarla in ospedale, ma lei non ha voluto. Diceva che non era niente. La chiamavamo ogni ora per capire come stava». L'ultima telefonata verso le 17.30: Nina (come la chiamavano a Guia) aveva chiesto un termometro e dello spray nasale. Che purtroppo non ha avuto il tempo di usare. «È successo tutto con una rapidità incredibile - il viticoltore scuote la testa -. Siamo affranti perché Nina era come una di famiglia: lavorava qui per la vendemmia da ormai 7-8 anni. I lavoratori stagionali li trattiamo come fratelli: contratto regolare, paga, vitto, alloggio e ogni autunno a fine vendemmia facciamo una cena tutti insieme». 


TAMPONI FACOLTATIVI

Ai tamponi però non avevano provveduto, contrariamente a quanto raccomandato dalle associazioni agricole di categoria e dal sindaco di Valdobbiadene Luciano Fregonese. «L'anno scorso gli stagionali hanno fatto tamponi e quarantena in ingresso. Quest'anno non era obbligatorio - si giustifica Marsura -. Solo uno di loro dovrebbe essere vaccinato. Agli altri abbiamo chiesto come stavano: tutti bene. Ci affidiamo sempre a persone fidate: amici e conoscenti del nostro dipendente. Se avessero avuto sentore di un possibile contagio ce lo avrebbero detto». Ma il virus viaggia sottotraccia e a volte ci si accorge di averlo quando ormai è troppo tardi. Come nel caso della 48enne. «Che dispiacere! Giovedì Nina ha vendemmiato accanto a me», racconta Maria Adami, madre del titolare, sporgendosi dalla finestra di casa. L'anziana è risultata negativa al tampone ma essendo stata a stretto contatto con la deceduta deve osservare comunque la quarantena: «Giovedì, a fine giornata le ho chiesto se era stanca. Mi ha detto di no. Quella è stata l'ultima volta che l'ho vista. È una tragedia, mi dispiace davvero tanto». 


IL TITOLARE

Anche il figlio è affranto: «Non tocco cibo da venerdì. Abbiamo interrotto la vendemmia proprio perché i lavoratori sono in isolamento. Ma l'uva è l'ultimo dei nostri pensieri in questo momento»,- dice, mentre in una bella domenica di sole i trattori carichi di grappoli percorrono le tortuose strade collinari, diretti nelle cantine. E non sono i soli: ieri 1.500 ciclisti da tutto il mondo hanno partecipato alla Prosecco Cycling, l'evento all'insegna di pedali e bollicine: 100 chilometri lungo le colline del Prosecco, da Valdobbiadene a Conegliano, le due capitali della Docg. Una vetrina per il territorio e per la sua eccellenza. E a chi sostiene che questa vicenda, oltre a essere un tragedia, rischia di ledere l'immagine della stessa Docg, Marsura ribatte che «poteva succedere qui come altrove. Trattiamo bene i nostri dipendenti perché sappiamo che se queste colline continuano a esistere è anche grazie a loro: lavorare qui è difficile. Spesso ci si chiede se ne valga davvero la pena». Se lo sarà chiesto anche Nina prima di salire sul pullman diretto in questo angolo della Marca, dove ha trovato la morte. 

 

Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre, 10:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA