Ex rugbista e calciatore ucciso dalla Sla a 43 anni: «Maci se n'è andato con due sole parole: sono felice»

Domenica 26 Settembre 2021 di Gian Nicola Pittalis
Massimiliano Calloni

MOGLIANO - Se n'è andato un guerriero che ora può sognare libero, senza catene dopo 10 anni di lotta contro la Sla. Massimiliano Maci Calloni, 43 anni, ha vinto sul campo anche la sua ultima battaglia con lo stesso spirito che l'aveva contraddistinto su quelli da calcio e da rugby. A ricordarlo Carlo Pimpinelli, in forza al Mogliano Rugby amatori: «Ragazzo d'oro e gran lavoratore. Legato al rugby e, allenato da Cesarotti, ha fatto tutta la trafila delle giovanili fino quasi alla prima squadra come il fratello Roberto. Ragazzo sempre indipendente anche quando ha scoperto la malattia. Si è ammalato nel 2012 e nel 2016 i deficit sono diventati sempre più gravi finchè la degenerazione non gli ha impedito anche di comunicare con il computer. Il libro che ha scritto è un'eredità e un insegnamento ai suoi genitori, gli amici, la sua ex ragazza che gli è sempre stata vicina e la sua collaboratrice, Selene, per lui quasi una sua seconda mamma».
LA LOTTA IN UN LIBRO
Il funerale di Maci sarà quasi certamente mercoledì 29 settembre ma si deve ancora decidere a che ora e se o al Duomo o alla chiesa di San Carlo. «Ho giocato con il fratello -continua Pimpinelli- e l'ho conosciuto tramite lui. Poi è passato al calcio. All'età di 21 anni ha anche vinto la sua battaglia con un tumore e ha ripreso a giocare. Il libro l'ha prodotto a sue spese e il ricavato va tutto in beneficenza. Noi come ex giocatori cercheremo di dare più visibilità possibile alla sua testimonianza. Un grande abbraccio soprattutto al fratello Davide che è stato accanto a lui nell'appartamento dove viveva, fino alla fine. È una storia che non deve essere dimenticata ma raccontata per la dignità con cui Maci ha combattuto giorno dopo giorno. Il Mogliano lo omaggerà con un minuto di silenzio e per noi è motivo di orgoglio averlo avuto nelle nostre fila».
LO SPORT, UNA PASSIONE
Gli fa eco papà Gianfranco. «Ha sempre lottato senza volere la pietà di nessuno. Massimiliano se ne è andato con due sole parole: Sono felice. Alla fine ha fatto lo sberleffo alla Sla, la maledetta come la chiamava, senza dipendere da nessuno, macchine comprese. Lo sport è sempre stata la sua passione, prima il rugby a Mogliano dove ha lasciato il segno, poi il calcio dove con l'Ambrosiana è stato campione veneto. Aveva davanti un avversario temibile, ma con l'astuzia e quel sorriso che non l'hai mai abbandonato ha vinto lui la sua ultima gara. Non ha permesso alla Sla di vincere. L'aveva già fatto capire con il suo libro Non capirete comunque. E invece, lui che non ci credeva, ha fatto ben capire. Voleva sognare, diceva nel suo ultimo capitolo, senza catene. Da buon rugbista quelle catene le ha rotte. Ora può sognare sapendo di aver lasciato una grande lezione a tutti». L'emozione rompe la voce del papà. «Ci sarebbero troppe persone da ringraziare ma una cosa voglio dirla: io, mia moglie e i suoi fratelli (il maggiore lavora in Galles) siamo orgogliosi del nostro Maci».
 

Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 08:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA