Tentato omicidio a Monigo: il giallo dei due fucili mai denunciati

Sabato 23 Maggio 2020 di Alberto Beltrame
I RILIEVI Gli agenti delle volanti assieme alla polizia scientifica impegnati negli accertamenti dopo l’agguato subito dall’operaio
TREVISO Quelle armi non dovevano essere in casa. Soprattutto considerate le conclamate difficoltà psicologiche dell’anziano, sottoposto a cure farmacologiche, che già avevano reso necessario, lo scorso gennaio, un ricovero in Psichiatria.

Come mai allora il 74enne arrestato per aver aperto il fuoco contro il vicino di casa, Raffaele Petricciuolo, operaio 55enne, tuttora ricoverato in ospedale, deteneva ancora due fucili da caccia? Un quesito che si è subito posta la Procura di Treviso. Il sostituto procuratore Paolo Fietta, titolare del fascicolo per tentato omicidio aperto nei confronti del pensionato di Monigo, ha disposto degli accertamenti specifici per capire come mai non fosse scattato il meccanismo che prevede il ritiro delle armi a chi non è più in condizioni di detenerle. Una questione per nulla semplice, soprattutto perché, stando a quanto emerso, i due fucili da caccia erano si registrati, ma non alla questura di Treviso.

Il suo nominativo, in pratica, era del tutto sconosciuto alle forze dell’ordine trevigiane. In pratica, il 74enne aveva regolarmente registrato il possesso dei due fucili da caccia quando li aveva acquistati, circa una quarantina di anni fa, ma nella provincia in cui risiedeva. E quando si è trasferito a Treviso, non avrebbe provveduto alla necessaria comunicazione alla questura trevigiana o ai carabinieri. O almeno è quanto per ora venuto a galla, anche se ulteriori accertamenti dovranno essere fatti per capire soprattutto se, viste le conclamate condizioni del pensionato, qualcuno sarebbe dovuto intervenire.
IL RICOVERO
Al momento il 74enne rimane ricoverato nel reparto di Psichiatria del Ca’ Foncello. Non è in grado di essere sentito dalla Procura e dagli agenti della squadra mobile che, coordinati dal dirigente Claudio Di Paola, stanno indagando sul caso. Nemmeno il legale del pensionato, l’avvocato Giovanna Bertolani, nominata d’ufficio, ha potuto ancora incontrarlo. Forse potrà farlo lunedì. Il motivo del raptus rimane dunque ancora tutto da decifrare. La polizia esclude lo scambio di persona, come ipotizzato da alcuni familiari della vittima, che mai aveva avuto a che fare con il pensionato né ci aveva mai litigato. Cos’è che lo ha fatto scattare allora?
L’AGGUATO
Giovedì, verso le 13.20, il 74enne era da solo nella sua camera e Petricciuolo, di ritorno dalla Fassa Bortolo, dove lavora come operaio, ha varcato il cancello di casa, in via delle Zecchette a Monigo. Ha posteggiato il suo scooter davanti al garage e si è tolto il casco, voltando le spalle alla finestra della casa accanto, dove abitano il pensionato con la moglie. Ha fatto giusto due passi quando ha sentito un’esplosione ed è stato raggiunto da una sventagliata di pallini da caccia, che lo hanno raggiunto tra schiena e volto. La moglie Patrizia Djurdjevic, che lo stava aspettando per il pranzo, si è affacciata al balcone e ha visto il marito accasciato su una macchina, sanguinante ma cosciente. Aveva schegge su tutto il collo e una ferita vicino all’orecchio destro. «Credevo fosse scoppiata una gomma» ha detto la donna, che poi si è avvicinata al 55enne, resosi conto invece che si trattava di qualcosa di diverso: gli avevano sparato. Ma chi poteva essere stato? Nessun movimento sospetto, nessun uomo in fuga. Anche dopo il ricovero in ospedale del 55enne non era per nulla chiaro chi potesse aver tirato un simile agguato e soprattutto perchè. Il giallo, in realtà, era già stato risolto in questura, proprio mentre in via delle Zecchette gli uomini della scientifica procedevano con i rilievi e quelli di volanti e squadra mobile raccoglievano le testimonianze. In piazza delle Istituzioni, accompagnato dalla moglie, si era presentato spontaneamente il 74enne. Ma è stata lei a parlare: «Mio marito ha sparato a un uomo» ha spiegato la donna, anche lei incapace, al di là della malattia, di spiegare il perché di quel folle gesto.
“NEANCHE LO CONOSCO”
Ieri mattina gli agenti della squadra mobile hanno sentito Petricciuolo. Si è messo a ridere quando gli hanno chiesto se vi fosse stato qualche alterco col vicino. «Neanche lo conosco, non ci ho avuto mai nulla a che fare, non ho proprio idea del perchè lo abbia fatto» ha spiegato dolorante. Le sue condizioni non sono gravi, le schegge non hanno raggiunto alcun organo vitale, ma sono talmente tanti i frammenti di pallini da caccia che lo hanno colpito, che probabilmente non potranno essere tutti rimossi. «È una situazione surreale, un paradosso - ha aggiunto l’uomo -, ma per fortuna è andata bene». L’uomo, potrebbe essere dimesso già nei prossimi giorni.
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