Ferie all'Usl, il 20% delle visite sarà rinviato: «Sanitari stremati dal Covid, devono riposare»

Domenica 15 Maggio 2022 di Mauro Favaro
Ferie all'Usl, il 20% delle visite sarà rinviato: «Sanitari stremati dal Covid, devono riposare»

TREVISO - È estenuante la rincorsa per recuperare le 30mila prestazioni sanitarie non urgenti rinviate nei momenti peggiori dell’emergenza Covid. In estate, però, gli ospedali saranno costretti a rallentare di nuovo le proprie attività. A partire da giugno e fino alla prima parte di settembre le visite specialistiche, gli esami e gli interventi chirurgici verranno mediamente ridotti del 20%. Non c’entra il coronavirus. O, almeno, non direttamente. Stavolta il nodo deriva dalla necessità di far quadrare il piano ferie dei dipendenti dell’Usl con l’ormai cronica carenza di personale, soprattutto in alcuni settori. In primis l’area ginecologica. Ma non solo. Mancano anche 19 anestesisti. Così come pneumologi e gastroenterologi. E pure i pronto soccorso sono in difficoltà. Dopo quasi due anni e mezzo di super-lavoro proprio a causa del Covid, però, il personale è esausto. E non si può pensare di continuare a chiedere straordinari. Basti pensare che sono già state previste oltre 34.700 ore aggiuntive. «Le persone devono giustamente prendersi un po’ di ferie – conferma Francesco Benazzi, direttore generale dell’azienda sanitaria – alcune chiusure estive serviranno proprio a questo».
 

I TAGLI
Prima dell’uragano coronavirus, in estate venivano temporaneamente tagliati 80 posti letto negli ospedali. Il nuovo piano ferie verrà definito nei dettaglio in questi giorni. La cifra, comunque, dovrebbe essere confermata pure per quest’anno. Discorso simile per le visite e gli esami prenotabili attraverso il Cup. E qui prende forma un altro inghippo. Perché la fine dell’emergenza Covid, almeno sulla carta, oltre al recupero delle prestazioni che erano state rinviate ha spinto i trevigiani a richiedere in massa check-up e controlli sul loro stato di salute. «In questo periodo la richiesta di nuove visite è aumentata del 30% rispetto agli anni precedenti – rivela il direttore generale – nonostante questo, comunque, puntiamo a metterci in pari con le liste d’attesa entro la fine di quest’anno». L’obiettivo fissato dalla Regione resiste. Nello specifico, l’azienda sanitaria è chiamata a recuperare 25mila visite e poco meno di 5mila interventi chirurgici. La ricalendarizzazione è già iniziata: i numeri stanno progressivamente calando. «Adesso stiamo spingendo al massimo soprattutto sul recupero delle visite specialistiche prima del rallentamento estivo», dice Benazzi. 
 

I NUMERI
Il piano per l’abbattimento delle liste d’attesa ha messo in conto l’esecuzione in media di più di 4.200 prestazioni sanitarie al mese da qui alla fine dell’anno. Ma non a caso lo sforzo maggiore si vedrà tra settembre, ottobre, novembre e dicembre. Solo nell’ambito della radiologia si è partiti dalla necessità di recuperare 4.780 appuntamenti. Tra i settori più in difficoltà c’è inevitabilmente quello della Pneumologia, negli ultimi mesi costantemente in prima linea contro l’epidemia da Covid. Qui si parla di oltre 2.200 prestazioni da recuperare. È sopra quota 2mila anche la gastroenterologia: 2.079 per la precisione. Di seguito ci sono urologia, dermatologia ed endocrinologia. 
 

I RICOVERI
Sul fronte dei ricoveri, poi, ci si concentra in particolare sulle malattie del sistema osteomuscolare e connettivo, sui disturbi dell’orecchio, del naso e della gola, così come sui problemi dell’apparato digerente e sui disturbi ginecologici. Fermo restando che in tutto ciò il virus continua a metterci lo zampino. Oggi il 30% dei pazienti che finisco nel bollettino relativo ai nuovi casi Covid sono positivi “per caso”. Nel senso che scoprono di essere stati contagiati proprio nel momento in cui si rivolgono all’ospedale per altri problemi di salute. «Abbiamo ancora 100 pazienti Covid positivi ricoverati tra gli ospedali di Treviso, Montebelluna e Vittorio Veneto – conclude Benazzi – tra questi, il 30% non è stato ricoverato per il contagio da coronavirus, ma per altri motivi. Con tutti i problemi organizzativi che ne conseguono». Cosa vuol dire? Che oggi praticamente in tutti i reparti ci si ritrova a dover gestire pazienti in isolamento. Ed è anche questa una delle facce della fase di convivenza con il coronavirus, che segna il passaggio da una situazione di pandemia a un quadro endemico. 

Ultimo aggiornamento: 08:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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