Naufragio di Monfalcone, i soccorritori: "Siamo usciti subito, la barca non c'era già più"

Mercoledì 10 Novembre 2021 di Maria Elena Pattaro
Le ricerche dei soccorritori della barca dei Verongalli naufragata al largo di Monfalcone

MONFALCONE «Stiamo affondando! Stiamo affondando agli allevamenti!». Quella richiesta di soccorso, lanciata da padre e figlio prima che la loro barca colasse a picco, rimbomba ancora negli uffici della Ocean Marine, il cantiere nautico di Monfalcone in cui erano diretti. Salpati da Caorle, puntavano lì per un intervento di manutenzione e il rimessaggio invernale. «Se ci avessero avvertiti del loro arrivo, avremmo detto loro di restare a casa: ieri (lunedì, ndr) il mare era terribile: onde alte e raffiche di bora» - afferma il direttore Michele Brusca. A raccogliere l’Sos è stato uno dei dipendenti. La telefonata arriva alle 12.43 e l’operatore capisce che non c’è un istante da perdere. Percepisce nitidamente il panico e la disperazione nella voce dell’uomo che gli sta chiedendo aiuto. «Non riusciva a fornirci le coordinate né riferimenti visivi. A parte gli allevamenti ma qui è pieno, tra mitili e pesci - spiega Brusca -. Il nostro dipendente ha allertato immediatamente la Capitaneria di Porto. Giusto il tempo di trasmettere la segnalazione e poi ha cercato di ricontattare l’imbarcazione. Ma non ha risposto più nessuno. Sono affondati in un lampo». La Capitaneria esce subito con un gommone a cui si aggiungono tutti gli altri mezzi di soccorso, elicotteri compresi. Anche l’addetto della Ocean Marine si cala in mare con un barchino nonostante il mare grosso. Raggiunge l’allevamento più vicino, segnalato dalle boe, ma di “Gaia” l’imbarcazione da pesca dei Verongalli non c’è traccia e neppure di Vittorio e Stéphane. Traditi dalle condizioni avverse del mare e dalle raffiche di bora. Il corpo dell’anziano, 80 anni, ex imprenditore tessile verrà ripescato dopo qualche ora davanti al porticciolo di Duino. Quello del figlio, 51enne dipendente della Banca della Marca, risulta tuttora disperso. Dopo 24 ore di ricerche. 


ARRIVO A SORPRESA

«Non ci avevano avvisato del loro arrivo - racconta ... -. Tempo fa ci avevano spedito una mail dicendo che sarebbero venuti verso metà novembre, ma senza un appuntamento fissato. E ieri (lunedì, ndr) non era giornata per attraversare il golfo. Non credo fossero molto pratici di questo tratto di mare infatti non sono riusciti a fornire indicazioni precise sulla posizione. Purtroppo tutto quello che poteva andare storto è andato storto».


L’AMICO ANDATO A PRENDERLI

Mentre i mezzi setacciano il mare, sia solcando le onde che in sorvolo e le squadre della protezione civile perlustrano la costa, alla Ocean Marine si presenta un amico dei Verongalli che avrebbe dovuto riaccompagnarli a casa in auto dopo il trasferimento della barca. Invece gli è toccato il mesto compito di riconoscere il corpo di Vittorio, una volta ripescato dai soccorritori. «L’ho accompagnato io al porto di Sistiana - continua Brusca -. Era sconvolto. Per lui deve essere stato terribile. Come per la moglie di Vittorio. Non oso immaginare il dolore di quella donna: il marito morto in mare, il figlio ancora disperso». 


GIALLO SUL NAUFRAGIO

Una tragedia enorme su cui tutti si stanno ancora interrogando. Le ipotesi sono tante e i tempi ancora prematuri per stabile come e perché il gozzo sia affondato. Il naufragio sarebbe avvenuta, secondo le prime ricostruzioni della Capitaneria di Porto nell’area antistante all’ingresso del porto di Monfalcone. L’imbarcazione, lunga circa 8 metri, potrebbe aver urtato un oggetto galleggiante: l’acqua potrebbe essere entrata dalla falla provocata dall’impatto. Oppure potrebbe essersi trattato di un guasto meccanico che ha bloccato il motore, lasciando l’imbarcazione in balia delle onde e del vento feroce. Soltanto il recupero dell’imbarcazione permetterà di fare chiarezza sull’incidente. «Siamo ancora sconvolti» - chiude Brusca mentre i mezzi dei soccorritori pattugliavano il mare senza sosta. 

Ultimo aggiornamento: 15:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA