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Truffa Superbonus 110%. Casa Zero, respinto il ricorso: rimangono congelati 8,2 milioni

Sabato 27 Agosto 2022 di Giuliano Pavan
Respinto il ricorso di Casa Zero sulla truffa al Superbonus 110%

NERVESA - Gli 8,2 milioni di euro sequestrati a Casa Zero di Nervesa della Battaglia rimangono congelati. Ieri mattina, 26 agosto, il collegio del tribunale di Treviso, in sede di riesame, ha infatti respinto l'appello cautelare proposto dai legali del consorzio, gli avvocati Simone Guglielmin e Alessandro Rampinelli, che hanno già annunciato che presenteranno un nuovo ricorso in Cassazione. Per i legali il collegio trevigiano ha respinto l'appello cautelare in ragione di mere argomentazioni tecniche di pura legittimità - senza entrare nel merito della sussistenza del reato oggetto di provvisoria incolpazione. «Non condividendo in alcun modo le motivazioni rese dal tribunale, preannunciamo che presenteremo ricorso per Cassazione» chiude l'avvocato Guglielmin.


IL CASO
Tutto ha inizio con l'indagine della Guardia di Finanza e della Procura per una presunta truffa aggravata ai danni dello Stato legata al Superbonus 110%. Sul registro degli indagati finiscono iscritti il legale rappresentante del consorzio, un manager milanese di 47 anni, il presidente Alberto Botter, 38enne trevigiano, e il consulente esterno Massimiliano Mattiazzo, ingegnere trevigiano di 55 anni, colui che secondo gli inquirenti avrebbe firmato le attestazioni che assicuravano l'avvenuta esecuzione dei lavori quando in realtà non sarebbero stati eseguiti. In tutto sarebbero 230 i clienti che avrebbero sottoscritto i contratti. Scatta così il sequestro da 8,2 milioni di euro a fronte dei 24 milioni che per la Procura sarebbero stati fatti sparire.


LA NORMA
I legali di Casa Zero si sono appellati a una norma del decreto ministeriale 49 del 2018 che stabilisce che l'avanzamento dei lavori è quello stato di esecuzione di un appalto che va dal principio dell'appalto fino al momento del conseguimento dei lavori. In altre parole, si può certificare uno stato di avanzamento dei lavori nel momento in cui i committenti hanno anticipato tutte le spese e si può dunque acquisire il credito d'imposta che spetta al privato. E non quando è effettivamente partito il cantiere, con tanto di operai al lavoro, come sostiene la Procura. Gli avvocati sostengono, ad esempio, che se l'appalto con il superbonus prevede la realizzazione di un cappotto termico e Casa Zero srl ha acquistato materiali isolanti per lo scopo e impianti da installare, in quel momento parte il cantiere e quindi la possibilità di acquisire il credito d'imposta. La questione sta proprio qui: il nodo sta infatti nella cessione del Superbonus al consorzio per lavori che non sarebbero stati eseguiti. Per la Finanza si tratta di una truffa, per casa Zero di un anticipo delle spese per i lavori che saranno eseguiti. A corredo di questa tesi, sono stati anche prodotti bonifici bancari e fatture riguardanti le transazioni, ovvero 35milioni e 500mila euro pagati ai fornitori dei materiali necessari ai cantieri.

 

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