Morto Roberto Miron, il re dei funghi, era anche "Cavaliere del Prosecco"

Lunedì 15 Luglio 2019 di Michele Miriade
Roberto Miron col figlio Andrea (a destra)
NERVESA - Il "re dei funghi" non cucina più: Roberto Miron, dell'omonimo ristorante di famiglia di Nervesa, riconosciuto da tutti il cuoco dei funghi. Il male che non perdona lo aveva aggredito nel dicembre scorso e nella tarda serata di sabato, all'hospice di Vittorio Veneto dove era ricoverato da alcuni giorni, è deceduto. Roberto, che avrebbe compiuto 81 anni il prossimo 7 agosto, lascia i figli Enrica, ristoratrice a Conegliano, Andrea che ha proseguito l'attività nel ristorante di famiglia a Nervesa fino a dicembre, e Carlo Alberto ingegnere informatico a Milano, mentre nel 2009 era deceduta la moglie Maria Angela Battajon alla quale era molto legato e vero angelo della cucina.
Una morte che lo aveva segnato profondamente. Conosciuto ed apprezzato, per essere una persona di rara compostezza, innamorato del suo lavoro di ristoratore di cui era, giustamente, orgoglioso.. Era il 1934 quando suo nonno, originario di Ramon, acquisto lo stabile di Nervesa che era locanda, negozio di alimentari, forno e tabaccheria. Roberto, nato 4 anni dopo, appena finita la guerra, ragazzino, accompagnava i genitori che andavano a servire ai pranzi di matrimonio e dopo il servizio militare iniziò a lavorare in cucina sotto l'occhio vigile della mamma, la sua maestra. Finiti gli anni difficili, cucinando i funghi e i piatti della tradizione montelliana, inizio ad avere una clientela affascinata dalla sua cucina dove l'angelo era la moglie che fu a sua volta maestra dei figli Enrica e Andrea. Varcò i confini trevigiani e veneti e la consacrazione arrivò nel 1975 quando a Milano, al Circolo della stampa, sorprese tutti con un menù tutto a base di funghi del Montello e in quella occasione su definito “il re dei funghi”. Al fungo del Montello diede grande dignità che non fosse solo “chiodini e polenta” e 43 anni addietro fu il cofondatore della rassegna “CocoFungo” ed era tra i pochi in Italia, unico nella Marca, a proporre “A tavola con i funghi dei papi e dei re”, ovvero la rassegna nazionale con quelli rari e pregiati di primavera. La sua cucina conquistò i palati più esigenti, a partire dai tanti personaggi che avevano frequentato il suo locale, soprattutto nella saletta intolata a Giovanni Comisso, e tra questi Nereo Rocco, Gianni Rivera e Gipo Viani che appunto era di Nervesa. E Bepo Maffioli, gastronomo ed attore, di Miron scrisse “E' uno che trasforma i piatti della cucina rustica del Montello in raffinatezze della grande cucina”. Ma cosa faceva Miron ai funghi? “Niente o quasi, perchè il fungo è buono per se stesso e non occorre fare altro che rispettarne il sapore originale” amava sottolineare. E la sua “tavolozza”, piatto unico con pregiate tipologie, ne fu la testimonianza come le teste di porcino alla Monsignor Dalla Casa coperte con l'uovo all'occhio di bue e tartufo bianco. Cucina e buon vino, tanto da avere due cantine, una per i bainchi e una per i rossi ed oltre a premi e riconoscimenti gastronomici era anche Nobile del Ducato dei vini friulani, cavaliere del Prosecco e cavaliere del Raboso.

ASCOM - «Se ne va un pioniere della ristorazione trevigiana, uno dei pilastri del Cocofungo, un esempio umano, professionale ed associativo per tutti ed in particolare per la seconda generazione». Con queste parole, Federico Capraro, presidente di Ascom-Confcommercio Treviso, rende omaggio a Roberto Miron, ed esprime la vicinanza ai figli ed in particolar modo ad Enrica, chef attivissima in ambito associativo.
Risale agli anni 80 il ricordo di Roberto De Lorenzi, presidente di lungo corso della Delegazione Ascom di Montebelluna, anni in cui la sua fama come “re dei funghi” lo aveva già reso celebre ben oltre i confini provinciali e la gente era disposta a fare molta strada per degustare i suoi ricchi menù di funghi. Aveva un forte spirito associativo ed è stato un simbolo per l’intera ristorazione trevigiana ma in particolar modo per i colleghi del Montello che di lui hanno sempre apprezzato le non comuni capacità professionali riconoscendone i meriti per aver valorizzato la cucina del territorio. Non è un caso che l’Associazione Montello a Tavola abbia ricevuto il battesimo ufficiale proprio nel suo ristorante di Nervesa della Battaglia. Negli ultimi tempi aveva lasciato giustamente spazio al figlio Andrea che aveva raccolto le redini del ristorante di casa e quindi le occasioni per incontrarlo pubblicamente si erano diradate. Con lui se ne va un pezzo di storia della nostra ristorazione ed anche un grande pezzo di vita associativa“.
 
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