Il grido disperato di Serena, i vicini di casa: «L'abbiamo sentita chiedere aiuto»

Domenica 29 Agosto 2021 di Maria Elena Pattaro
Matteo Piva e Serena Fasan
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TREVISO Aiuto: un solo grido proveniente dall'appartamento in cui si è consumato un dramma ancora tutto da chiarire. Era la richiesta di soccorso di Serena Fasan, la farmacista di 37 anni, trovata senza vita dal compagno Matteo Piva mercoledì pomeriggio nel loro appartamento di Castelfranco Veneto. Il grido è stato sentito da alcuni vicini, che però non ci hanno dato troppo peso, lungi dal pensare che al pianterreno della palazzina la donna fosse in fin di vita. Nella cameretta accanto il suo bimbo di 2 anni e mezzo dormiva beato. Quelle sono state probabilmente le ultime parole di Serena. L'ultima richiesta di soccorso, caduta nel vuoto. Il compagno Matteo Piva l'ha trovata riversa a terra verso le 18.30 nella loro abitazione di via Ponchini. Era corso a casa sollecitato dal suocero: Serna non rispondeva al telefono da ore. «Quando ho aperto la porta era già morta, il corpo era rigido, la bocca serrata e schiumava sangue dalla bocca» - racconta il compagno. Sul giallo di Castelfranco la Procura di Treviso ha aperto un fascicolo per omicidio volontario.


NESSUN SOSPETTO

Nessun indagato per ora e nessun sospetto sul compagno, che ha un alibi di ferro: a quell'ora era al lavoro nel suo pub Ai do gatti. Nemmeno lo zio Simone Fasan, 55 anni, morto suicida la notte stessa sarebbe passato quel pomeriggio in via Ponchini, stando all'analisi delle celle telefoniche agganciate e ai filmati della videosorveglianza cittadina. I parenti inoltre confermano che era con loro. Una tragica coincidenza, dunque: è questa l'ipotesi per cui propende il pubblico ministero Mara De Donà, titolare delle indagini, che aperto un fascicolo anche sul suicidio dell'artigiano, disponendo accertamenti sia sulla salma, sia sul quadro clinico del 55enne, in cura per disturbi psichici. 
A dare una risposta dirimente al giallo di Castelfranco sarà l'autopsia sul corpo della giovane mamma, che verrà eseguita martedì dall'anatomopatologo Alberto Furlanetto, su incarico della Procura. E se la pista più verosimile rimane comunque quella della morte naturale, va comunque fugato ogni dubbio. A partire dall'origine dei segni presenti sul collo della 37enne. Sarebbero il risultato di altre mani, secondo la Procura.


L'IPOTESI EPILESSIA

Se siano quelle dei primi maldestri soccorritori o di un ipotetico - ma assai meno probabile - strangolatore sarà l'esame post mortem a dirlo. Papà Francesco e mamma Laura, invece, sono convinti del contrario: che la figlia si sia premuta il collo per cercare di fermare la schiuma che le usciva dalla bocca durante un improvviso attacco epilettico che non le ha lasciato scampo. La giovane farmacista godeva di buona salute, come hanno riferito i familiari e come testimoniano le cartelle cliniche acquisite dagli inquirenti. Eppure nei giorni scorsi è emerso un particolare che potrebbe gettare nuova luce sulla sua morte improvvisa. La madre Laura ha raccontato di aver avuto un improvviso attacco epilettico qualche anno fa, nel giardino di casa, e di essere stata salvata dal marito, tecnico radiologo all'ospedale di Castelfranco ora in pensione. 
«La morte improvvisa durante una crisi epilettica è molto rara, ma possibile - spiega Marco Bonifati, direttore dell'unità di Neurologia dell'ospedale di Treviso -. Eventi di questo tipo sono già stati descritti in letteratura medica. Non è ancora del tutto chiaro il motivo per il quale un attacco epilettico possa portare alla morte. Tra le ipotesi ci sono le aritmie cardiache o il soffocamento. Ma pur se rara, la Sudden death, come viene definita, non è impossibile». Potrebbe essere stato proprio un problema simile a fermare il cuore di Serena Fasan.

 

Ultimo aggiornamento: 30 Agosto, 08:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA