Ultras razzisti e violenti, botte e insulti fuori dallo stadio: due condannati, altri due assolti

Mercoledì 26 Gennaio 2022 di Maria Elena Pattaro
Proteste contro il razzismo

VITTORIO VENETO - Aggressione razzista fuori dallo stadio di calcio. Si è chiuso con due condanne e due assoluzioni il processo a quattro ultras del Treviso calcio, accusati di aver pestato due cittadini marocchini sotto gli occhi della figlia 13enne di uno di loro. I fatti risalgono al 25 aprile del 2018, quando allo stadio Barison di Vittorio Veneto si è disputata la finale di Coppa Veneto tra il Treviso e l'Opitergina. Per quelle violenze sono stati condannati a un anno e un mese di reclusione Alessandro Rossi, 51 anni, e Pierpaolo Nicola, 41 anni, accusati di lesioni aggravate dall'odio tecnico, razziale e nazionale e danneggiamenti. Assolti invece per non aver commesso il fatto Nicolò Cervi, 30 anni, e Antonella Pavone, 43 anni, figlia del compianto magistrato Francesco Saverio Pavone che smantellò la Mala del Brenta. Così ha deciso ieri mattina il giudice Francesco Sartorio, che ai due condannati ha inflitto una pena addirittura più severa rispetto a quella chiesta dall'accusa (12 mesi). Il primo potrà godere della sospensione della pena a patto che svolga quattro mesi di lavori socialmente utili. Il secondo invece no, vista la recidiva reiterata. Tutti e quattro sono difesi dall'avvocato Fabio Crea.

L'AGGRESSIONE

Vittime dell'aggressione ultrà sono state un 22enne e un 43enne, entrambi di origine marocchina. Il più anziano era stato picchiato con pugni e sberle al viso e al corpo davanti alla figlia che al tempo aveva solo 13 anni e con cui, quel pomeriggio, stava facendo un giro in bicicletta. La violenza era scattata in pieno centro a Vittorio Veneto. «Sei un negro». Queste le parole rivolte al 43enne la cui unica colpa sarebbe stata quella di indossare una maglietta da calcio della Juventus, mentre la figlia tredicenne ne indossava una del Real Madrid. Casacche che, per pretesto, non sarebbero andate a genio agli hooligans del Treviso, che hanno iniziato a minacciare e insultare non appena hanno incrociato l'uomo e la ragazzina. Il parapiglia era scattato quando il 22enne era sceso nell'androne a dare manforte al connazionale. Lì si era accalcata una ventina di persone. Sono volati calci, pugni e insulti razziali.

INSULTI RAZZISTI

Sono tre le frasi costate a Nicola e Rossi l'aggravante dell'odio etnico: «Marocchino di m...», «Mi son veneto» e «Negri di m...», per quanto difensore abbia cercato di smontare la correlazione tra le botte e gli insulti sostenendo che non ci sia la certezza che a pronunciarle siano state le stesse persone che hanno menato le mani. E che le violenze sono state una reazione alle provocazioni del 22enenne marocchino non una spedizione punitiva di stampo razzista. Ma il giudice non è dello stesso avviso.
 

Ultimo aggiornamento: 15:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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