Covid, la rivoluzione dell'autodiagnosi: «Fra 15 giorni i primi test fai-da-te»

Martedì 27 Ottobre 2020 di Angela Pederiva
Covid, la rivoluzione dell'autodiagnosi: «Fra 15 giorni i primi test fai-da-te»

Da appassionato di kitesurf qual è, Roberto Rigoli fa capire che il vento sta finalmente soffiando alla velocità giusta. «Tempo 15-20 giorni e avremo i primi test in auto-somministrazione: questo ci cambierà la vita», dice il direttore dell'unità complessa di Microbiologia e Virologia di Treviso, nonché coordinatore della rete dei 14 laboratori pubblici del Veneto. Una quotidianità, la sua e quella dei colleghi, scandita negli ultimi otto mesi dall'analisi di 2.246.098 tamponi molecolari, ai quali vanno aggiunti altri 1,5 milioni di esami rapidi: una massa di controlli rispetto a cui la Regione ha chiesto al Governo di rivedere le regole di sanità pubblica.

 

Covid in Veneto

Ieri il presidente Luca Zaia ha voluto precisare la sua posizione: «Il mio è stato un grido d'allarme. È ovvio che noi crediamo nel contact tracing, in modo da poter individuare anche gli asintomatici, per evitare che possano diventare dei super-diffusori. Ma se non arriva un aiuto dal territorio, saremo costretti a limitarci alle persone con sintomi e ai loro contatti stretti, perdendo per strada gli altri». Per questo Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni, ha proposto al ministro Roberto Speranza di «riorganizzare le attività di tracciamento e screening individuando specifiche priorità di intervento tempestivo» e coinvolgendo i medici di base affinché «effettuino i tamponi rapidi antigenici e garantiscano la presa in carico dei loro pazienti nel periodo di isolamento in caso di positività».

 

Zaia in diretta oggi. "Dpcm, ristoranti e palestre: imprenditori trattati come untori Scuola, didattica a distanza al 75%" Scarica l'ordinanza

Luca Zaia in diretta oggi, lunedì 26 ottobre 2020, all'indomani della firma del nuovo Dpcm del Governo sulle misure restrittive contro l'epidemia da Covid. Il presidente del Veneto, in conferenza dall'Unità di Crisi della Protezione civile di Marghera, aveva annunciato di avere una nuova ordinanza regionale pronta nel cassetto, ma di aspettare, per l'appunto, di capire le intenzioni di Roma prima di firmarla o modificarla.

 


Tamponi e test

In una regione come il Veneto, questo significherebbe poter spalmare la mole di lavoro anche sui 3.150 medici di famiglia, oltre che sulle guardie mediche e sulle unità speciali dislocate nelle 105 sedi di continuità assistenziale e sui sanitari dei centri ad accesso rapido aperti fra le 11 Ulss e aziende ospedaliere. «Naturalmente i colleghi di medicina generale dovranno essere messi in condizione di svolgere questa operazione in maniera sicura e semplice rimarca Rigoli quindi occorrerà dotarli dei necessari dispositivi di protezione individuale e bisognerà evitare di complicare le procedure, perché ci rendiamo conto dell'impegno che ricadrà sulle loro spalle. Al giorno siamo passati dai 2.000-3.000 tamponi molecolari di marzo, ai 10.000-11.000 di adesso, che con i test rapidi arrivano a 30.000: una quantità elevatissima». 


Di questa valanga quotidiana che rotola nel bollettino di Azienda Zero, attualmente solo una piccola parte finisce nei laboratori per la conferma della diagnosi. «In caso di positività del test antigenico ricorda il microbiologo dobbiamo fare la cosiddetta verifica in doppio a livello molecolare, il che attualmente avviene per il 10% dei pazienti. Sempre sperando che il dato resti questo, visto che invece in Lombardia siamo al 16%. Va comunque detto che in questo momento l'istituto Spallanzani di Roma sta prendendo in considerazione la possibilità, in caso di positività, di tenere il test rapido come unica risposta senza la necessità di fare un approfondimento, in modo che il soggetto possa iniziare subito la quarantena di 10 giorni. Questa sarebbe un'ulteriore svolta, dopo che abbiamo già conquistato la possibilità di evitare i due pesanti tamponi rinofaringei». 


Resta però il fatto che ciascun contagiato genera in media una ventina di contatti da individuare, testare e monitorare. «Questo osserva il responsabile indubbiamente determina un notevole impegno per i nostri colleghi dei Servizi di igiene e sanità pubblica. Perciò abbiamo grandi aspettative nei confronti dei test che a breve sarà possibile farsi direttamente a casa». 

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Test fai da te

Zaia lo va ripetendo da settimane: «Vedrete che presto arriveremo all'auto-somministrazione. Non sono io a dirlo, è il mercato, che grazie all'evoluzione tecnologica ha già permesso di passare dai bastoncini lunghi dentro naso e gola, agli stecchini corti che vanno infilati solo in bocca, ai test salivari per cui basta masticare un cotoncino. La nuova frontiera sarà il fai-da-te». Rigoli traccia un orizzonte temporale molto ravvicinato: «Potrebbe trattarsi di 15-20 giorni. I produttori più avanti sono ancora una volta i coreani: hanno delle capacità produttive molto elevate e sono in grado di fare le modifiche richieste durante la sperimentazione in maniera molto veloce». Cambierà la vita dei sanitari, ma anche dei cittadini, osserva il microbiologo: «Avranno la libertà di sapere se sono o no positivi, direttamente a casa loro, con la stessa facilità del test di gravidanza e con un costo veramente contenuto. Parliamo di prodotti che in farmacia saranno venduti a 2 o 3 euro».

 

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Ultimo aggiornamento: 09:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA