Sesso orale nel video su Whatsapp
L'amica della 13enne minimizza

Sabato 6 Dicembre 2014 di Andrea Zambenedetti e Manuela Collodet
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CASTELFRANCO (TREVISO) - Pochi secondi di video dal contenuto osceno. Immagini che in pochi giorni diventano virali. E per questo indelebili. Sequenze che passano da uno smartphone all'altro raggiungendo migliaia di adolescenti, ma anche un gran numero di adulti.



La protagonista di quel video, ripresa durante un rapporto orale con tre coetanei, ha solo 13 anni. Da quando ha realizzato che quell'incontro, nato come un gioco, e diventato quasi di dominio pubblico è traumatizzata, non vuole più andare a scuola e ora la sua famiglia si è rivolta a un avvocato e a uno psicoterapeuta.



I tre ragazzini, di età compresa tra i 14 e i 15 anni, sono stati invece denunciati alla Procura dei minori e dovranno rispondere di violenza sessuale e diffusione di materiale pedopornografico. Secondo la ricostruzione dei carabinieri i tre avrebbero invitato la 13enne in un garage che si trova nella prima periferia di Castelfranco. Solo quando la giovane, attorno alle 20 di una sera di fine autunno, ha raggiunto il piano interrato del complesso residenziale, i tre maschietti le hanno spiegato le ragioni di quella chiamata.



Le hanno detto cosa volevano da lei e l'hanno convinta ad avere con loro un rapporto sessuale. In un istante sono spuntati i telefonini e i tre hanno ripreso l'incontro. In poche ore, attraverso Whatsapp (la più nota applicazione di comunicazione per i telefonini di ultima generazione) quel filmato dal contenuto esplicito e pedopornografico è stato inviato a una ristretta cerchia di amici e conoscenti dei tre.



Ma con il passare dei giorni la diffusione è diventata incontrollabile e dai cellulari è passata anche alla rete, sui più noti social network, e ha quindi valicato i confini della provincia di Treviso. Spesso i destinatari hanno a loro volta inoltrato a diversi contatti della propria rubrica quel filmato rendendo anche difficile ricostruire la catena degli invii.



Le forze dell'ordine stimano che quel video possa essere arrivato a 5mila destinatari (ma una valutazione precisa è pressoché impossibile). Un numero che quindi si avvicina a quello di chi, inoltrando quel messaggio, rischia l'accusa di diffusione di materiale pedopornografico o, non avendolo cancellato, del reato di detenzione.



A portare alla luce la vicenda sono stati i carabinieri a cui il padre della giovane si è rivolto. È stato un cugino della ragazzina a mostrare quel filmato all’uomo. Che ora è traumatizzato almeno quanto la figlia. Ben presto gli accertamenti dei carabinieri hanno permesso di identificare i protagonisti di quel filmato che sono stati così denunciati alla Procura dei minori.



«Tra loro qualcuno si era anche ripreso in volto» ha spiegato il comandante dei carabinieri di Castelfranco, Salvatore Gibilisco, nel corso di una conferenza stampa.



Una vicenda che ha stravolto la serenità della famiglia che ha avuto però la forza di denunciare l’accaduto. «Questa vicenda apre uno squarcio su una realtà a cui si fatica a credere - ha commentato il comandante provinciale dei carabinieri, Ruggiero Capodivento - . In questo caso la minore età dei protagonisti potrebbe anche aver abbassato la percezione di quanto stavano commettendo, ma siamo di fronte a fatti estremamente gravi».




L'AMICA MINIMIZZA

«Quel video? È un pezzo che gira». Stupita dal clamore, Giulia ti squadra con occhi sgranati e in un attimo ti denuda di tutte le tue false certezze. Occhi grandi, capelli lunghi, leggins e bomberino, Giulia è una delle tante ragazzine che frequentano la scuola dello scandalo. «Ma dai, quale scandalo. Qui lo sapevamo in tanti». Come dire: vi svegliate adesso? «Quel video è arrivato anche a me e non è l’unico di quel tipo».



Frasi secche, nessuna emozione. Quando parla Giulia sembra quasi voler sfidare il conformismo di un mondo legato ad altri valori, che quelli della sua età non sono più in grado di afferrare. «No, non ho detto niente ai miei genitori. Cosa vuoi che vada a dire? Mamma c’è un mia compagna di scuola ripresa col telefonino mentre fa sesso?». Che assurdità. Certe cose non si dicono. Non sta bene. «Il video l’ho cancellato. Non vorrai mica che mi tenga certe cose sull'iPhone...».



Appunto. Un filmino porno è pur sempre un tabù, non importa se la protagonista è una ragazzina della tua stessa età che vedi ogni giorno. Quello è un dettaglio non contemplato. Perchè i ragazzini come Giulia sono talmente assuefatti a quel genere di video che l’aggancio con la realtà è una semplice sfumatura di fondo. È Natale? Ecco che su Whatsapp parte il bel filmino d’auguri con Babbo Natale hard. È l’Epifania? Tranquilli, c’è pure la Befana assatanata. Neppure Pasqua e San Valentino sono immuni.



E se arriva il giorno in cui in un video appare un volto conosciuto, la tua compagna di classe o l'amica della tua compagnia, che problema ci potrà mai essere? Perfino le conseguenze, come imbarazzo e vergogna, vengono minimizzate. Infatti Giulia lo sguardo non lo abbassa. «So che lei non vuole più venire a scuola, ma se uno fa quelle cose poi si prende le sue responsabilità. Io non mi faccio riprendere. Una mia amica mi detto che il suo ragazzo voleva farle un filmino mentre lo facevano, ma lei si è rifiutata. Basta dire di no».

Semplice. Implacabile. Lo specchio di una società in cui famiglia e scuola riescono a essere soltanto lo sfondo dell'assassinio di un'anima.

Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre, 12:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA