«È una minorenne, dacci 5mila euro»: dopo l'incontro scatta il sexy ricatto, due arresti

Domenica 29 Agosto 2021 di Valeria Lipparini
Foto d'archivio di un uomo e una donna che si sono appartati in auto
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SPRESIANO - Rapinato e poi ricattato per un incontro a sfondo sessuale con una ragazza minorenne. È l’incubo vissuto da D.P. 39 anni, residente in un Comune dell’hinterland trevigiano. Sfociato in due denunce, una per rapina e una per estorsione, presentate dall’uomo ai carabinieri di Spresiano. In manette finiscono due nordafricani di 20 e 22 anni residenti a Conegliano.


IL PRIMO INCONTRO

Tutto comincia in un sito di incontri dove il 39enne conosce la giovane, che gli dirà poi essere una studentessa dell’Istituto Turistico. Non ci vuole molto perchè i due decidano di vedersi e fissano l’incontro il pomeriggio del 14 agosto scorso, in una gelateria a Visnadello. La ragazza, snella, dalla pelle chiara, come la descrive D.P., sembra sapere esattamente cosa fare. Dopo aver consumato una bevanda insieme, lei sale sull’Alfa Giulia di lui e gli indica dove andare per raggiungere un posto un po’ più appartato. Una volta arrivata alla meta gli fa delle esplicite avances sessuali, chiedendogli soldi in cambio. D.P. rifiuta, vorrebbe ripartire, ma si accorge che non sono soli. In quel luogo appartato ci sono due uomini che, probabilmente, lo stavano aspettando. Sono proprio questi due, nella denuncia D.P. li definirà come “un marocchino e uno dalla pelle più scura” che approfittando del finestrino lasciato semi aperto lo afferrano per il collo e gli intimano di consegnare loro il portafogli con tutti i soldi (circa 700 euro) altrimenti avrebbero pubblicato sui social il video dove veniva inquadrato all’interno dell’auto con la ragazza che gli riferiscono essere minorenne. L’uomo si becca anche un pugno in pieno viso ma lascia il portafogli e riesce a scappare e il giorno dopo presenta denuncia.


TELEFONATE DI NOTTE

Da quel momento, ogni notte, D.P. viene raggiunto da telefonate nelle quali viene minacciato e gli viene chiesto espressamente di pagare 5mila euro definendolo “pedofilo” e minacciando di consegnare alla polizia le immagini che lo riprendono in compagnia della ragazza minorenne. L’uomo si presenta di nuovo alla stazione dei carabinieri. E qui scatta la trappola. Dei 5mila euro richiesti D.P. si dice in possesso di soli 2mila euro e viene fissata la stazione di Spresiano come luogo per lo scambio del denaro. Le banconote vengono segnate e D.P. si avvia, portando una prima tranche dei soldi concordati. Alle 14 del 26 agosto l’uomo parcheggia l’auto davanti alla porta d’accesso della stazione e consegna i soldi a un nordafricano che poi riconoscerà essere lo stesso della rapina. I carabinieri arrestano Wassim Mohammed Boujlal, 20enne e Ebrima Sama, 22enne, residente a Conegliano. Ai due, assistiti dall’avvocato Andrea Zambon del foro di Treviso, viene convalidato l’arresto. L’avvocato è in attesa del processo per dimostrare l’estraneità del Sama ai fatti, in quanto il suo cellulare non risulta tra i numeri che hanno ripetutamente contattato D.P.. Mentre il Boujlal, che è stato riconosciuto dalla vittima come l’autore anche della rapina, si difende asserendo di essere stato contattato da un conoscente, di aver prestato il suo cellulare e di aver ritirato il denaro dell’estorsione alla stazione di Spresiano come un “lavoro” dietro pagamento di 500 euro. «Alloggia in un hotel di Conegliano e deve pagare 450 euro al mese, essendo senza lavoro ha accettato questo servizio retribuito» spiega l’avvocato che sosterrà questa versione una volta in aula.

 

Ultimo aggiornamento: 30 Agosto, 07:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA