Mamma morta nell'incidente, raccolta di fondi per aiutare la figlioletta di 6 anni

Mercoledì 3 Marzo 2021 di Elena Filini
Mamma morta nell'incidente, raccolta di fondi per aiutare la figlioletta di 6 anni

PAESE (TREVISO) - «È la mia vita. La porta d'accesso con l'umanità». Così diceva di sua figlia, di appena 6 anni, Stefania Bonaldo, la mamma 39enne morta tragicamente domenica sera in un incidente stradale a Paese. Ora saranno i familiari, gli amici e la comunità a pensare al futuro della sua bambina. Il Comune di Treviso si è già attivato per garantire alla piccola una soluzione abitativa adeguata, dando sostegno, se necessario, alla nonna materna che risiede a San Paolo. Ma la priorità è capire quale sarà la strada migliore per cercare di garantire alla bimba, ora ospite del nonno, quella serenità e quelle sicurezze per cui Stefania, psicologa di professione, aveva sempre lottato. «Saremo la sua seconda famiglia» assicurano il loro sostegno gli amici di Stefania, ancora sotto choc. 


GLI ACCERTAMENTI

Stando ai primi accertamenti delle forze dell'ordine Stefania, che stava rientrando a casa in auto dopo una domenica passata in compagnia a Castagnole, non ha avuto alcuna responsabilità nell'incidente dal quale la sua bambina è uscita miracolosamente incolume. Sarebbe stato il 19enne alla guida della Punto che viaggiava in direzione opposta a perdere il controllo in curva dell'auto e a centrarla in pieno. Il giovane, in attesa di ulteriori accertamenti, è indagato per omicidio stradale. Stefania e la sua bimba stavano tornando verso Volpago del Montello, dove la 39enne si era trasferita circa un anno fa. Ex campionessa di kick boxing, mamma, professionista, appassionata d'arte e letteratura, aveva sempre vissuto con l'idea di poter sempre farcela da sola. Anche quando era tornata in Italia, dal Brasile, dove aveva messo al mondo la sua luce. 

 


L'IMPEGNO SOCIALE

Mentre le indagini sono in corso, mentre le responsabilità sono in via di accertamento si cerca di ricomporre le tessere di un mosaico famigliare complesso, di ricostruire il ritratto di una donna autonoma, volitiva, che aveva una sola stella polare nella vita: sua figlia. Un aspetto che il suo naturale riserbo la portava a non voler sbandierare era l'impegno per gli altri. Stefania e la bimba erano ormai presenze costanti nei pranzi domenicali dei senza fissa dimora, volontarie preziose anche in tempo di pandemia per l'associazione Una mano per un sorriso. «Facevano tutto insieme - ricorda Paola Viola - era una ragazza eccezionale. Voleva crescere sua figlia nell'accoglimento degli altri. Noi sapevamo quanto dovesse fare i salti mortali perchè gestiva da sola ogni cosa, eppure lei c'era. Su di lei si poteva contare». Non parlava dei suoi problemi, che anzi cercava di esorcizzare grazie all'ironia. «Ma sapevamo le sue fatiche. E, nello stesso tempo, conoscevamo la sua caparbietà, il suo non perdersi mai d'animo». La bimba era sempre con lei «Era sempre inclusa nei suoi progetti. La cosa bella era che voleva insegnarle la pietas verso l'altro, voleva che crescesse in questo modo, con un cuore grande in mezzo alle persone da aiutare. Ai pranzi per i senza fissa dimora la bimba stava con gli ospiti, aiutava, senza alcun pregiudizio». Il sogno di Stefania era partire in missione all'estero. «Lo ripeteva sempre: aspettiamo ancora tre anni e poi parto con la mia bambina per i vostri campi». Per questo anche la Onlus Una mano per un sorriso sta cercando di organizzarsi pensando alla piccola. «Non possiamo sostituirci alla legge ma agli affidatari chiederemo che la bimba possa ancora condividere con noi un po' del suo tempo. Per sapere davvero e fino in fondo che anima speciale fosse sua mamma». 

 

 

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