Raccolta rifiuti verso il caos, Savno non trova autisti: «Il turno alle 5 spaventa»

Mercoledì 18 Maggio 2022 di Mattia Zanardo
I nuovo camion Savno

TREVISO - Savno, società che gestisce il ciclo dei rifiuti in 44 comuni della Sinistra Piave, non riesce a trovare autisti per la raccolta porta a porta. Problema enorme, dato che l'azienda serve un bacino di 305mila abitanti e che i mezzi incaricati devono svuotare quotidianamente 120mila bidoncini. Le cause sono molteplici, ma due spiccano su tutte: i costi delle patenti per i mezzi, ma anche l'impegno richiesto, con turni dalle 5 a mezzogiorno. Per questo le difficoltà di Savno aprono un nuovo, delicatissimo fronte. «Non troviamo personale operativo da assumere -conferma il presidente Giacomo De Luca- Parliamo di un servizio di fondamentale importanza per la comunità, lo stipendio è di tutto rispetto, eppure fatichiamo a trovare candidati». Una penuria imprevedibile fino a qualche decennio fa, per ammissione degli stessi vertici aziendali. Oggi, invece, i bandi di selezione finiscono deserti o quasi. Con i rischi sull'operatività del servizio. «Molta gente è frenata dal fatto che la professione richiede particolari sacrifici, non ultimo quello di alzarsi molto presto al mattino -riconosce De Luca- ma al tempo stesso è fondamentale per la tutela del territorio e il benessere della comunità». A scoraggiare possibili aspiranti, anche la necessità di disporre di abilitazioni particolari per condurre questi veicoli, parecchio onerose da ottenere. «Il costo per ottenere la patente C oscilla tra i 3mila e i 4mila euro, mentre la Carta di Qualificazione del conducente tra i 2mila e i 3mila euro. Tutto questo, negli ultimi anni, ha portato a una carenza di persone disposte a mettersi in gioco alla guida di mezzi pesanti» e questo ci mette non poco in difficoltà», sottolinea il presidente. Pur di cercare di sbloccare l'impasse e venire incontro ai possibili candidati, Savno è pronta a formare gli autisti e ad assisterli nell'iter per il conseguimento delle necessarie licenze di guida. «Siamo disponibili ad assumere giovani con patente B e ad affiancarli nei corsi di formazione per ottenere la patente C e il CQC -annuncia il numero uno della realtà trevigiana- Speriamo che il nostro appello non rimanga inascoltato e che qualcuno risponda alla nostra ricerca».

RADICI PROFONDE
Ma non è detto che l'aiuto sia sufficiente a risolvere un problema generale che ha radici molto più profonde. Perchè al di là del caso specifico c'è un problema di qualità del lavoro: ovvero le condizioni economiche proposte. E c'è un problema di quantità della forza lavoro: sempre meno persone in età occupabile. Di fronte alle crescenti denunce sulla difficoltà a trovare personale, soprattutto per svolgere certi impieghi, Cgil, Cisl e Uil respingono in toto l'accusa che i giovani non abbiano voglia di lavorare e di sacrificarsi. Pongono invece anche la questione di un restringimento del bacino di lavoratori, con un eccesso di offerta rispetto alla domanda. Un fenomeno dovuto al più generale calo demografico e alla denatalità. «Non so se i vari attori del sistema socio-economico del territorio si rendono conto che siamo ormai al collo di bottiglia -conferma Massimiliano Paglini, segretario generale della Cisl Belluno Treviso- Il rischio è che prossimamente le aziende siano costrette a rinunciare ad espandersi perché non trovano addetti oppure a delocalizzare. O addirittura a chiudere. E in servizi pubblici come la sanità la situazione è persino peggiore dell'industria privata: basti pensare alla carenza di medici di base o nei Pronto soccorso». Per questo motivo il leader cislino torno a sollecitare un ripensamento delle politiche sugli ingressi di lavoratori stranieri: «Il che non significa aprire indiscriminatamente. Significa piuttosto flussi migratori organizzati e coordinati: si va nei paesi d'origine, si verificano le competenze e si fanno venire i lavoratori in base alle esigenze del tessuto produttivo». Anche per Mauro Visentin, alla guida della Cgil di Treviso, l'inverno demografico sta iniziando a mostrare in modo marcato i suoi effetti anche sul mercato del lavoro. «Bisogna attrezzarsi non solo per accogliere, ma anche per includere». Gianluca Fraioli, segretario della Uil Belluno Treviso, naturalmente, riconosce l'esistenza del problema denatalità: «Ma la vera domanda è un'altra -aggiunge- perché la natalità diminuisce? Se una giovane coppia ha un lavoro precario o fatica ad arrivare a fine mese, difficilmente penserà di fare un figlio».

QUALITA' DEL LAVORO
In definitiva i sindacalisti insistono sulla qualità del lavoro, ribadendo all'unanimità che se retribuzioni e condizioni sono adeguate, i lavoratori si trovano. «Questa storia dei giovani che non vogliono lavorare temo sia un pretesto per giustificare il fatto che tante imprese, non tutte, non applicano i contratti collettivi del settore» rimarca Fraioli. Aggiunge Paglini: «Di sicuro i giovani di oggi non sono più disponibili a fare qualsiasi lavoro ad ogni costo. Giustamente pongono un tema di conciliazione di tempi di vita e di lavoro e di remunerazione -ribadisce Paglini- È necessario non solo applicare i contratti collettivi, ma nella nostra provincia vanno anche aumentati i salari». Un punto su cui concorda anche Visentin: «Occorre tornare a dare valore al lavoro. E per farlo bisogna dare dignità a chi lavora, consentirgli di lavorare in sicurezza, garantirgli una retribuzione che sia deguata».
 

Ultimo aggiornamento: 19 Maggio, 10:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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