Rossi, de Pisis e Guidi, la rivoluzione silenziosa dell'arte si scopre sul Montello

Sabato 29 Agosto 2020 di Giulio Mondin
Gino Rossi ne sarà il fulcro. Ma non mancheranno altri straordinari interpreti quali Filippo de Pisis (foto), Virgilio Guidi, Guglielmo Ciardi ed Arturo Martini. Autentici giganti nel panorama artistico veneto tra fine Ottocento ed i primi quarant'anni del Novecento, protagonisti della mostra La rivoluzione silenziosa dell'arte in Veneto, che aprirà il 12 settembre e resterà 3 mesi nelle sale di Villa Ancilotto. Un'esposizione che rappresenta la prima tappa di un ampio percorso promosso dal Comune di Crocetta ed organizzato dall'associazione ArtDolomites di Belluno, e che in un triennio racconterà quanto la pittura veneta incise nell'evoluzione dell'arte italiana del secolo breve. Proprio Gino Rossi, genio sfortunato che visse per alcuni anni in paese insegnando per un breve periodo alla locale scuola di Arti e mestieri per poi finire i suoi giorni al nucleo psichiatrico del Sant'Artemio, ha rappresentato la scintilla dalla quale ha preso le mosse il progetto espositivo.

IL PERCORSO
«Era doveroso partire da lui, l'amministrazione comunale voleva omaggiare la sua figura ed attorno a Rossi abbiamo costruito tutto il percorso della mostra ha spiegato Antonella Alban, che assieme a Giovanni Granzotto ha curato la rassegna è stato un lavoro lungo e faticoso. Tutte le opere provengono da collezioni private, che i proprietari ci hanno concesso senza difficoltà». Nel corso della serata di presentazione, tenuta a Villa Pontello, i curatori hanno illustrato i caratteri di quella che è stata definita la rivoluzione silenziosa. Dal precursore Guglielmo Ciardi, che iniziò l'opera di svecchiamento dell'arte volgendo il suo sguardo verso l'esterno: un autentico cambiamento di mentalità e di prospettiva. Dagli ambiti interni alla laguna di Venezia ci si espandeva molto al di fuori, fino alle Dolomiti.

LO SGUARDO
«Ci si liberava così dalle pastoie dell'Accademia, roccaforte della tradizione artistica e pittorica, pur mantenendo ben salde le radici venete ha sottolineato Granzotto un aprirsi al mondo che ha inciso nella storia della pittura e scultura». In questo quadro arrivano dirompenti le esperienze parigine di Gino Rossi ed Arturo Martini, che si erano abbeverati alla fonte dell'Impressionismo. Al ritorno Rossi e gli altri Buranesi inaugurano una nuova stagione di pittura nell'isola che sarà fonte inesauribile di ispirazione poi, esaurito il loro tempo, tocca a De Pisis e al suo tratto sincopato, e di seguito a Guidi, che esorta a «guardare la realtà con gli occhi spalancati». Il percorso espositivo studiato a Villa Ancilotto vedrà un nucleo centrale di dipinti degli anni Dieci e Venti, con gli artisti legati all'esperienza della Scuola di Burano, partendo da Rossi per proseguire con Umberto Moggioli e Pio Semeghini. Più oltre una fitta serie di opere eseguite negli anni Venti e Trenta da Filippo de Pisis e Virgilio Guidi, ed una selezione di lavori dell'altro grande genio Arturo Martini. A completare l'arte tra le due guerre i dipinti di Cagnaccio di San Pietro, Guido Cadorin, Teodoro Wolf-Ferrari, Nino Springolo ed altri. Spazio infine ad alcune opere di fine Ottocento di esponenti di spicco della pittura veneta, da Guglielmo Ciardi a Luigi Nono a Giacomo Favretto ed altri.
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