I padroni di un paradiso chiamato "Roccolo"

Mercoledì 22 Settembre 2021 di Vesna Maria Brocca
Francesco Fabris


È una grande distesa verde. Un vero e proprio salotto naturale suggestivo e di grande fascino nato grazie all'intuizione di una sola persona: Pier Liberale Fabris, intraprendente figura di imprenditore che, negli anni Cinquanta, (e quindi anticipando una profonda sensibilità per la tutela ambientale) ha dato vita al roccolo di Arfanta, piccola frazione di Tarzo nell'Alta Marca Trevigiana, divenuto - nel tempo - patrimonio tutelato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, per la presenza di una quercia secolare e per l'architettura vegetale che forma il roccolo con 1200 piante di carpine bianco. Ma ora c'è un altro progetto ambizioso: trasformare questo prezioso gioiello in patrimonio dell'umanità. Intanto il primo passo è già stato avviato con il sostegno del Corpo Forestale di Treviso che ha stabilito la tutela ambientale di tutta l'area di ben 4 ettari di vegetazione incontaminata. Una riserva naturale incastonata come un diamante tra le colline con uno straordinario disegno geometrico realizzato con millecinquecento carpini bianchi e querce secolari. 


IL PROGETTO

«L'iscrizione alla Soprintendenza rappresenta un sacrificio per tutte le parti in causa - spiega Francesco, figlio di Pier Liberale Fabris, - per la Soprintendenza stessa, che deve tutelare il patrimonio e per il detentore del bene, impegnato a garantirne la conservazione, tutela e integrità in relazione con il Corpo forestale». Un tale risultato è stato possibile grazie ad oltre un secolo di cura meticolosa e visione lungimirante dei Fabris. «Il mio sogno a breve? sottolinea ancora Francesco Che questa oasi naturale, unica in Italia, possa diventare presto una tappa dei vari tour turistici tra le nostre colline Unesco e che, in un prossimo futuro, possa essere dichiarato patrimonio dell'Umanità a testimonianza del lavoro dell'impegno e dell'amore verso l'ambiente dimostrato da mio padre. La sfida che io ho raccolto». 


LA TRADIZIONE

Francesco Fabris è anche il proprietario della Distilleria Andrea Da Ponte: da 35 anni si prende cura del roccolo. Una tradizione di lunga data e che risale agli anni Settanta del secolo scorso. Negli anni Settanta, grazie alla collaborazione della famiglia Fabris con la Provincia di Treviso, la Regione Veneto e l'Istituto nazionale per la Fauna Selvatica di Bologna (oggi Ispra), il roccolo divenne ufficialmente un osservatorio scientifico ornitologico, rappresentando così per tutta la famiglia il coronamento di un impegno importante anche verso la natura e il suo delicato ecosistema. Francesco cura questa passione da sempre. 
Fin dall'età di sette anni, osservava la sensibilità e la tecnica di suo padre nel catturare gli uccelli, trattarli con grande delicatezza per poi liberarli e lasciarli proseguire nella migrazione. Quello che all'inizio sembrava un gioco ben presto è diventato «un imprinting che mi ha portato a mantenere e sviluppare la stessa passione. A metà degli anni Ottanta - racconta - ho ricevuto in eredità l'osservatorio e mi sono sempre sentito in dovere di custodire, con la stessa sensibilità di mio padre, questo delicato ecosistema con i suoi equilibri e le sue forme».
LA STRUTTURACelato nella ragnaia di carpini bianchi, uno degli elementi d'oro tipici dei giardini storici all'italiana, il roccolo è attorniato da piante ad alto fusto come castagni, querce, roverelle, olmi e gelsi; ma anche sorbo dell'uccellatore, piante da frutto, cachi selvatici, ricreando l'ambiente ideale per i migratori e la fauna locale. Un polmone verde con un tappeto formato da un terreno ricco di erbe e fiori tipici del territorio, come ciclamini, margherite, primule e fiori di campo, dove si trovano distese di funghi, a testimonianza di di un ambiente incontaminato. 


IL SIGNIFICATO

Ma cos'è realmente un roccolo? «Il mistero e il fascino della migrazione degli uccelli da sempre affascina la mia famiglia - ricorda Francesco - I Fabris, già a metà del 1800, costruiscono a Colle Umberto in località Col di Manza, vicino alla villa del Tiziano (oggi Villa Fabris), alcuni roccoli, vere e proprie stazioni dedicate allo studio dell'ornitologia». Nel 1956 a soli 31 anni, questa innata passione guidata da seria professionalità, e unita ad un accurato metodo scientifico, porta Pier Liberale alla ricerca di un'area geografica da cui sia possibile osservare le rotte di migrazione. Grazie all'esperienza acquisita sui territori di Conegliano e Tarzo, individua sulle colline dell'Alta Marca, il luogo ideale per creare questa stazione di osservazione. Nasce così questa imponente struttura, messa in sicurezza e recintata per impedire l'ingresso agli animali predatori (dalle volpi ai topi ai gatti) e all'uomo (soprattutto ai malintenzionati...) interessati a danneggiare questa oasi verde, ma altresì a favorire lo studio e la conoscenza della fauna ornitologica. Per questa ragione, e sempre guardando al futuro, Francesco Fabris ora cerca di coronare questa visione lavorando per un riconoscimento internazionale dell'opera di tutela ambientale iniziata dal padre Pier Liberale, ancor più ora con il riconoscimento di patrimonio dell'Umanità per le colline di Conegliano Valdobbiadene.
 

Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 09:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA