L'ultima telefonata di suor Maria: «I ribelli sono qui ma non fuggiamo»

Giovedì 8 Settembre 2022 di Claudia Borsoi e Maria Elena Pattaro
Suor Maria De Coppi nella missione con le sue ragazze

MARENO DI PIAVE - «I ribelli sono vicini. Abbiamo paura. Ma non molliamo». Sono le ultime parole che suor Maria De Coppi, 82 anni, ha scambiato con la cognata Ivana, martedì sera. Poche ore dopo il suo era uno dei tre cadaveri che il commando di jihadisti si era lasciato alle spalle durante il brutale attacco alla missione di Chipene, nel nord del Mozambico. Ai parenti di Mareno di Piave (Treviso), dove si era trasferita da bambina e con cui aveva mantenuto forti legami, non aveva nascosto la sua preoccupazione per le scorribande dei terroristi, sempre più frequenti. Sempre più vicine. Ma la sua fede incrollabile le imponeva di restare lì, accanto agli ultimi di cui aveva scelto di prendersi cura portando il messaggio di speranza del Vangelo.

VITA OFFERTA

La sua è stata una vita offerta totalmente in dono, fino alla morte. Suor Maria, originaria di Santa Lucia di Piave, operava in Mozambico da 59 anni. Nata il 23 novembre del 1939 aveva preso i voti nel 1960, a 21 anni, entrando nella grande famiglia delle suore missionarie comboniane, un ordine impegnato in Africa fin dalla sua fondazione. Tre anni dopo aveva messo piede per la prima volta in Mozambico, che all'epoca era ancora una colonia portoghese, dopo un anno trascorso in Portogallo. «Arrivai qui dopo aver imparato il portoghese e dopo un viaggio in nave che, circumnavigando l'Africa, durò 31 giorni» ricordava la missionaria. Tre missioni, tutte nella provincia di Nampula, nel nord del paese. «Ho vissuto momenti forti raccontava suor Maria: il tempo della colonia, la guerra di indipendenza, la guerra civile, il momento forte della pace e della ricostruzione. Momenti molto forti e belli, ma anche difficili». La morte l'aveva sfiorata già diverse volte. Per tre volte era finita nel mirino dei guerriglieri, riuscendo sempre a salvarsi. Ai tempi della guerra civile era sopravvissuta a un'imboscata in cui erano rimaste uccise 17 persone. E poi ad altre due che hanno segnato indelebilmente la sua vita, momenti in cui ha sentito la presenza di Dio. Stavolta invece l'agguato è finito in martirio. E ora il suo corpo, per sua espressa volontà riposerà in Mozambico, la terra che ormai era diventata la sua casa.

GLI ULTIMI MESSAGGI
La religiosa ha sempre coltivato il legame con la diocesi di origine, quella di Vittorio Veneto. Grazie anche alla tecnologia, via WhatsApp manteneva costanti contatti con il Centro Missionario Diocesano. Di recente aveva inviato un messaggio vocale con un caloroso grazie per l'aiuto ricevuto, non nascondendo le proprie preoccupazioni per la situazione poco sicura che si stava vivendo nell'area della missione. Eppure è rimasta fino all'ultimo a fianco delle ragazze e degli studenti del suo Lar, il centro nella missione di Chipene che dava accoglienza a questi giovani, offrendo loro educazione e formazione. Nonostante i suoi 82 anni e qualche problema di salute, la suora era sempre in prima linea, ricoprendo l'incarico di referente per quella missione. «Era umile, sensibile, determinata»: così la descrive chi l'ha conosciuta. «Con poche parole e con la sua voce pacata ti faceva sentire vicino alla povertà. Era una grande espressione di fede e di amore per il Signore» - ricorda Mariagrazia Salmaso, direttrice del Centro missionario diocesano. L'ultimo suo rientro in Italia un anno fa. Voleva riposarsi, ma poi il richiamo del Mozambico e dei suoi poveri è stato troppo forte ed è tornata in Africa.

L'ultimo messaggio inviato una settimana fa al parroco di Mareno don Adriano Zanette è un vocale di nove minuti in cui racconta la sua giornata in mezzo ai bambini più poveri, quelli costretti a camminare anche per 10 chilometri per raccogliere un secchio d'acqua. «Sono tutto il giorno in strada o in casa. Nessuno ha il tempo di occuparsi di loro. È stato bello vederli mangiare con grande appetito». Il tono è pacato, il racconto accorato. I pericoli di un paese squassato dal terrorismo jihadista rimangono una minaccia silenziosa. «Ho fiducia in Quello lassù. Andiamo avanti uniti nella preghiera, perché ne abbiamo tutti tanto bisogno». Dopo aver ringraziato per gli aiuti economici ricevuti dalla sua parrocchia d'origine suor Maria si congeda con «un grande abbraccio a tutti, un ricordo e il mio grazie nel Signore». Un messaggio, pubblicato nel bollettino parrocchiale, che ora suona come un addio. Unanime il cordoglio nella Marca colpita a lutto. «Nell'affidare l'anima di suor Maria al Signore, penso al dolore di tante persone che la conoscevano e la stimavano; penso al dolore dei suoi familiari, delle consorelle del suo Istituto religioso - è il cordoglio del vescovo di Vittorio Veneto Corrado Pizziolo -. Una vita offerta totalmente in dono, fino alla morte, com'è stata quella di suor Maria, potrà certamente essere seme fecondo di vita, di speranza e di amore per tutte le persone alle quali ha offerto il suo servizio di missionaria».

 

Ultimo aggiornamento: 09:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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